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Quel Dio troppo grande per essere lontano

Quel Dio troppo grande per essere lontano

Se davvero credi che Dio ti ama, smetti di pensarti soltanto attraverso i tuoi fallimenti. Non sei la tua paura. Non sei il tuo peccato. Non sei le etichette che gli altri ti hanno incollato addosso. Non sei neppure le volte in cui hai sbagliato strada. Tu sei molto di più. Sei qualcuno per cui Cristo ha scelto di restare inchiodato ad una croce pur di non perderti

Il mio in(solito) commento a:
«Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto» (Giovanni 16,23-28)

Ci sono parole che, se lasciate scendere davvero nel cuore, non si limitano a consolarti ma ti ricostruiscono da dentro, pezzo dopo pezzo, come mani invisibili che raccolgono le macerie di ciò che pensavi perduto. E una di queste parole è proprio quella che Gesù oggi ti consegna mentre sta per affrontare la passione, il distacco, il silenzio del Getsemani e il buio della croce: «Il Padre vi ama».

Perché noi siamo abituati a pensare a Dio come a qualcuno da raggiungere, da meritare, quasi da convincere ad amarci attraverso i nostri sforzi, le nostre preghiere, i nostri tentativi spesso goffi di essere “abbastanza bravi”. E invece Gesù ribalta tutto, come sempre. Non dice: “Il Padre ti amerà se sarai perfetto”. Non dice: “Ti amerà quando avrai smesso di cadere”. Dice semplicemente: «Il Padre ti ama». Adesso. Così come sei. Con le tue ferite ancora aperte, con le tue paure nascoste dietro un sorriso, con quella stanchezza che certe volte ti trascini dentro senza riuscire nemmeno a spiegarla.

Ed è sconvolgente che queste parole arrivino proprio mentre Gesù sta per andarsene. O almeno così sembra. Perché il Vangelo vive continuamente di questi paradossi meravigliosi che la logica fatica a sostenere ma che il cuore, misteriosamente, riconosce come veri. Gesù parla di separazione e contemporaneamente promette vicinanza; annuncia il ritorno al Padre e nello stesso momento rassicura i suoi amici che non saranno mai abbandonati. È il mistero di Dio, che non entra nelle nostre formule matematiche e non si lascia rinchiudere dentro definizioni rassicuranti, perché Dio è infinitamente più grande perfino dell’idea che noi abbiamo di Lui.

E forse è proprio questo che qualche volta ci inquieta: non riuscire a comprenderLo fino in fondo. Noi vorremmo un Dio spiegabile, prevedibile, ordinato dentro i confini della nostra ragione, e invece Dio continua a sorprenderci, a sfuggire alle nostre misure, come il mare che non puoi trattenere tra le mani anche se stringi forte le dita.

Mi torna nel cuore una delle immagini più affascinanti legate a Sant’Agostino. Si racconta che un giorno, mentre passeggiava lungo la riva del mare, fosse profondamente immerso nei suoi pensieri, intento a comprendere con la sola forza della ragione il mistero immenso della Trinità. Ad un certo punto notò un bambino che, con una piccola conchiglia, prendeva acqua dal mare e continuava a versarla dentro una buca scavata nella sabbia. La scena si ripeteva ostinatamente, quasi con serietà solenne. Agostino, incuriosito, si avvicinò e gli domandò: «Che cosa stai facendo?». Il bambino alzò lo sguardo e rispose con semplicità disarmante: «Voglio far entrare tutto il mare in questa buca». Il santo sorrise, spiegandogli con dolcezza che era impossibile contenere l’immensità del mare in una piccola fossa scavata nella sabbia. Ma il bambino, facendosi improvvisamente serio, replicò: «Eppure è ancora più impossibile che tu riesca a contenere, con la tua mente limitata, l’infinita grandezza del mistero di Dio». E subito dopo sparì, lasciando Agostino solo davanti al mare… e davanti all’infinito.

Ecco, siamo noi. Continuiamo a voler contenere l’infinito dentro la povertà delle nostre categorie umane, ma Dio resta immensamente più grande. Eppure — ed è questa la parte più bella — anche se non possiamo comprenderLo totalmente, possiamo lasciarci amare totalmente da Lui. Capisci quanto è straordinario?

Il problema non è che Dio sia lontano. Il problema è che spesso siamo noi ad avere lo sguardo troppo basso per accorgerci che Lui è già qui. È qui mentre fai fatica. È qui mentre combatti pensieri che nessuno conosce. È qui nelle notti in cui ti senti perso e ti domandi se la tua vita abbia davvero un senso. È qui quando ti sembra di pregare nel vuoto e il cielo appare muto. È qui perfino nelle tue cadute, perché Dio non scappa davanti alla tua fragilità; ci entra dentro, la attraversa, la abita, la illumina.

Se davvero credi che Dio ti ama, smetti di pensarti soltanto attraverso i tuoi fallimenti. Non sei la tua paura. Non sei il tuo peccato. Non sei le etichette che gli altri ti hanno incollato addosso. Non sei neppure le volte in cui hai sbagliato strada. Tu sei molto di più. Sei qualcuno per cui Cristo ha scelto di restare inchiodato ad una croce pur di non perderti.

E questa è una frase che dovremmo ripeterci ogni giorno: Dio non ti ama perché vali. Tu vali perché Dio ti ama.

Per questo Gesù può dire ai discepoli che sta tornando al Padre e contemporaneamente promettere che resterà con loro ogni giorno, fino alla fine del mondo. Perché il suo non è un addio. È una trasformazione della presenza. Prima lo vedevano con gli occhi; adesso potranno incontrarlo ovunque. Nei sacramenti. Nella Parola. In una carezza ricevuta nel momento giusto. In quella pace inspiegabile che arriva dopo aver pianto. In quella forza che compare quando pensavi di non riuscire più a rialzarti.

Dio è tremendamente vicino. Più vicino del tuo respiro. Più vicino delle tue paure. Più vicino persino del dolore che ti porti dentro. E continua ad aspettare soltanto una cosa: che tu rialzi lo sguardo e ti lasci amare.

Perché il cristianesimo non è prima di tutto lo sforzo dell’uomo che cerca Dio. È Dio che, da sempre, cerca l’uomo. Cerca te. Ti rincorre nei tuoi deserti, ti aspetta nelle tue fughe, ti viene incontro persino quando sei convinto di esserti allontanato troppo.

E allora forse la fede non è capire tutto. La fede è fidarsi anche quando non capisci tutto. La fede è continuare a credere che esiste una mano tesa verso di te anche quando cammini nel buio. La fede è sapere che, se anche tutto crollasse, resterà sempre una verità impossibile da distruggere: tu sei amato. E nessuno potrà mai portarti via questa certezza. Nessuno! #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Giudizio Universale (particolare)”, di Beato Angelico, 1431, tempera su tavola (105 × 210 cm), Museo di San Marco, Firenze

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