• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Sei tu che cerchi Dio… o è Dio che cerca te?

Sei tu che cerchi Dio… o è Dio che cerca te?

Perché il cielo non è una meta lontana da conquistare, ma una presenza che bussa, che attende, che si avvicina… e che, da sempre, sta cercando proprio te. Aspetta solo che tu ti accorga del suo amore. Che tu decida di non respingerlo

Il mio in(solito) commento a:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo» (Giovanni 3,7-15)

Prova a immaginare Nicodèmo: non il personaggio, ma l’uomo. Un uomo che ha studiato, che ha capito, che ha costruito una vita solida fatta di certezze, di ruoli, di riconoscimenti… eppure, proprio quando tutto sembra al suo posto, sente che qualcosa gli sfugge, che c’è una crepa sottile, quasi invisibile, che attraversa il suo cuore. E allora esce. Di notte. In silenzio. Quasi di nascosto.

Perché ci sono domande che non vogliono spettatori. Ci sono inquietudini che si rivelano solo al buio. Ci sono verità che bussano piano, ma non smettono di bussare. E forse, se hai il coraggio di guardarti dentro senza difese, ti accorgi che quella notte… è anche la tua.

Quante volte, anche tu, ti sei trovato a vivere così: con tutto apparentemente in ordine fuori, e dentro invece una ricerca che non sai nemmeno nominare, una sete che non si lascia placare, una nostalgia di qualcosa che non hai mai avuto davvero. E allora ti avvicini. Magari con prudenza. Magari con mille resistenze. Magari facendo finta di avere tutto sotto controllo. E Gesù è lì.

Non ti interroga. Non ti giudica. Non ti mette alla prova. Ti guarda… e ti dice qualcosa che, se lo lasci entrare davvero, cambia tutto: non sei tu che devi salire fino a Dio, non sei tu che devi diventare perfetto, forte, degno… è Dio che è già sceso fino a te. Non sei tu che devi raggiungere il cielo. È il cielo che ha scelto di abitare la tua terra, le tue ferite, la tua storia. E questa è una verità che spiazza, perché ribalta tutto quello che hai sempre pensato.

Hai passato una vita a costruire scale… e scopri che Dio non le usa. Hai cercato di meritare… e scopri che Dio si dona. Hai provato a capire… e scopri che Dio si lascia incontrare. Non è una conquista. È un incontro. Non è uno sforzo. È una resa.

E qui arriva il punto che ti mette davvero in crisi — ma di quelle crisi che salvano: «Devi nascere di nuovo». Non aggiustarti. Non migliorarti un po’. Non diventare semplicemente “più buono”. No. Rinascere! Cioè lasciare che qualcosa finisca, che qualcosa crolli, che qualcosa dentro di te smetta di resistere… perché qualcosa di nuovo, finalmente, possa cominciare.

E questo, diciamolo senza girarci intorno, fa paura. Perché rinascere significa perdere il controllo, significa non sapere più esattamente dove stai andando, significa smettere di aggrapparti alle tue sicurezze per fidarti di un soffio. Sì, un soffio. Perché lo Spirito è così: non lo vedi, non lo possiedi, non lo programmi… ma quando passa, lo senti. E quando lo senti, niente resta come prima. Non è un vento che devasta. È un vento che libera. Non ti schiaccia. Ti rialza. Non ti impone una direzione. Ti apre un orizzonte.

E allora cominci a capire che Dio non ha bisogno di fare rumore per cambiare la tua vita. Non ha bisogno di eventi eclatanti, di segni spettacolari, di scosse improvvise. Dio passa nel silenzio. In quella parola che ti raggiunge quando meno te lo aspetti. In quel pensiero che ti attraversa e non se ne va. In quella crepa che improvvisamente non ti fa più paura. Perché è proprio lì, nella tua fragilità, che Dio trova spazio.

Non nelle parti perfette di te — quelle le sai già gestire. Ma in quelle zone che nascondi, che eviti, che giudichi. È lì che Dio entra. È lì che Dio ricomincia. È lì che Dio ti ricrea.

E poi Gesù ti prende per mano, quasi senza che tu te ne accorga, e ti porta davanti a qualcosa che vorresti evitare: la Croce. Il serpente innalzato. Un’immagine dura, scomoda, difficile da accettare. Eppure è proprio lì che si gioca tutto. Perché a volte la salvezza non passa dal fuggire ciò che ti ferisce… ma dal guardarlo in faccia, dal lasciarti attraversare, dal restare. Restare davanti alla Croce. Senza spiegare. Senza difenderti. Senza scappare.

E scoprire che proprio lì, dove pensavi ci fosse solo dolore, c’è un amore che non ti aspettavi. Un amore che non ti chiede di essere all’altezza. Un amore che non si ritira davanti alle tue cadute. Un amore che non si stanca di te.

E allora forse inizi a intuire che la fede non è arrivare. È lasciarti raggiungere. Non è salire. È lasciarti sollevare. Non è dimostrare qualcosa a Dio. È permettere a Dio di fare qualcosa in te.

E a questo punto la domanda non è più cosa devi fare. La domanda è: quanto sei disposto a lasciarti amare?

Perché il cielo non è una meta lontana da conquistare, ma una presenza che bussa, che attende, che si avvicina… e che, da sempre, sta cercando proprio te. Aspetta solo che tu ti accorga del suo amore. Che tu decida di non respingerlo.

E allora dimmi, adesso, senza fretta ma senza più scuse: resterai fuori, nella tua notte, o aprirai finalmente quella porta? #Santanotte

Alessandro Ginotta

Anton Raphael Mengs, Salvator Mundi (1778), after conservation, LACMA, Los Angeles

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