
Non era ancora l’ora. E forse non è finita nemmeno per te
Ci sono situazioni che sembrano senza via d’uscita, ma anche quando qualcuno prova a fermarti, anche quando la vita sembra metterti all’angolo… non tutto dipende da ciò che accade fuori. C’è una storia più grande che ti attraversa. E quella storia è custodita
Il mio in(solito) commento a:
Cercavano di arrestare Gesù, ma non era ancora giunta la sua ora (Giovanni 7,1-2.10.25-30)
Ti è mai successo di percepire che la tua vita, i tuoi progetti, perfino la tua pace interiore, siano lì… sul punto di essere “arrestati”, fermati, bloccati da qualcosa più grande di te, più veloce di te, più forte di te? E, proprio mentre tutto questo accade, il Vangelo ti prende per mano e ti sussurra una verità che ha il sapore di una promessa: Cercavano di arrestarlo… ma non era ancora la sua ora. Non era ancora il momento. Non era ancora la fine. Non era ancora scritto l’ultimo capitolo.
E allora fermati un attimo, respira, e lascia che questa frase scenda dentro di te, piano, fino a toccare quel punto fragile che forse stai cercando di nascondere anche a te stesso: e se non fosse finita davvero?
Noi abbiamo una strana abitudine, quasi una difesa automatica: appena qualcosa si incrina, appena il dolore ci sfiora, appena la realtà prende una direzione che non avevamo previsto… ci affrettiamo a trarre conclusioni definitive. Chiudiamo, archiviamo, etichettiamo. “È andata così”. “Non c’è più niente da fare”. “È finita”. Ma Dio non ha questa fretta.
Dio non si lascia trascinare dalla nostra ansia di controllare tutto, né dal nostro bisogno di capire subito, di dare un senso immediato anche a ciò che senso non ha ancora. Dio abita un tempo diverso, più profondo, più paziente, più vero. Un tempo che non segue l’orologio, ma il compimento.
C’è un’“ora” — misteriosa, invisibile, perfetta — che non puoi anticipare né ritardare. E finché quell’ora non arriva… nulla, davvero nulla, può distruggere ciò che Dio ha deciso di compiere nella tua vita. Nulla può spegnere ciò che Lui ha acceso. Nulla può fermare ciò che Lui ha iniziato. Nulla può chiudere ciò che Lui sta ancora aprendo.
E allora forse il punto non è chiedersi: “Perché mi sta succedendo questo?”. Ma piuttosto: “Dove sta lavorando Dio, proprio qui, proprio adesso, dentro questa ferita?”. Perché sì, lo so… ci sono situazioni che sembrano senza via d’uscita. Relazioni che si incrinano. Sogni che si dissolvono. Paure che si fanno così reali da sembrare definitive. Ma il Vangelo oggi ti ricorda qualcosa che può cambiare tutto: anche quando qualcuno prova a fermarti, anche quando la vita sembra metterti all’angolo… non tutto dipende da ciò che accade fuori. C’è una storia più grande che ti attraversa. E quella storia è custodita.
Pensaci: volevano arrestare Gesù, volevano metterlo a tacere, fermare il suo cammino… eppure Lui continua a muoversi, a parlare, ad amare, con una libertà che non nasce dalle circostanze favorevoli, ma da una certezza incrollabile: la sua vita è nelle mani del Padre. E la tua?
Quante volte ti sei sentito ostaggio degli eventi, delle parole degli altri, delle paure che ti abitano. Quante volte hai creduto che tutto fosse già deciso, già scritto, già concluso. E invece no! C’è ancora spazio. Spazio per cambiare. Spazio per ricominciare. Spazio per un miracolo che non avevi più il coraggio di aspettare.
Sì, proprio così: il miracolo non è ciò che accade quando tutto è possibile. Il miracolo è ciò che accade quando tu avevi già smesso di crederci. E Dio arriva lì. Arriva anche quando pensi che sia troppo tardi.
Quando ti sembra che non ci sia più niente da salvare. Quando hai già preparato dentro di te la parola “fine”. E invece… è solo una virgola. E, dentro quello spazio sospeso tra ciò che è e ciò che sarà, si nasconde la possibilità più grande: quella di fidarti.
Perché Dio non conclude, trasforma. Non chiude, apre. Non cancella, riscrive. E spesso lo fa passando proprio attraverso ciò che più ti spaventa: attraverso quella notte che ti sembra infinita. Attraverso quella croce che non hai scelto. Attraverso quel silenzio che fa rumore. Ma è proprio lì, in quel punto esatto in cui ti senti più fragile, che Dio costruisce qualcosa di nuovo. Allora non avere fretta di arrenderti. Non anticipare la fine. Non decretare la tua sconfitta mentre Dio sta ancora combattendo per te.
Lascia che Dio sia Dio. Permettigli di scrivere anche dove tu non riesci più a leggere. Coraggio: non rinunciare! #Santanotte
Alessandro Ginotta

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