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Quando l’anima rifiorisce

Quando l’anima rifiorisce

Come se il miracolo più grande non fosse fare qualcosa per Dio, ma lasciarsi finalmente amare da Lui. E forse è proprio questo che ci spaventa davvero. Perché fare è più facile che fermarsi, agire è più semplice che ascoltare, riempire le giornate è meno doloroso che guardare dentro le nostre fragilità.

Il mio in(solito) commento a:
«Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena» (Giovanni 15,9-11).

Ci sono giorni in cui la vita ci scivola addosso così velocemente da non lasciarci nemmeno il tempo di capire come stiamo davvero. Apriamo gli occhi al mattino e siamo già in ritardo per qualcosa: un impegno, una telefonata, una risposta da dare, un problema da risolvere, una ferita da nascondere. E così continuiamo a correre, sempre più veloci, sempre più stanchi, sempre più vuoti, mentre dentro di noi cresce un silenzio strano, pesante, che non è pace ma distanza. Distanza da Dio. Distanza dagli altri. Distanza perfino da noi stessi.

E allora oggi Gesù entra proprio lì, nel centro esatto della nostra inquietudine, e pronuncia una parola che sembra quasi impossibile nel mondo in cui viviamo: “Rimanete”. Non dice: correte. Non dice: dimostrate. Non dice: diventate perfetti. Rimanete.

Ma Dio non ha paura delle tue crepe. Non fugge davanti alle tue cadute. Non si scandalizza delle tue notti interiori. Anzi, entra proprio lì. È questo l’amore disarmante del Vangelo: Dio non aspetta che tu sia forte per amarti. Ti ama perché sei suo figlio. Adesso. Così come sei. E quante volte ce ne dimentichiamo…

Cerchiamo felicità dappertutto: nei risultati, nei numeri, nelle conferme, negli applausi, nelle cose che accumuliamo, nelle immagini che mostriamo agli altri per sembrare invincibili. Ma poi arriva la sera, e certe solitudini tornano a bussare forte. Perché ci sono vuoti che nessun successo riesce a colmare. Ci sono ferite che nessuna distrazione riesce davvero a spegnere.

Ed è lì che Gesù ci parla della vite e dei tralci. Un’immagine semplice. Bellissima. Quasi tenera. Tu sei un tralcio. Non devi produrre la vita da solo. Non devi inventarti la luce. Devi restare attaccato alla Vite. Devi lasciare che la linfa dell’amore di Dio continui a scorrere dentro di te, anche quando ti senti fragile, anche quando pensi di non farcela, anche quando il mondo ti convince che vali soltanto per ciò che produci.

Perché un tralcio staccato lentamente si secca. E anche noi, quando ci allontaniamo dall’amore, iniziamo a spegnerci dentro senza quasi accorgercene. Allora sì, forse dobbiamo davvero reimparare a fermarci. Ma non per perdere tempo. Per salvare il cuore. Fermarti davanti a un tramonto. Fermarti davanti al mare. Fermarti nel silenzio di una chiesa vuota. Fermarti ad ascoltare una musica che ti attraversa l’anima. Fermarti a dire grazie. Perché anche questo è pregare.

Sì, perché pregare non è soltanto parlare a Dio. A volte è permettere a Dio di parlare finalmente a te. E Lui parla continuamente. Lo fa nella carezza di chi ti resta accanto quando tutto crolla. Parla negli occhi stanchi di chi aspetta soltanto un po’ d’amore. Parla nei dettagli minuscoli che spesso consideriamo normali, ma che normali non sono affatto: il sole che torna a sorgere, il vento sulla pelle, una persona che ti sorride proprio nel giorno in cui stavi cedendo.

Dio si nasconde nelle cose semplici. E il tuo cuore, quando rallenta, comincia finalmente a vederlo.

Gesù oggi non ti promette una vita senza dolore. Ti promette qualcosa di molto più grande: una gioia piena. Una gioia che non dipende dal fatto che tutto vada bene. Una gioia che resiste persino alle lacrime, perché nasce dalla certezza di essere amati infinitamente.

E quando ti sentirai davvero amato da Dio, allora cambierà tutto: amerai diversamente, guarderai diversamente, perfino le tue ferite smetteranno di essere soltanto ferite, perché diventeranno il luogo nel quale Dio ti ha cercato più intensamente.

Non soltanto: scoprirai che il contrario dell’amore non è l’odio. È l’indifferenza. È vivere senza accorgersi della bellezza che ci circonda. È attraversare la vita senza lasciarsi toccare da nulla. Per questo il Vangelo oggi è un invito fortissimo a tornare vivi: vivi davvero. Vivi dentro. Vivi nell’amore.

Perché il mondo ti insegnerà sempre a riempirti di cose. Dio, invece, proverà a riempirti di senso. E sai qual è il punto più incredibile di tutto questo? Che mentre tu continui a cercare Dio lontano, forse Lui è già qui. Seduto accanto alle tue paure. Dentro le tue domande. Nelle cicatrici che cerchi disperatamente di nascondere. Lui è qui e aspetta soltanto che tu smetta di fuggire.

Rimani. Anche se sei stanco. Anche se hai dubbi. Anche se ti senti fragile. Resta. Perché ci sono anime che muoiono lentamente per mancanza d’amore. Ma chi rimane in Dio… rifiorisce. Sempre. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Sacro Cuore di Gesù”, di Luigi Guglielmino, 1960, olio su tela, Chiesa della Consolata, Torino

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