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Quando assaggi il cielo, nessuna montagna è impossibile

Quando assaggi il cielo, nessuna montagna è impossibile

Hai mai assaggiato un pezzo di cielo? Pietro, Giacomo e Giovanni sì. Sul Tabor hanno visto il volto di Gesù esplodere di luce, hanno sfiorato per un istante l’eternità e Pietro, comprensibilmente, avrebbe voluto fermare tutto: «Maestro, è bello per noi essere qui». Certo che era bello.

il mio (in)solito commento a: Se avrete fede, nulla vi sarà impossibile (Matteo 17,14-20)

Quando assaggi il cielo, tornare sulla terra fa male.

Eppure Gesù li fa scendere, perché la fede vera non abita soltanto sulle montagne delle emozioni spirituali: deve imparare a camminare anche nelle valli, quando la luce scompare e davanti a te rimane soltanto la vita, con le sue ferite aperte.

Ai piedi del monte li aspetta infatti un padre disperato, un figlio che soffre e alcuni discepoli che hanno provato ad aiutarlo senza riuscirci.

Poco prima il Paradiso. Adesso il dolore. La vita cambia panorama senza chiederti il permesso.

Nel racconto di San Matteo quel padre pronuncia parole che potremmo avere detto mille volte anche noi: «Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi». Se puoi, Signore. Se puoi, cambia questa situazione. Se puoi, salva chi amo. Se puoi, fammi almeno capire perché mi sta accadendo tutto questo. Gesù risponde con una frase vertiginosa: «Tutto è possibile per chi crede».

Attenzione, però: la fede non è magia e Dio non è il telecomando con cui cambiamo ciò che della vita non ci piace. Credere non significa ottenere sempre il miracolo che abbiamo chiesto. Significa qualcosa di ancora più grande.

Significa impedire alla disperazione di avere l’ultima parola. Puoi pregare e attraversare comunque una tempesta, puoi credere e conoscere una perdita, puoi amare Dio mentre il cielo rimane ostinatamente silenzioso. Perché qualche volta Dio sposta la montagna. Altre volte sposta te. Ed è forse questo il miracolo più difficile.

Gesù dice che basterebbe una fede grande quanto un granello di senape, non una fede gigantesca, perfetta, senza crepe. Basta quella piccola cosa che rimane dentro di te quando tutto il resto sembra crollare.

Il padre lo comprende e grida: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Che meravigliosa preghiera.

Dentro ci siamo tutti noi: credenti e increduli nello stesso istante, coraggiosi e impauriti, capaci di affidarci a Dio mentre una parte di noi continua a domandare: «Ma davvero?».

Dio non aspetta che i tuoi dubbi finiscano. Entra proprio attraverso le loro ferite.

Forse anche tu oggi hai davanti una montagna: una paura, una ferita, un futuro che non riesci più a immaginare. Gesù non ti chiede di fingerti invincibile. Ti chiede soltanto di consegnargli quel minuscolo seme che ancora possiedi. La fede comincia così. Con un «credo» sussurrato mentre tutto dentro di te trema. Perché il contrario della fede non è la paura.

È lasciare che sia la paura a scrivere il finale. E Gesù quel finale vuole strapparglielo di mano. «Nulla vi sarà impossibile». Non significa che nella tua vita non troverai più montagne. Significa che nessuna montagna sarà mai più grande del Dio che cammina con te.

Se oggi hai soltanto un granello di fede, stringilo forte. Potrebbe sembrare quasi niente. Ma il cielo, qualche volta, comincia proprio da lì. #Santanotte

Alessandro Ginotta

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