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Una luce nella notte custodita con mani tremanti (le tue)

Una luce nella notte custodita con mani tremanti (le tue)

Ci sono persone che, quando arrivi, ti fanno sentire che mancavi proprio tu. Te ne accorgi da come sollevano gli occhi, dal sorriso che interrompe quello che stavano facendo, da una domanda semplice alla quale, questa volta, puoi rispondere senza fretta. E mentre racconti la tua giornata, con le sue piccole conquiste e i pensieri rimasti a metà, senti che qualcosa dentro di te si distende: puoi smettere di scegliere le parole per sembrare più forte, puoi perfino tacere, perché qualcuno è felice che tu sia lì. Essere amati ha anche questa dolcezza: scoprire che la nostra presenza aggiunge qualcosa alla gioia di un altro. Forse anche tu conosci dei passi che riconosceresti fra mille, e quando li senti avvicinarsi sei già contento, prima ancora che si apra la porta.

Vorrei accompagnarti nel Vangelo con questa tenerezza nel cuore, perché c’è un gesto di Gesù nel quale puoi riconoscere quanto gli stai a cuore.

Il mio (in)solito commento a:
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli (Lc 12,35-38).

I servi aspettano il padrone che torna dalle nozze, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese. La notte si allunga, e loro custodiscono una luce per accoglierlo. Anche tu, forse senza pensarci, tieni accese luci così: quando lasci che una persona finisca di raccontarsi, benché tu abbia fretta; quando riprendi con delicatezza un discorso interrotto male; quando continui a pregare per qualcuno e, insieme alla preghiera, cerchi un modo per stargli vicino. In quei gesti metti qualcosa della tua vita, minuti che non torneranno e che hai scelto di trasformare in amore. C’è qualcosa di eterno nel tempo che doni a qualcuno.

Vegliare prende forma anche così, nella disponibilità a lasciarsi raggiungere, nella fiducia con cui concediamo al bene un’altra possibilità. A volte costa, perché ci siamo esposti e siamo rimasti delusi; eppure possiamo custodire il desiderio di amare senza pretendere di sapere dove ci porterà. Il Signore conosce quella fatica, e nella parabola ci prepara a una sorpresa.

Quando il padrone arriva, fa accomodare i servi a tavola, si stringe le vesti ai fianchi e passa a servirli. Fermiamoci qui, perché è facile leggere questo gesto senza lasciargli il tempo di commuoverci. Colui che stavano aspettando si china a prendersi cura di loro. Le mani preparate al lavoro possono aprirsi per ricevere, e chi ha vegliato scopre di essere stato guardato con amore. Prova a sentirti fra loro. Tu, con le cose che hai portato a termine e quelle che ancora ti preoccupano, con la tua generosità e le giornate nelle quali avresti voluto averne di più. Il Signore ti fa posto. Puoi lasciarti servire, puoi permettere che qualcuno si occupi di te senza affrettarti a dire che non occorre. Tu hai custodito una luce nella notte. Lui ha visto anche le mani che tremavano per tenerla accesa.

Lascia che questa tenerezza raggiunga il punto in cui sei più severo con te stesso, dove conti gli errori e dimentichi tutto il bene che hai desiderato, tentato, donato. Il tuo valore rimane intero anche quando hai poco da offrire. Prima del tuo prossimo gesto generoso, prima di riuscire a rimediare a ciò che ti dispiace, sei già raggiunto dall’amore di Dio. Puoi cominciare da questa certezza.

La tua vita vale. Vale mentre impari, mentre ricominci, mentre accetti una mano perché oggi la tua forza non basta. Sei una persona da amare, anche nelle ore in cui non riesci a renderti utile a nessuno. E quando questa verità trova spazio dentro di noi, qualcosa cambia anche nel modo in cui guardiamo gli altri. Ci accorgiamo di chi viene interrotto, di chi si scusa troppo, di chi avrebbe bisogno di sentirsi cercato. Possiamo fermarci e fargli posto, offrendo un poco dell’attenzione che abbiamo ricevuto. Puoi diventare una pagina di Vangelo che qualcuno leggerà sentendosi finalmente amato.

Signore, tieni sveglio il mio cuore e insegnami a ricevere la tua cura, perché nelle mie mani rimanga qualcosa della tua tenerezza. Fa’ che chi mi incontra possa sentire quanto è preziosa la sua vita.

Questa sera affida a Dio anche ciò che è rimasto incompiuto e lascia che il suo amore abbia cura di te. Domani potrai tornare ai tuoi impegni con questa certezza custodita dentro: sei atteso, sei conosciuto, sei amato. La tua piccola luce è preziosa, e quando vacilla puoi affidarla a Lui. Il Signore che attendi viene anche per te: fra tutte le persone da amare, non si dimentica di te. #Santanotte

Alessandro Ginotta

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