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Quando le parole tradiscono il cuore

Quando le parole tradiscono il cuore

Perché quando ciò che diciamo e ciò che facciamo finalmente si incontrano, non c’è più distanza tra il cielo e la terra. C’è solo un cuore che batte sincero. E Dio, credimi, si accontenta di questo: di un cuore che non recita, ma ama

Il mio (in)solito commento a:
“Dicono e non fanno” (Mt 23,1-12)

Dicono e non fanno”. Non è solo una constatazione. È una ferita aperta. Perché quando le parole non coincidono con la vita, qualcosa dentro di noi si incrina. Lo sai anche tu: non c’è nulla che faccia più male di chi ti indica la strada… e poi non la percorre. Di chi ti parla di amore… e non ama. Di chi invoca misericordia… e giudica senza appello.

Gesù oggi non si limita a criticare scribi e farisei. Li smaschera. E lo fa non per umiliarli, ma per proteggere la folla, per proteggere i piccoli, per proteggere quelli che rischiano di restare schiacciati sotto il peso di una religione che ha dimenticato il cuore: “Legano fardelli pesanti e li pongono sulle spalle della gente”.

Prova a immaginare quelle spalle. Curve. Stanche. Impaurite. Spalle che portano già il peso della vita, della fatica quotidiana, delle ferite invisibili. E sopra, un altro carico. Regole su regole. Precetti su precetti. Tutto perfettamente spiegato. Tutto perfettamente giustificato. Ma senza un briciolo di compassione.

È questo che Gesù non sopporta: una fede che diventa spettacolo, un’obbedienza che si trasforma in controllo, una religione che cerca applausi invece di anime. E qui, permettimi di fermarmi un attimo con te. Perché non è solo una pagina di storia antica. Non riguarda soltanto un gruppo di uomini di duemila anni fa. Riguarda me. Riguarda te.

Quante volte anche noi rischiamo di essere impeccabili a parole e assenti nei fatti? Quante volte difendiamo principi altissimi e poi inciampiamo nella carità più semplice? Quante volte pretendiamo dagli altri una perfezione che noi stessi non abbiamo il coraggio di abitare?

È sottile, sai, questa tentazione. Non indossa abiti vistosi. Si nasconde dietro buone intenzioni. Si traveste da zelo. Ma dentro ha un seme pericoloso: il bisogno di sentirsi superiori. Di occupare il primo posto. Di essere riconosciuti. E allora Gesù, con una dolcezza che brucia, capovolge tutto: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo”.

Non è uno slogan. È una rivoluzione. Una rivoluzione silenziosa, che non si fa nelle piazze ma nei gesti nascosti, che non cerca titoli ma grembiuli, che non alza la voce ma si inginocchia. Cristo non punta il dito dall’alto di un trono. Lui scende. Si abbassa. Lava i piedi. Cammina con chi fatica. E così ci insegna che l’autorità vera non pesa, sostiene. Non schiaccia, solleva. Non umilia, libera.

E sai qual è la cosa che mi commuove di più? Che Gesù non ci chiede di essere perfetti. Ci chiede di essere veri. Non impeccabili, ma coerenti. Non maestri distanti, ma fratelli. Perché davanti a Dio siamo tutti sulla stessa strada, tutti bisognosi di misericordia, tutti apprendisti dell’amore.

Forse oggi il Vangelo non vuole accusarti. Vuole liberarti. Vuole toglierti quella maschera che pesa, quel bisogno di apparire che stanca, quella paura di mostrarti fragile. Vuole restituirti la leggerezza di una fede che si vive prima di raccontarsi.

Meno parole che impressionano.
Più gesti che profumano di Vangelo.
Meno palchi.
Più strade condivise.

Perché quando ciò che diciamo e ciò che facciamo finalmente si incontrano, non c’è più distanza tra il cielo e la terra. C’è solo un cuore che batte sincero. E Dio, credimi, si accontenta di questo: di un cuore che non recita, ma ama #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo benedicente”, Maestro della Maddalena Mansi, primo quarto del XVI secolo, Torino, Pinacoteca Albertina

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