• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Stendi la tua mano. È sempre il giorno giusto!

Stendi la tua mano. È sempre il giorno giusto!

Gesù entra e vede. Vede davvero. Non scorre oltre, non finge che non sia il momento giusto. La fragilità, per Lui, è sempre il momento giusto. Lo chiama avanti. È come se chiamasse anche te: esci allo scoperto, non nascondere ciò che non funziona

Il mio in(solito) commento al Vangelo di (Marco 3,1-6) “È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?”

Ci sono domande che non cercano una risposta, ma smascherano un cuore. Non chiedono il permesso, non cercano consenso. Ti attraversano il petto, scendono in profondità e restano lì, a bruciare. Questa è una di quelle. Una domanda che non vuole una risposta corretta, ma un cuore vivo: è lecito, in giorno di sabato, salvare una vita o ucciderla? E mentre la ascoltiamo, ci rendiamo conto che non sta parlando (solo) “di allora”. Sta parlando anche di noi, oggi.

Entriamo dentro la sinagoga. È sabato. Tutto è immobile, composto, ordinato. Troppo. Gli sguardi sono tesi, pronti a giudicare. E poi c’è lui. Un uomo con la mano paralizzata. Non fa rumore, non protesta. Sta lì, come tante fragilità che imparano a farsi piccole per non disturbare.

Gesù entra e vede. Vede davvero. Non scorre oltre, non finge che non sia il momento giusto. La fragilità, per Lui, è sempre il momento giusto. Lo chiama avanti. È come se chiamasse anche te: esci allo scoperto, non nascondere ciò che non funziona. E poi pone la domanda. La lascia cadere nel silenzio. Un silenzio che pesa come una sentenza.

Nessuno risponde. Perché quando una regola diventa più importante di una persona, il cuore si ritrae. Gesù allora guarda quei volti. Il Vangelo dice che si rattrista. Non si arrabbia soltanto. Si addolora. Perché la durezza del cuore è una ferita più profonda di qualsiasi mano paralizzata. E io mi chiedo: quante volte anche il nostro cuore si indurisce, mentre siamo convinti di essere “nel giusto”?

Poi accade l’essenziale. Gesù non compie gesti teatrali. Non alza la voce. Dice solo: “Stendi la mano”.
È un invito tenero e spietato insieme. Perché chiede fiducia proprio là dove fa più male. E quell’uomo obbedisce. La mano si apre. La vita riprende spazio. L’amore vince sul calendario.

E allora capiamo. Capiamo che Dio non è prigioniero delle nostre regole. Dio è prigioniero solo dell’amore che ha per noi. Non aspetta il giorno adatto per guarire. Non rimanda la misericordia. Non archivia la compassione. Ama adesso. Qui. Ora. Sempre.

E se oggi quella mano fosse la nostra? La nostra stanchezza, la nostra paura di esporci, il nostro modo di trattenere l’amore per non sbagliare? Gesù non ci chiederebbe di sistemarci prima. Ci chiederebbe solo di fidarci e di stenderla, così com’è.

C’è un sabato che chiude e uno che apre. Il confine passa dal cuore. Quando difendiamo una regola dimenticando una persona, stiamo scegliendo. Quando ci fermiamo davanti al bisogno per paura di compromettere la nostra “correttezza”, stiamo scegliendo. Quando amiamo, anche se costa, stiamo già salvando una vita.

E forse il Vangelo di oggi ci lascia con una domanda che non smette di vibrare: non chiederti mai se è permesso amare. Chiediti se puoi davvero permetterti di non farlo #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo benedicente” di Hans Memling (c. 1430-1494), olio su tavola, 34×31 cm, collezione privata

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