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Mi addormento, l’Amore continua a scrivere

Mi addormento, l’Amore continua a scrivere

Ha ragione mia moglie. Lo so, questa frase farà sorridere molti mariti e, spero, anche molte mogli. Ma stavolta devo proprio ammetterlo: secondo lei, i miei commenti al Vangelo migliori sono quelli che scrivo… addormentandomi. La scena è questa: la sera mi sistemo sul divano con il portatile, perché dopo una giornata piena di lavoro desidero scrivere senza allontanarmi dalla famiglia. Finché la casa è ancora sveglia, resto lì, tra la presenza di mia moglie e quella della nostra bimba, cercando parole capaci di accompagnare qualcuno dentro il Vangelo. Poi la stanchezza comincia a farsi sentire, la testa ciondola, gli occhi si chiudono e una frase rimane a metà. Mi riprendo, rileggo, aggiungo qualche parola. Nel frattempo la piccola va a letto, poco dopo la segue mia moglie, mentre io mi ostino a restare davanti alla tastiera, convinto di avere ancora qualcosa da dire.

Il mio (in)solito commento a:
«Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire» (Lc 12,8-12)

Questa sera, per esempio, è andata proprio così. Potrei rimandare, e qualche volta sarebbe certamente saggio farlo, ma dentro sento un desiderio che mi commuove ancora: avvicinare la Parola al tuo cuore. Vorrei che, leggendo, tu potessi riconoscerti in una pagina di Vangelo e scoprire che Gesù sta raggiungendo anche la tua storia, proprio quella che a volte ti sembra troppo complicata per essere raccontata. Vorrei farti sentire quanto sei amato, soprattutto quando le preoccupazioni occupano tanto spazio da non lasciarti quasi più posto per la speranza. Scrivo cercando parole, ma ciò che desidero è che attraverso di esse ti raggiunga una carezza di Dio.

E mia moglie osserva che proprio i commenti nati in queste sere, tra una frase e un piccolo cedimento al sonno, sono spesso i più profondi, quelli nei quali mi riconosce di più. Me lo sono domandato anch’io: perché, quando ho meno energie, a volte riesco a dire meglio ciò che conta?

Forse perché si allenta quella pretesa di controllare ogni cosa che mi accompagna anche davanti a una pagina. Si quieta il bisogno di trovare a tutti i costi l’immagine originale, la frase riuscita, il pensiero che sorprende, e rimane più scoperto il desiderio da cui tutto è cominciato: voler bene a chi leggerà. In questa povertà mi sembra di diventare più disponibile all’ascolto. La stanchezza resta stanchezza, e il sonno rimane il sonno di un uomo che ha bisogno di riposare; eppure anche questa fragilità può ricordarmi che posso affidarmi, che la fecondità di una parola non dipende soltanto dalla mia bravura. Quando smetto di pretendere di bastare a me stesso, mi accorgo di quanto amore mi stia già sostenendo.

È qui che il Vangelo di oggi mi raggiunge: «Lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». Gesù rivolge questa promessa ai discepoli che saranno condotti davanti alle autorità e dovranno testimoniare la loro fede nella persecuzione. Parla di un momento in cui avranno ben poco sotto controllo, mentre la paura farà sentire tutta la loro debolezza. Proprio allora lo Spirito sarà con loro.

Quella promessa mi insegna ad affidargli anche il mio piccolo servizio di ogni sera. Prego che ispiri ciò che scrivo, che mi aiuti a distinguere un pensiero capace di amare da uno che cerca soltanto di farsi ammirare. Le dita sulla tastiera sono le mie, con tutti i miei limiti; a Lui affido il desiderio che queste parole portino un po’ di bene.

Lo Spirito Santo, Persona divina nella comunione del Padre e del Figlio, abita e opera in noi: ci richiama a Gesù, educa la nostra libertà, rende più generoso il nostro amore. Possiamo riconoscere la sua azione dai frutti, quando diventiamo più pazienti, più sinceri, più capaci di accorgerci di qualcuno. Allora comprendo un poco meglio quelle parole che san Paolo ci consegna: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9).

Perchè proprio la tua fragilità può diventare il luogo in cui scopri di essere sostenuto.

Anche tu puoi fare spazio a questa presenza, senza dover per forza possedere capacità “spirituali” straordinarie. Puoi raccoglierti per un momento prima di una conversazione difficile, affidare allo Spirito l’impazienza con cui stai per rispondere, chiedergli di aiutarti a vedere la fatica nascosta dietro il comportamento di una persona. Puoi pregare: «Signore, suggeriscimi ciò che serve all’amore, e aiutami ad ascoltare».

Forse troverai una parola più mite, oppure il coraggio di dire una verità che rimandavi da tempo. Forse riuscirai a chiedere aiuto, scoprendo che anche lasciarsi sostenere è un modo di aprirsi a Dio. Le difficoltà potranno restare, e alcune richiederanno tempo, cura, decisioni impegnative. Ma non dovrai più misurare tutto soltanto sulle tue forze. È con questa fiducia che puoi fare tue le parole di Paolo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13), imparando ad attraversare le diverse stagioni della vita con Lui.

Sul mio divano, intanto, la testa torna a ciondolare e forse è arrivato davvero il momento di chiudere il portatile. Prima, però, vorrei lasciarti ciò per cui sono rimasto qui a scrivere: Chiudi gli occhi e lasciati amare. Dio è sempre con te in ogni cosa che fai. Lascialo agire dentro di te e tutto cambierà! #Santanotte

Alessandro Ginotta

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