
Trasfigurati per tornare a vivere
Hai mai pensato che della Trasfigurazione abbiamo un testimone oculare? Non un narratore entusiasta, non un poeta ispirato. Un uomo. Uno che c’era. San Pietro. E nella sua seconda lettera lo dice con una forza che attraversa i secoli: non vi raccontiamo favole, ma ciò che abbiamo visto con i nostri occhi e udito con le nostre orecchie.
Il mio in(solito) commento a:
“Il suo volto brillò come il sole” (Matteo 17,1-9)
“Carissimi, vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino”. (2Pt 1,16-19)
Vieni. Saliamo anche noi su quel monte. Lascia per un attimo il rumore, le notifiche, le preoccupazioni che ti tirano per la giacca. Respira. Immagina il silenzio. Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Non la folla. Gli amici più intimi. Perché certe rivelazioni non si urlano: si sussurrano.
E poi accade l’impensabile: il suo volto cambia. Brilla. Non di una luce riflessa, ma di una luce che nasce da dentro. Una luce che non abbaglia: rivela. Le sue vesti diventano candide, come se il cielo avesse deciso di farsi tessuto. Accanto a Lui compaiono Mosè ed Elia: la Legge e i Profeti. Tutta la storia che converge lì. Tutta l’attesa che trova compimento. E come nel Giordano, di nuovo una voce. Il Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato”. E poi una parola che ti raggiunge, oggi, qui: ascoltatelo. Non dice: applaudite. Dice: ascoltatelo. Perché la luce vera non si contempla soltanto. Si segue.
E tu sei lì. Con loro. Pietro vorrebbe fermare tutto. Costruire capanne. Restare. Lo capisco. Quando finalmente intravedi un frammento di cielo, quando senti che la tua anima si accende, vorresti che quel momento non finisse mai. Anche tu hai avuto attimi così, vero? Un’intuizione. Una preghiera che ti ha scaldato dentro. Una certezza improvvisa che Dio c’è.
Ma la Trasfigurazione non è un rifugio. È una ricarica. Gesù mostra la gloria per preparare alla croce. Mostra il sole prima del Venerdì santo. Dona luce per attraversare il buio.
I discepoli cadono con la faccia a terra. Paura. Smarrimento. Troppa luce. Troppa grandezza. E proprio lì, quando tutto sembra eccessivo, arriva un gesto semplicissimo: Gesù li tocca. “Alzatevi. Non temete”.
Tre parole.
Alzatevi.
Non temete.
Quando rialzano gli occhi, non vedono più Mosè, non vedono più Elia. Solo Gesù. Solo Lui. E forse è questo il cuore di tutto: quando la luce si ritira, quando l’emozione si placa, quando la vita torna normale… resta Lui. Non l’esperienza straordinaria. Non il brivido. Lui.
Anche noi abbiamo bisogno di salire sul monte. Di lasciarci illuminare. Di permettere al suo volto di rischiarare le nostre zone d’ombra, le nostre paure, le nostre ferite. Ma poi dobbiamo scendere. Tornare nelle nostre case. Nei nostri uffici. Nelle nostre fragilità.
Scendere diversi.
Scendere più veri.
Scendere con un po’ di sole nel cuore.
Perché se il suo volto ha brillato come il sole, è per ricordarti che la tua vita non è fatta per restare nell’ombra. È fatta per riflettere quella luce. Anche quando costa. Anche quando attraversa la croce. Facciamoci toccare. Alziamoci. E portiamo un raggio di quel sole nel mondo. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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