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Tu non sei la tua ferita: lasciati guarire

Tu non sei la tua ferita: lasciati guarire

Proprio tu che ogni giorno combatti una battaglia silenziosa che pochi vedono, tu che custodisci un dolore che non sai a chi affidare, tu che vorresti guarire ma a volte non trovi nemmeno le parole per chiedere aiuto. Il Vangelo di oggi è per te un ponte che arriva fino alla tua vita. È una storia che parla di te. E di quel Dio che, quando ti vede soffrire, non resta fermo. Si muove. Si avvicina. Ti incontra.

Il mio in(solito) commento a:
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato (Marco 1,40-45)

Chiudi un attimo gli occhi e immagina la scena. L’aria è calda, la polvere si solleva ad ogni passo. Le persone, quando vedono quel lebbroso, si scostano subito. C’è paura nei loro occhi, c’è giudizio, c’è il desiderio di tenere lontano tutto ciò che è scomodo, che fa tremare, che non si vuole vedere.

E lui? Lui è solo. Solo nel corpo e solo nell’anima. Nessun abbraccio, nessuna mano sulla spalla, nessuno sguardo che non scappi via. La lebbra non gli ha portato via solo la salute… gli ha portato via la vita. Eppure… in quel cuore ferito arde ancora una scintilla. Una speranza ostinata. Così, contro ogni regola e contro ogni paura, decide di avvicinarsi a Gesù. E tu puoi quasi sentire il suo respiro affannato mentre sussurra: «Se vuoi, puoi guarirmi».

In queste parole c’è tutto ciò che noi spesso non osiamo dire. C’è la paura di essere rifiutati. C’è la consapevolezza della propria fragilità. C’è la fede che lotta contro il buio. C’è il desiderio disperato di essere amati, accolti, toccati. Ed è qui che succede qualcosa di incredibile.

Gesù non si tira indietro. Non si copre il volto. Non elude. Non fugge. Si ferma. Guarda. Sente. Si commuove. Tende la mano. E tocca.

Tocca proprio ciò che tutti evitano. Tocca il dolore. Tocca la ferita. Tocca l’emarginazione. Tocca l’impurità. Tocca l’umanità più fragile… per restituirle dignità. E poi pronuncia una frase che vibra come un tuono di luce: «Lo voglio, sii purificato».

È in quel tocco che nasce il miracolo. Non solo nella pelle che guarisce, ma nel cuore che ricomincia a vivere. Perché il vero miracolo è sentirsi guardati senza paura, amati senza condizioni, toccati senza giudizio.

E ora, lasciami parlarti direttamente: Qual è la tua lebbra? Qual è quella ferita che nascondi? Qual è quel muro che ti isola dal mondo? Qual è quel dolore che non osi più nominare?

Forse non è una malattia del corpo. Forse è una colpa che ti pesa. Un errore che ti tormenta. Una delusione che non riesci a superare. Una paura che non sai affrontare. Una solitudine che ti divora.

Ma sappi una cosa: Gesù non aspetta che tu sia perfetto per avvicinarti a Lui. Aspetta solo che tu smetta di fuggire.

Il miracolo comincia quando trovi il coraggio di dirgli: “Signore, se vuoi, puoi guarirmi”.

E Lui, senza esitare, ti risponderà: “Lo voglio, sii purificato”.

Lasciati toccare da Dio.

Lasciati guardare, accogliere, guarire. La grazia non entra dove c’è paura. Entra dove c’è verità. E la verità è che tu sei amato. Sempre. Comunque. Nonostante tutto #Santanotte

Alessandro Ginotta

L’illustrazione di oggi è: “Gesù guarisce un lebbroso”, mosaico, ”, Duomo di Monreale (PA), XII-XIII secolo.

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