• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Se ami, sei già dentro il Regno

Se ami, sei già dentro il Regno

Forse questa pagina di Vangelo non ti sta chiedendo di capire qualcosa in più, ma semplicemente di lasciar cadere qualcosa. Una maschera. Una difesa. Una paura. Una di quelle corazze che indossi senza accorgertene, quando la vita ti ha ferito abbastanza da farti credere che amare sia pericoloso. E invece Gesù oggi ti riporta proprio lì: nel punto più vulnerabile e più vero di te.

Il mio in(solito) commento a:
«Non c’è altro comandamento più grande di questi» (Marco 12,28-34)

Uno scriba si avvicina e gli fa una domanda enorme: “qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Qual è la cosa che conta davvero? Qual è il centro, quando tutto il resto crolla, si confonde, si consuma?

Non è una domanda da poco. È la domanda che prima o poi ti esplode dentro quando sei stanco di correre, di compiacere, di dimostrare, di fare tutto “bene” e sentirti comunque incompleto. È la domanda che nasce quando ti accorgi che puoi avere mille impegni e il cuore vuoto, mille parole e nessuna pace, mille doveri e pochissimo amore.

Gesù non risponde con un elenco. Non ti consegna un regolamento. Non ti mette addosso un peso in più. Gesù va al cuore. «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza». E poi aggiunge: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Tutto qui.

Ma “tutto qui” è un incendio. Perché amare Dio con tutto il cuore non significa ricordarsi di Lui soltanto quando la vita fa male. Significa aprirgli le stanze segrete della tua anima, anche quelle disordinate, perfino quelle dove hai nascosto le domande che fanno paura.

Amarlo con tutta l’anima significa permettergli di entrare nel punto in cui sei più fragile. Dove non reciti. Dove non puoi più fingere di bastare a te stesso. Amarlo con tutta la mente significa lasciarlo abitare i tuoi pensieri, le tue scelte, il modo in cui giudichi, perdoni, parli, taci. Perché Dio non vuole essere l’emozione di un momento: vuole diventare lo sguardo con cui impari a vivere.

E amarlo con tutta la forza significa amarlo anche quando forza non ne hai più. Quando pregare ti pesa. Quando sorridere ti costa. Quando ti sembra di camminare con il cuore scalzo su una strada piena di pietre. Poi Gesù aggiunge il prossimo. E qui il Vangelo smette di essere poesia e diventa carne. Perché il prossimo non è una parola gentile. Il prossimo ha un volto. Ha una voce. A volte ha un carattere difficile. A volte ti ferisce. A volte ti delude, o ti passa accanto proprio quando tu vorresti solo essere lasciato in pace. Il prossimo non è l’umanità astratta che si ama da lontano.

È facile amare chi ti approva. È facile amare chi ti somiglia. È facile amare chi ti restituisce qualcosa. Ma il Vangelo comincia a bruciare davvero quando ti chiede di amare senza applausi, senza garanzie, senza ritorno. Quando ti chiede di non chiudere il cuore solo perché qualcuno non se lo merita. Quando ti ricorda che anche tu, tante volte, sei stato amato prima di meritartelo. Non è questo il miracolo più grande? Dio ti ha amato quando eri forte, ma anche quando eri confuso. Ti ha amato quando pregavi, ma anche quando scappavi. Ti ha amato quando eri luminoso, ma anche quando dentro di te c’era più ombra che cielo.

E allora capisci: amare il prossimo come te stesso non significa annullarti. Non significa lasciarti calpestare e neppure dire che il male va bene. Significa non permettere al male ricevuto di trasformarti in una persona incapace di amare. Questa è la vera rivoluzione. Non permettere che il rancore ti rubi il volto. Non lasciare che il dolore spenga in te la somiglianza con Dio.

Lo scriba ascolta, comprende, riconosce che l’amore vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. E Gesù gli dice una frase bellissima e tremenda: «Non sei lontano dal regno di Dio». Non sei lontano. C’è una dolcezza immensa in queste parole, ma anche una domanda che punge: essere vicini basta? Puoi sapere qual è la strada e restare fermo. Puoi conoscere il comandamento più grande e continuare a vivere con un cuore piccolo. Puoi parlare d’amore e rimandare sempre il momento di amare davvero. Allora oggi il Vangelo non ti lascia tranquillo. Ti prende per mano e ti porta sulla soglia. Ti chiede un passo. Non mille. Uno.

Un messaggio da scrivere. Una parola da addolcire. Un perdono da cominciare, anche se non è ancora completo. Una persona da guardare con meno durezza. Un gesto di bene da fare senza aspettare che qualcuno lo noti. Perché il Regno di Dio non comincia quando tutto è perfetto. Comincia quando, dentro la tua imperfezione, scegli l’amore.

Dio non ti chiede di non cadere mai. Ti chiede di non smettere di amare mentre ti rialzi. E allora porta questa frase con te, oggi, come una scintilla nascosta sotto la cenere: non c’è comandamento più grande dell’amore. Tutto il resto passa. L’amore resta. E quando ami davvero, anche solo per un istante, non sei più soltanto vicino al Regno. Ci sei dentro #Santanotte

Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Lasciati raggiungere da La buona Parola sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter. Riceverai una email ogni volta che verrà pubblicato un nuovo commento. È gratis e ti potrai cancellare in ogni momento.

Lasciati raggiungere da La buona Parola sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter. Riceverai una e-mail ogni volta che verrà aggiunta una nuova riflessione. È gratis e potrai cancellarti in ogni momento.

Continua a leggere