
Tu sei una scintilla che non può spegnersi
Quello che stai per leggere potrebbe cambiare completamente il tuo modo di guardare la vita, la morte, e perfino te stesso. Ma prima di lasciarti al mio in(solito) commento al Vangelo di (Giovanni 20,11-18) «Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose» voglio fare una premessa: tu, proprio tu che leggi, sei una creatura destinata all’eternità
Il mio in(solito) commento al Vangelo di (Giovanni 20,11-18) «Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose»
Tu non sei fatto per finire. Tu non sei stato pensato per spegnerti. Tu sei una scintilla. Sì, proprio così: una scintilla di Dio. E non è una metafora poetica per consolarci quando le cose vanno male, ma una realtà profonda, radicale, quasi vertiginosa, che attraversa tutto il Vangelo di oggi e lo rende improvvisamente vicino, concreto, tuo.
Guarda Maria Maddalena. Guardala davvero. È lì, davanti a un sepolcro, con il cuore frantumato e gli occhi pieni di lacrime, e in quel momento rappresenta ogni volta in cui anche tu ti sei trovato davanti a qualcosa che sembrava finito per sempre: una persona perduta, una relazione spezzata, una speranza svanita, una parte di te che non riconoscevi più. E piange.
Perché quando la vita sembra portarti via chi per te è davvero importante, la prima reazione è sempre quella: il vuoto, il gelo, l’assenza che diventa quasi una presenza ingombrante. Ma ascolta bene, perché qui accade qualcosa di decisivo. Le viene chiesto: «Perché piangi? Chi cerchi?». E questa domanda non è solo per lei. È per te.
Perché il problema non è il dolore. Quello è inevitabile, umano, sacro. Ma dove cerchi ciò che ami. Maria cerca Gesù tra i morti. Tu, forse, stai cercando senso tra le cose che sono finite. Lei cerca un corpo da trattenere. Tu cerchi qualcosa da non perdere. Eppure… Dio non è mai dove lo stai cercando quando pensi che sia finita. È sempre un passo oltre. Sempre vivo. Sempre in atto.
Ma c’è qualcosa che ti impedisce di riconoscerlo: le lacrime, sì… ma soprattutto quella visione materialista, sottile e pervasiva, che ti fa credere che ciò che non vedi non esiste più, che ciò che non tocchi è perduto, che la morte sia una fine e non una soglia. E invece no. Mentre Maria pensa di aver perso tutto, Gesù è già lì. Vivo. Presente. Vicinissimo. Solo che lei non lo riconosce.
E qui arriva il momento che cambia tutto, quello che vorrei scolpire dentro di te: Non è Maria a trovare Gesù. È Gesù che chiama Maria: “Maria”. Una parola. Il suo nome. E in quel nome c’è tutto: identità, relazione, eternità.
Perché Dio non si limita a esistere: Dio ti conosce. Dio non ti osserva da lontano: Dio ti chiama. Dio non ti salva spiegandoti la vita: Dio ti salva pronunciando il tuo nome dentro la tua notte. E allora capisci. Capisci che quella scintilla che porti dentro, quella luce che a volte senti forte e a volte appena percettibile, soffocata dal dolore, dalla fatica, dagli errori, non è tua. È Sua. È Dio in te.
E quella scintilla non può spegnersi. Può essere coperta, può essere ferita, può sembrare assente… ma non muore. Mai. Perché ciò che viene da Dio tende a Dio. Sempre.
E allora anche la morte cambia significato. Non è più una fine, ma un ritorno. Non è più una perdita, ma un passaggio. Non è più un buio definitivo, ma il momento in cui quella scintilla, finalmente liberata da tutto ciò che la opprimeva, si riunisce al fuoco immenso da cui proviene.
Capisci adesso? Le persone che hai amato, che ami ancora, che forse continui a cercare con nostalgia… non sono scomparse. Sono diventate luce piena. Sono entrate in quella dimensione in cui la scintilla non è più nascosta, non è più fragile, non è più intermittente… ma arde senza fine, dentro Dio. E se tu, qui, nel tempo, fai fatica a vederle… non è perché non ci sono più, ma è perché tu sei ancora “dall’altra parte”. E allora quelle parole di Gesù diventano ancora più potenti, quasi dolorose nella loro verità: «Non mi trattenere».
Non trattenere ciò che è destinato a compiersi. Non trattenere chi è chiamato a diventare pienamente luce. Non trattenere nemmeno Dio nelle forme che ti rassicurano ma che non sono più quelle vere. Lascia andare. Affida. Accompagna. Perché l’amore, quando è vero, non imprigiona… apre. E qui il Vangelo smette di essere racconto e diventa chiamata. Perché Maria, dopo aver riconosciuto, non resta ferma. Non si chiude nel suo momento. Non si aggrappa a quell’incontro. Corre. E diventa voce: «Ho visto il Signore!».
E adesso tocca a te. Perché anche tu, se hai il coraggio di attraversare il tuo dolore senza fermarti alla superficie, se hai il coraggio di cercare non tra i morti ma tra i vivi, se hai il coraggio di lasciarti chiamare per nome… lo vedrai. Lo riconoscerai. E in quell’istante capirai che tutta la tua vita — ogni gioia, ogni ferita, ogni perdita — non era altro che un cammino della scintilla verso la Luce Vera. Verso Dio. E allora non avrai più paura. Perché quando sai di essere una scintilla eterna… nulla potrà davvero spegnerti. Nulla! #Santanotte
Alessandro Ginotta

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