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Quando Dio non si vede

Quando Dio non si vede

Corri. Il cuore batte forte, il respiro si accorcia, i pensieri si rincorrono senza trovare un ordine, mentre una domanda si insinua dentro di te come una lama sottile: cosa è successo?

Il mio in(solito) commento a:
«Egli doveva risuscitare dai morti» (Giovanni 20,1-9)

Ci sono verità che non si impongono con la forza, non si lasciano stringere tra le mani, non fanno rumore… eppure, quando le incontri, ti attraversano l’anima e non sei più lo stesso; perché le cose più vere, le cose più belle, non si vedono e non si toccano… si sentono, proprio come l’amore, proprio come Dio.

E allora Vieni. Entra dentro questo brano di Vangelo. Lasciati portare fin dentro quella corsa affannata, perché sì… oggi sei anche tu uno di loro.

Arrivi davanti al sepolcro. Ti fermi. Guardi. La pietra è rotolata via. La tomba è aperta. E dentro… non c’è più nulla. Nulla a parte un sudario ed un lenzuolo ripiegato. Dimmi, con sincerità, cosa pensi davvero in quel momento? Perché è proprio lì che si gioca tutto!

È facile credere quando tutto combacia, quando Dio si manifesta secondo le nostre aspettative, quando le risposte arrivano puntuali e ordinate; ma qui no… qui c’è solo un vuoto che destabilizza, un silenzio che pesa, un’assenza che sembra gridare più di qualsiasi presenza.

Maria di Magdala reagisce come reagiremmo noi: cerca una spiegazione, riempie quel vuoto con una logica rassicurante — “Hanno portato via il Signore” — perché a volte è più facile pensare a un furto che accettare un miracolo. Poi arrivano loro. Pietro. Giovanni. Corrono insieme, ma non corrono allo stesso modo.

E questa corsa, ascoltami bene, non è solo un dettaglio: è la fotografia della tua anima quando cerca Dio, quando non capisce ma non si arrende, quando è ferita ma continua a sperare… perché anche quando non sai ancora cosa credere, il solo fatto di correre verso di Lui è già un atto di fede.

Giovanni arriva per primo, si china, guarda… ma resta sulla soglia, come facciamo noi quando intuiamo qualcosa di grande ma non abbiamo ancora il coraggio di entrarci dentro davvero. Pietro arriva dopo, ma entra, osserva, si lascia coinvolgere fino in fondo.

E poi entra anche Giovanni. E lì accade qualcosa di invisibile e potentissimo, qualcosa che non fa rumore ma cambia tutto per sempre: “Vide e credette”. Ma cosa vide davvero?

Non un angelo che parla. Non Gesù risorto davanti ai suoi occhi. Non una prova inconfutabile. Ha visto dei teli. Un sudario piegato con cura. Ha visto un’assenza. Eppure… ha creduto.

E qui, fermati un istante, perché questo è il passaggio che può cambiare anche la tua vita, se lo lasci entrare davvero: la fede più autentica nasce quando impari a riconoscere la presenza di Dio proprio dentro ciò che sembra vuoto, proprio dentro ciò che non capisci, proprio dentro ciò che ti manca. Perché Dio non sempre si mostra… ma non smette mai di esserci. Quante volte, dimmelo, ti sei trovato davanti a un sepolcro aperto nella tua vita? Una relazione che finisce. Un sogno che si spezza. Una perdita che ti lascia senza parole. Una ferita che non sai spiegare.

E quante volte, in quei momenti, hai pensato — magari senza dirlo ad alta voce — “Dio non c’è… Dio mi ha lasciato solo…”? E invece no. Non era assente. Era semplicemente altrove rispetto alle tue aspettative.

Perché Dio ha un modo tutto suo di esserci: non invade, non si impone, non si sostituisce… ma resta, abita, attende, anche quando tu smetti di cercarlo.

È nel silenzio che ti inquieta. È nelle domande che non trovano risposta. È in quella fatica che non capisci ma che ti sta trasformando. È nelle piaghe del mondo — e sì, anche nelle tue — che, se hai il coraggio di toccare, diventano luogo di incontro. Perché il Risorto, oggi, ha ancora un corpo… ed è il corpo ferito dell’umanità.

E allora forse inizi a capire: non devi uscire dalla realtà per trovare Dio… devi entrarci più in profondità.

Devi avere lo sguardo di Giovanni, capace di leggere un segno dove altri vedono solo un’assenza, capace di intuire una presenza dove tutto sembra parlare di fine. Perché l’amore, quello vero, non finisce mai davvero. Si trasforma. Si nasconde. Ma resta.

E ascoltami, perché questo è per te, proprio per te che stai leggendo adesso, forse con una ferita ancora aperta dentro: non esiste notte che Dio non sappia abitare, non esiste caduta che Lui non sappia rialzare, non esiste vuoto che non possa diventare grembo di vita nuova. Anche il tuo.

Allora, la prossima volta che la vita ti metterà davanti a qualcosa che non sai spiegare, a qualcosa che sa di fine, a qualcosa che ti stringe il petto fino a toglierti il respiro… non correre subito a darle un nome, non avere fretta di archiviarla come sconfitta. Concediti il coraggio di restare. Di non scappare. Di non chiudere.

Fermati… davvero. Guarda meglio, con occhi nuovi, con un cuore più lento. E poi entra, anche se fa paura, anche se non capisci. Perché è proprio lì, esattamente lì, nel punto in cui avevi già scritto la parola “fine”…
che Dio, in silenzio, ha già iniziato a scrivere un inizio. È solo che tu… forse, non lo hai ancora visto #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Le donne al sepolcro”, di William-Adolphe Bouguereau, 1890, olio su tela, 259×161 cm, Museo reale di belle arti di Anversa

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