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Quel lievito silenzioso che ci ruba Dio

Quel lievito silenzioso che ci ruba Dio

Ti riconosci? Perché succede anche a noi, continuamente. Essere così presi dalla vita, così immersi nelle urgenze quotidiane, da non accorgerci più di Dio che ci cammina accanto. Non perché Lui se ne sia andato, ma perché siamo noi ad aver abbassato lo sguardo, a esserci chiusi dentro pensieri troppo piccoli per contenere il Mistero

Il mio in(solito) commento a:
Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode (Marco 8,14-21)

Siamo su una barca che avanza lenta, quasi in silenzio, eppure dentro di noi c’è rumore, agitazione, un’inquietudine che non sappiamo spiegare. Ci manca il pane. O almeno così crediamo. E mentre ci arrovelliamo su ciò che non abbiamo, mentre ci perdiamo in conti, previsioni e paure, Gesù è lì. Accanto a noi. Presente. Vivo. Ma, in qualche modo, non lo vediamo più.

Gesù parla di lievito. E lo fa con una dolcezza che ferisce. Perché il lievito è poco, quasi invisibile, e proprio per questo pericoloso. Basta un pizzico, uno soltanto, per cambiare tutto. Un pensiero storto che lasciamo sedimentare. Una preoccupazione che prende il posto della fiducia. Un compromesso che accettiamo “solo per questa volta”. E senza accorgercene, l’impasto della nostra vita comincia a fermentare male.

Il lievito dei farisei è subdolo. Non fa rumore. È quella fede che diventa facciata, quell’apparire giusti mentre il cuore si indurisce. È quando usiamo Dio per confermare noi stessi, anziché lasciare che sia Lui a convertirci. È quando rivestiamo di buone intenzioni ciò che, in fondo, è solo un nostro tornaconto.

E poi c’è il lievito di Erode. Ancora più sottile. È il potere, il controllo, l’illusione di bastare a noi stessi. È mettere Dio tra parentesi perché “adesso non c’è tempo”, perché ci sono questioni più urgenti, più concrete, più pressanti. Ma davvero qualcosa è più concreto di Dio? Davvero c’è qualcosa di più reale dell’Amore che ci tiene in vita?

Gesù ci guarda, e quella sua domanda — Non capite ancora? — non è un rimprovero, è una ferita aperta. È il dolore di chi ama e vede l’altro perdersi in ciò che non conta. È lo sguardo di chi sa che continuiamo a misurare la vita con il metro sbagliato: pane, numeri, calcoli, strategie, quando davanti a noi c’è Colui che ha già spezzato il pane, moltiplicato la speranza, colmato ogni mancanza.

E mentre leggo questo Vangelo, sento che parla anche di me. Di noi. Perché il rischio più grande non è il male evidente, ma quello nascosto. Quel lievito silenzioso che si insinua piano piano: una paura non affidata, un giudizio che soffoca la misericordia, un “io” che si traveste da volontà di Dio. E così, pur avendo il cuore pieno di buone intenzioni, lasciamo marcire tutto per un solo sentimento cattivo non riconosciuto.

Per questo Gesù ci invita a ricordare. A fare memoria. Delle ceste avanzate. Delle volte in cui non siamo mancati di nulla. Delle ferite attraversate e guarite. Delle notti buie in cui, all’improvviso, una pace inattesa ci ha sorpresi. Perché quando smettiamo di ricordare, il cuore si indurisce. Ma quando ricordiamo, il cuore si riapre. Respira. Vive.

Liberarsi dal lievito cattivo non significa fuggire dal mondo, ma non permettere al mondo di abitare il nostro cuore al posto di Dio. Significa tornare semplici, essenziali, capaci di stupirci per un fiore che sboccia, per il sole che torna a farsi spazio dopo un temporale, per una rondine che attraversa il cielo e ci ricorda che la vita è ancora promessa.

Il Vangelo è lievito buono. Fa crescere senza gonfiare. Trasforma senza distruggere. Scalda senza bruciare.

E allora oggi fermiamoci un istante per domandarci, con sincerità e senza paura: che lievito stiamo lasciando agire nella nostra vita?

Perché Gesù è ancora sulla barca. Non se n’è mai andato. Sta solo aspettando che torniamo ad accorgerci di Lui. E quando accadrà, anche con poco pane, basterà. Sempre.

#Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo e i penitenti”, di Gerard Seghers, 1651, olio su tela, 167.6 x 231.1 cm, Bass Museum of Art, Miami, USA

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