• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Tu, per Dio, non sarai mai una causa persa

Tu, per Dio, non sarai mai una causa persa

Ci sono situazioni nelle quali ho invocato san Giuda Taddeo senza sapere più da quale parte cominciare. Tutto mi appariva ingarbugliato, eppure dentro resisteva un desiderio di bene che non riuscivo ad abbandonare. È a lui che l’ho affidato, insieme a ciò che non sapevo risolvere. E oggi posso testimoniartelo personalmente: ho sperimentato un’intercessione molto potente, un aiuto che non si è fatto aspettare. Se te ne parlo è perché vorrei raggiungerti proprio lì, accanto a quella speranza che custodisci quasi di nascosto, mentre tutti ti suggeriscono di lasciar perdere. Prima che tu rinunci, vorrei raccontarti a chi ho chiesto aiuto. E invitarti a pregare con me.

Il mio in(solito) commento a:
Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli (Luca 6,12-19)

Forse hai detto anche tu: «Non ci penso più». E per qualche tempo sei riuscito perfino a crederci, finché qualcuno ha pronunciato una parola, hai ritrovato un appunto, hai visto un’altra persona riuscire proprio dove tu avevi smesso di tentare. Ti sei rallegrato per lei, sinceramente, ma dentro hai sentito muoversi quel desiderio che credevi di avere messo a tacere. «E se per me fosse ancora possibile?». Dopo tanti tentativi, dopo certe risposte, dopo tutto il tempo trascorso, davvero sei ancora lì a sperare?

Sì, sei ancora lì. E vorrei chiederti di non rimproverarti per questo. Conosco quella prudenza con cui si finisce per parlare dei desideri più grandi: si abbassa la voce, si aggiunge «lo so, è assurdo», si prepara da soli l’obiezione che potrebbe arrivare dagli altri. Così, se qualcuno sorriderà, farà un po’ meno male. Ma quando resti solo, quando non devi dimostrare a nessuno di essere ragionevole, quella domanda ritorna: «Devo davvero rinunciarci? Oppure sto chiamando impossibile qualcosa che ho paura di sperare ancora?».

Portiamola con noi, questa domanda. Saliamo sul monte dove Gesù trascorre la notte pregando Dio. Restiamo per un momento dentro quel silenzio, senza correre subito al mattino. Gesù sta per scegliere i Dodici, sta per affidare il Vangelo a uomini capaci di entusiasmo e di incomprensioni, di slanci e di fughe. Tra loro ci sarà anche chi lo tradirà. La sua preghiera non cancella la libertà umana, non rende tutto facile, non mette l’amore al riparo dalle ferite. Eppure Gesù, quando viene giorno, chiama.

Prova a sentirla, l’audacia di quel gesto: Gesù conosce la fragilità delle persone alle quali si affida, e si affida ugualmente. Noi aspettiamo spesso di avere abbastanza garanzie per cominciare ad amare, per impegnarci, per credere in qualcuno. Lui comincia chiamando per nome.

Tra quei nomi c’è Giuda, figlio di Giacomo, che veneriamo come san Giuda Taddeo. Non l’Iscariota: un altro Giuda, un’altra storia, un uomo che ha risposto alla voce di Gesù. È proprio lui, invocato come patrono delle cause perse e delle situazioni disperate, il santo al quale ho affidato le mie richieste. E al quale puoi rivolgerti anche tu, con tutto ciò che ti porti dentro, persino con quella preghiera che ormai pronunci a metà, perché ti sembra di averla ripetuta troppe volte.

Sai che cosa mi commuove in questa devozione? Che persino le nostre cause perse trovino qualcuno disposto a pregare con noi. Che quel desiderio, liquidato in fretta da chi lo ha guardato da fuori, possa essere raccolto con delicatezza e portato davanti al Padre. Perché da fuori è facile dire «lascia perdere». Da dentro, a volte, lasciare perdere significa strappare qualcosa che è ancora vivo.

Vorrei che la mia testimonianza ti desse il coraggio di pregare ancora, anche se oggi riesci soltanto a dire: «Aiutami, perché da solo non so più come fare». Non occorrono parole perfette. Puoi arrivare con la tua fiducia incerta, con le domande che si contraddicono, con quella parte di te che vorrebbe credere e quell’altra che cerca di proteggersi dall’ennesima delusione. Porta tutto. Non devi lasciare fuori dalla preghiera proprio ciò che ha più bisogno di essere accolto.

Ma allora possiamo chiedere qualsiasi cosa? E se la risposta che desideriamo non arriva, abbiamo pregato male, creduto troppo poco, siamo stati meno amati? No, ti prego, non aggiungere questa ferita alla tua attesa. L’amore di Dio per te non si misura dal numero delle tue richieste esaudite. Puoi raccontargli tutto, perfino la delusione, perfino la rabbia di non capire. Non devi diventare impeccabile per lasciarti abbracciare.

E puoi continuare a desiderare. Non occorre mai e poi mai rinunciare a un sogno, a un desiderio, purché sia positivo e guidato dall’Amore. Abbi però la tenerezza e il coraggio di guardarlo in profondità: quale bene custodisce? Chi potrebbe far fiorire? Rispetta la libertà delle persone coinvolte? Talvolta, pregando, scopriamo che possiamo cambiare strada senza tradire ciò che amiamo, che un sogno può maturare, perdere qualche pretesa e conservare intatto il suo cuore. Affidarlo a Dio significa anche permettergli di sorprenderci.

Il Vangelo, intanto, ci riporta giù dal monte. Gesù scende con i suoi, raggiunge una folla che desidera ascoltarlo, essere guarita, toccarlo. La notte di preghiera approda a questo incontro: corpi, voci, persone che cercano un bene di cui hanno bisogno. E forse anche per il tuo desiderio esiste un passo piccolo e concreto da compiere oggi: chiedere un aiuto che hai sempre rifiutato, riprendere un progetto lasciato a metà, offrire il tuo talento a qualcuno. Senza pretendere di vedere già tutto il percorso.

Vorrei lasciarti proprio qui, davanti a quella possibilità. Con san Giuda Taddeo al quale affidare la tua causa e con una domanda nuova da portare dentro: «Quale gesto d’amore posso ancora compiere?». Forse la risposta sarà piccola. Ma sarà viva, e potrai cominciare da lì.

Dio ti ama. Ti ama anche mentre esiti, mentre speri e subito ti correggi, mentre cerchi di convincerti che ormai non ti importa più. Puoi smettere di nascondergli quanto ci tieni. Metti nelle sue mani quel desiderio, con tutta la vita che contiene.

Tu, per Dio, non sarai mai una causa persa.

Riposa in questo amore. Oggi potrai tornare a sperare, senza chiedere scusa al tuo cuore. #Santanotte

Alessandro Ginotta

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