
Quel sabato che cambiò tutto
Chiudi gli occhi. Immagina una sinagoga affollata. L’aria è immobile, carica di attesa. Tutti tengono il fiato sospeso. Al centro, Gesù. Davanti a Lui, una donna sofferente. E poi, ai lati, sguardi taglienti come lame: i farisei. Non sono lì per pregare. Sono lì per giudicare. Osservano. Scrutano. Aspettano il minimo passo falso per accusarlo.
Il mio (in)solito commento a:
Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato? (Luca 13,10-17)
E Gesù? Gesù guarda quella donna, non i farisei. Vede il suo dolore: uno spirito la teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Ma soprattutto Gesù vede il cuore stanco della persona sofferente. E allora decide. Non importa che giorno sia. Non importa chi lo osserva. La guarisce: «Donna, sei liberata dalla tua malattia» (cfr v.12). Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Così, in un solo gesto, distrugge secoli di rigidità e ricostruisce il senso della Legge: l’amore.
Pensa un attimo: quante volte anche tu — anche io — restiamo immobili davanti al dolore, solo perché “non è il momento”, “non tocca a noi”, “non si fa così”? Quante volte lasciamo che la prudenza vinca sulla compassione?
I farisei si scandalizzano. Ma la vera provocazione è un’altra: chi si crede Dio vuole fermare Dio che si fa Uomo. E questo è il grande paradosso della fede di ieri e di oggiEcco perché Gesù dice: «Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato! Il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato» (Mc 2,27-28). Il riposo serve per riconnettersi con Dio, per sentirlo vicino. È un tempo sacro non solo per noi, ma per chi ci sta accanto. Un giorno in cui possiamo dedicarci agli affetti, ma soprattutto a Dio.
Gesù, in più occasioni, ha sfidato il sabato: ha raccolto spighe nei campi (Luca 5,33-39), ha guarito un uomo con la mano paralizzata (Luca 6,6-11), ed ora libera una donna da un demonio… tutto nel giorno di sabato. Ogni volta ha suscitato l’ira dei farisei, ligi a una Legge tanto antica quanto mal interpretata, che sembra più schiacciare che liberare.
Pensiamoci un attimo: davvero Dio ci chiederebbe di soffrire la fame solo perché è sabato? Potrebbe volere che un uomo resti paralizzato solo perché l’incontro con Gesù avviene in un giorno “vietato”? Dio non può desiderare che un essere umano venga privato dell’amore, della guarigione, della grazia solo per una regola formale. È impensabile!
Dobbiamo diffidare da una fede che reprime, che punisce senza speranza, che impone senza proporre. Una fede simile non è pura. Dio non vuole sottrarci il benessere o le opportunità. Quando le regole superano l’importanza dell’essere umano, quelle regole non glorificano più Dio. E ogni volta che “il sabato” diventa più rilevante del dolore di una persona, quel giorno non sarà più sacro a Dio. Ricordiamoci, amici: il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato!
Dio non è un burocrate del cielo, pronto a timbrare solo le opere fatte “nel giorno giusto”.
Dio è un Padre che non smette mai di guarire, anche quando noi vorremmo tenerlo a riposo.
Perché l’amore, quello vero, non ha orari di chiusura. Perché il sabato è il trionfo dell’amore! E l’amore non si ferma mai.
Così quel sabato, apparentemente uguale a tanti altri, è diventato il giorno in cui l’uomo ha scoperto che Dio non conosce pause. E ogni volta che scegli di amare anche quando “non si deve”, ogni volta che ti fermi accanto a chi soffre, ogni volta che anteponi il bene alla regola… anche tu stai guarendo in quel sabato. Perché l’amore non si ferma mai.
Dio, quando vede un cuore ferito, non guarda l’orologio. Lo guarisce. Sempre #Santanotte
Alessandro Ginotta

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