• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Quando l’amore non può aspettare

Quando l’amore non può aspettare

Immagina la scena: una grande casa, il profumo del pane appena sfornato, voci che si intrecciano, sguardi che si scrutano. Gesù è lì, seduto al tavolo di uno dei capi dei farisei. Ma non c’è amicizia in quell’invito. C’è sospetto. C’è attesa. Lo osservano con la speranza di coglierlo in fallo, come se la verità potesse essere intrappolata in un cavillo.

Il mio in(solito) commento a:
Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato? (Luca 14,1-6)

Eppure, in mezzo a quel clima teso, Gesù vede un uomo malato. Forse tremante, forse con gli occhi bassi. Nessuno gli presta attenzione. Ma Lui sì. Lo guarda con quella tenerezza che attraversa il cuore e lo guarisce prima ancora di toccarlo. È sabato, certo. Ma l’amore non conosce giorni proibiti. Quando qualcuno soffre, non esiste calendario che tenga.

Gesù lo prende per mano e lo guarisce. Così, senza chiedere permesso, senza paura di infrangere le regole. Poi si volta verso i farisei e li spiazza: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito, anche in giorno di sabato?»

Silenzio. Nessuno osa rispondere. Perché il bene, quando è evidente, non si discute. Si fa.

Ti è mai capitato di trovarti davanti a qualcuno che soffre, ma di esitare? Di pensare: “Non tocca a me”, “Non è il momento”? E invece l’amore non aspetta. L’amore è sempre adesso. È la mano che si tende quando tutto il resto si ritrae. È la voce che dice “non importa cosa si deve o non si deve fare, importa chi ho davanti”.

Gesù non guarisce solo il corpo di quell’uomo: guarisce anche la durezza di chi non sa più guardare con compassione. Perché a volte è proprio la nostra indifferenza la vera malattia.

I farisei credevano di servire Dio osservando la Legge, ma finivano per imprigionarlo in una gabbia di regole. Gesù, invece, libera Dio. Ci mostra che Dio non è un giudice che controlla, ma un Padre che ama senza misura. Uno che non si rassegna mai a perderci.

E allora mi piace pensare che anche oggi, ogni volta che qualcuno soffre, Dio si muove. Non può farne a meno. Scavalca le nostre barriere, le nostre regole, le nostre paure, e ci raggiunge lì dove siamo caduti.

Perché Dio è così: non sa resistere a compiere il bene. Non può evitare di spalancarci i cancelli del cielo. E non si darà pace finché anche solo uno di noi rimarrà lontano. Allora sarà Lui stesso a venirci a cercare, a camminare nel deserto gridando il nostro nome, dimenticando tutto e tutti pur di ritrovarci.

Perché per Lui conta solo una cosa: il grido di chi ha veramente bisogno. E, chissà, forse oggi quel grido è proprio il tuo.

#Santanotte

Alessandro Ginotta

Quando l’amore non può aspettare
Il dipinto di oggi è: “Il Sacro Cuore di Gesù”, artista croato, pala d’altare della chiesa della Santissima Trinità, Klenovnik, Croatia

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