
Vivere sospesi tra due dimensioni
Tu, in questo preciso istante, vivi sospeso fra le due dimensioni. Perché sei corpo, sì, ma sei anche anima. Sei terra e sei vento. E nel profondo del tuo cuore queste due forze convivono, dialogano, a volte si scontrano
Il mio (in)solito commento a:
«Il battesimo di Giovanni da dove veniva?» (Matteo 21,23-27)
Hai mai sentito dentro di te quella tensione invisibile che ti tira in due direzioni? Da una parte la voglia di toccare, possedere, vedere; dall’altra quel desiderio profondo, inspiegabile, di guardare oltre, di trovare un senso che vada “più su”? È lì che nasce la fatica, la tentazione di scegliere solo l’una o l’altra: o i beni materiali, o lo spirito. Ma Gesù ti invita a un equilibrio più alto: a vivere nel mondo senza appartenere solo al mondo.
Immanenza e trascendenza. Due parole che sembrano lontane da noi, difficili, quasi da filosofi… e invece parlano proprio di te, di me, di ognuno di noi. Perché raccontano il mistero più grande che abita il cuore umano: quello di un Dio che è allo stesso tempo infinitamente vicino e infinitamente oltre.
- Immanenza significa che Dio è dentro ogni cosa: nella materia, nella carne, nel respiro, nelle mani che si tendono. È la Sua presenza silenziosa che anima la creazione e che rende sacro persino il nostro quotidiano.
- Trascendenza, invece, è il Suo sguardo che ci supera, è l’infinito che ci chiama, è la voce che sussurra: “Vieni oltre”. È la nostalgia di cielo che ci fa alzare gli occhi quando la vita si fa troppo pesante.
Senti come risuonano le Sue parole: “Dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). Il cuore… il luogo dove tutto accade. È lì che si incontrano la polvere e la luce, il limite e l’eternità. È lì che Dio ti aspetta ogni volta che lo cerchi “oltre” ma anche ogni volta che ti fermi a contemplare la bellezza di ciò che hai davanti: un tramonto, un abbraccio, un sorriso, la vita stessa.
San Paolo ci ricorda: “Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra” (Col 3,2). Non perché le cose della terra siano da disprezzare, ma perché solo guardando in alto possiamo dare senso anche a quelle di quaggiù.
Sant’Agostino, con la sua genialità poetica, ci svela un segreto: “puoi possedere il cielo con gli occhi, semplicemente alzandoli”. Basta questo gesto per ricordarti che appartieni a qualcosa di immensamente più grande.
Eppure, quante volte restiamo prigionieri del visibile! Quante volte chiediamo a Dio prove, segni, spiegazioni, come fecero gli uomini che domandarono a Gesù: “Con quale autorità fai queste cose?” (cfr. Matteo 21, 23-27)
È l’illusione del controllo, il bisogno di ridurre il Mistero a una formula, di costringere l’infinito nei confini della nostra logica. Ma Dio non si lascia intrappolare. Non risponde sempre come vorremmo, perché il Suo linguaggio è più alto, più sottile, più libero.
Allora prova a fare un passo diverso: non pretendere di capire, ma lasciati attraversare. Non chiedere di vedere, ma permetti alla luce di entrare. Non guardare solo alla terra, ma osa sollevare lo sguardo. Forse scoprirai che il cielo non è così lontano come sembra. Che il trascendente non è “oltre” te, ma dentro di te, pronto a farsi trovare in ogni battito, in ogni respiro, in ogni “sì” che pronunci alla vita.
E allora sì, guarda in alto.
Cerca l’infinito che ti abita.
Perché è lì che Dio ti sta aspettando.
#Santanotte
Alessandro Ginotta

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