• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Quando il cielo si apre sopra di te

Quando il cielo si apre sopra di te

Immagina di essere lì. Sì, proprio lì, sulle rive del Giordano. Il sole vibra sull’acqua come oro liquido, l’aria profuma di deserto e di attesa, e il vento sembra sussurrare antiche promesse. La folla è radunata intorno a Giovanni, che battezza peccatori, volti segnati, cuori assetati. E tu cammini tra loro, lentamente, quasi senza respirare. Perché senti che sta per succedere qualcosa di grande. Qualcosa che cambierà la storia

Il mio (in)solito commento a:
“Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui” (Matteo 3,13-17)

Ed eccolo, Gesù. Non arriva tra trombe e cavalli. Non pretende strade spianate. Non chiede privilegi.
Si mette in fila. In fila con i peccatori, con chi ha sbagliato, con chi si sente sporco. Il Figlio di Dio… in fila. Ti rendi conto della portata di questo gesto?

Un Dio che non resta nei cieli, ma scende.
Un Dio che non comanda dall’alto, ma si mette accanto.
Un Dio che non giudica, ma si lascia immergere.

Gesù va da Giovanni. Lo guarda negli occhi. E gli chiede di essere battezzato. Giovanni trema, si ritrae, vorrebbe urlare: “Sono io che dovrei essere battezzato da te!”. E invece Gesù insiste. Sì, insiste. Spinge Giovanni a compiere quel gesto. Perché quel gesto parla. Parla di un Dio che non ha paura dell’acqua fangosa, delle nostre debolezze, dei nostri limiti. Parla di un Dio che si immerge nelle pieghe più buie dell’umano per illuminarle dall’interno.

E mentre Gesù esce dall’acqua, tutto si ferma. Il cielo si apre. Lo Spirito scende come una colomba. E una voce — una voce! — attraversa il mondo: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Prova a immaginare quella voce. Potenza e tenerezza insieme. Una dichiarazione d’amore che squarcia il cielo. Accadrà solo un’altra volta, sul monte della Trasfigurazione. Come a dire: “Fermati, ascolta. Questo è mio Figlio. Seguilo. Guarda in Lui la mia immagine. Guarda in Lui la tua destinazione”.

Vedi, questa scena non è solo un ricordo. È una rivelazione. In quel momento Dio ci ha detto chi è il Figlio… ma ha detto anche chi siamo noi. Perché se Cristo si immerge nella nostra umanità, se scende fino a noi, se si mette in fila con noi… allora significa che in noi vede qualcosa di prezioso. Significa che tu — proprio tu — appartieni a Lui. Che sei parte della sua famiglia. Che sei figlio nel Figlio.

E adesso permettimi una domanda, una di quelle che non si evitano. Tu la senti, ogni tanto, la voce di Dio? La senti nei silenzi, negli imprevisti, nelle intuizioni che ti sfiorano come colombe? O forse – assordato dalle preoccupazioni della vita del nostro tempo – ti stai dicendo che Dio non parla più?

Io ti dico che Dio Parla. A volte sussurra. A volte scuote. Parla attraverso persone, segni, parole che arrivano al momento giusto. Parla nei desideri profondi che ti abitano. Parla quando qualcosa dentro di te ti dice: “Vai”. O quando una forza inattesa ti spinge a rialzarti. Quella voce… non è fantasia. È eredità. È presenza.

Il Battesimo di Gesù non è un gesto lontano. È un invito vicino. Un invito a credere che Dio continua a scendere nelle nostre rive, nelle nostre acque torbide, nei nostri giorni faticosi. Un invito a sentire che il cielo si può aprire anche su di te, proprio adesso. Un invito a ricordare che non cammini mai da solo.

E allora lascia che questa scena antica illumini la tua vita di oggi. Lascia che la voce del Padre ti raggiunga.
Lascia che lo Spirito scenda su di te, come allora sul Giordano.

Perché Dio continua a chiamarti “figlio mio, amato”. E ogni volta che ti rialzi, che ricominci, che torni a Lui… il cielo si apre. Sempre. E la speranza ricomincia da capo #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Battesimo di Cristo”, di Francucci Innocenzo Detto Innocenzo Da Imola, 1509, olio su tavola, 265×215 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

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