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Quando Dio ti raccoglie pezzo dopo pezzo

Quando Dio ti raccoglie pezzo dopo pezzo

Quando tutto sembrava perduto, quando pensavi di esserti disperso troppo lontano per poter tornare, scoprirai una verità che cambia tutto, che ribalta tutto, che salva tutto: tu non sei mai stato davvero perso. Sei sempre stato cercato. Sei sempre stato amato. Sei sempre stato atteso.

Il mio (in)solito commento a:
«Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Giovanni 11,45-56)

Hai mai provato quella sensazione sottile eppure potentissima di essere… altrove, lontano da te stesso, come se una parte del tuo cuore fosse rimasta indietro lungo la strada, come se qualcosa si fosse incrinato senza fare rumore, lasciandoti in piedi ma non più intero? Non serve perdersi completamente per sentirsi dispersi. Basta smettere, anche solo per un attimo, di abitarsi davvero.

E mentre tu vivi tutto questo, mentre dentro di te si muovono pensieri, paure, contraddizioni, il Vangelo di oggi ti prende per mano con una delicatezza disarmante e ti conduce in un luogo scomodo, duro, quasi insopportabile: il luogo in cui gli uomini decidono di eliminare Gesù, di mettere a tacere la luce perché fa troppa luce, di spegnere l’Amore perché mette a nudo tutto ciò che amore non è.

«Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni…». E la risposta, gelida come una sentenza già scritta, arriva senza esitazioni: meglio farlo fuori.

Fermati un istante. Non scappare da questa scena. Rimani lì. Perché, se hai il coraggio di guardare fino in fondo, ti accorgerai che questa decisione non è poi così lontana da certe dinamiche che abitano anche il tuo cuore, ogni volta che scegli di mettere a tacere ciò che ti chiama a cambiare, ogni volta che preferisci restare nella tua zona sicura invece di lasciarti scomodare dall’amore, ogni volta che scegli meno luce per non dover vedere troppo chiaramente.

Eppure, proprio lì, dentro questo intreccio di paura e di calcolo, accade qualcosa di straordinario, qualcosa che ha il sapore dell’eterno: una frase pronunciata per interesse diventa profezia, una decisione presa per difendersi diventa salvezza, una condanna diventa abbraccio.

«È meglio che un solo uomo muoia per il popolo…». Lo dicono per salvarsi. Dio lo accoglie per salvarti. Capisci che cosa sta succedendo? Mentre gli uomini dividono, Dio sta già riunendo. Mentre gli uomini escludono, Dio sta già accogliendo. Mentre gli uomini condannano, Dio sta già perdonando.

E allora vieni, saliamo ancora una volta lassù, su quella Croce che non è più solo il luogo del dolore, ma diventa il punto più alto da cui si può guardare la vita, il luogo in cui tutto ciò che è disperso viene lentamente, ostinatamente, teneramente raccolto. Guardati da lì. Guarda la tua storia. Guarda le tue cadute, le tue paure, le tue fughe, le tue incoerenze, tutto ciò che ti fa sentire “non abbastanza”, “non all’altezza”, “non degno”.

E poi guarda Lui. Non ti respinge. Non ti accusa. Non ti rinfaccia niente. Ti raccoglie. Come si raccolgono i frammenti di qualcosa di prezioso che si è spezzato, con una cura infinita, con una pazienza che non ha fretta, con un amore che non si stanca mai.

Perché il peccato divide, lacera, frantuma, ti disperde in mille direzioni fino a farti dimenticare chi sei davvero. Ma l’amore… l’amore fa esattamente il contrario: ricuce, riunisce, restituisce unità, ti riporta a casa.

E tu, lo senti? Lo senti quel richiamo sottile ma incessante che ti attraversa anche adesso, mentre leggi, mentre forse qualcosa dentro di te si sta muovendo senza che tu sappia nemmeno darle un nome? È Lui.

È Lui che viene a cercarti proprio lì dove ti sei perso, proprio lì dove ti sei nascosto, proprio lì dove hai smesso di credere che fosse ancora possibile tornare. Perché tu non sei fatto per restare disperso. Non sei fatto per vivere a metà. Non sei fatto per accontentarti di una vita che non ti tiene insieme. Sei fatto per l’unità. Sei fatto per l’amore. Sei fatto per essere raccolto.

E allora, per una volta, smetti di resistere. Smetti di trattenerti. Smetti di pensare che devi sistemare tutto prima di lasciarti amare. Non devi diventare intero per essere amato. È l’amore che ti rende intero. Lasciati trovare. Lasciati raggiungere. Lasciati raccogliere.

Perché la Croce, quella Croce che pensavi fosse la fine, è in realtà il luogo in cui Dio si china su ogni tuo frammento e lo ricompone, pezzo dopo pezzo, respiro dopo respiro, ferita dopo ferita, fino a restituirti a te stesso. E quando tutto sembrava perduto, quando pensavi di esserti disperso troppo lontano per poter tornare, scoprirai una verità che cambia tutto, che ribalta tutto, che salva tutto: tu non sei mai stato davvero perso. Sei sempre stato cercato. Sei sempre stato amato. Sei sempre stato atteso.

E c’è un Amore che, ancora oggi, non smette di sussurrarti: “Vieni. Torna. Io ti tengo insieme!” #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Crocifissione con famiglia del donatore”, Scuola della Germania meridionale, circa 1600, olio su tela, 84 x 73 cm

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