• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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L’eternità ti scorre dentro e respira dalla tua anima

L’eternità ti scorre dentro e respira dalla tua anima

Vorresti che il tempo ti lasciasse finire di amare. Lo pensi quando una persona cara ti racconta qualcosa e tu, con le mani ancora occupate e la testa già altrove, rispondi: «Aspetta un momento», poi quel momento si allunga, arriva sera e ti accorgi che avresti voluto ascoltare meglio, dire di più, restare. Ti porti dentro parole che aspettano un’occasione, gesti che rimandi a quando sarai meno stanco, un bene così grande che qualche volta ti sembra impossibile farlo entrare nelle tue giornate. «Domani», ti prometti, ma intanto qualcosa, nel profondo, continua a chiedere spazio. Vorrei raggiungerti proprio lì, dove custodisci tutto l’amore che non sei ancora riuscito a dare, per confidarti una notizia che riguarda il tuo destino e può cambiare il tuo presente: tu sei eterno, e sei infinitamente amato.

Il mio in(solito) commento a:
Beati i poveri in spirito (Matteo 5,1-12)

Gesù vede la folla, sale sul monte e si siede; i discepoli gli si avvicinano e Lui comincia a parlare: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». Mi colpisce quel presente, perché la promessa raggiunge persone ancora immerse nella propria storia, con le mani vuote e molte domande aperte. Vorrei accompagnarti fra loro e fermarmi con te ad ascoltare, lasciando che quelle parole attraversino ciò che oggi stai vivendo. Il Regno è già loro: Dio comincia a donarsi mentre la vita aspetta ancora di essere rimessa insieme.

Anche la tua vita gli appartiene fin dall’inizio, da quando, nel concepimento, hai cominciato a esistere e hai ricevuto il dono di un’anima spirituale e immortale. Hai avuto un principio, ma la morte del corpo non cancellerà la tua anima; e la promessa cristiana arriva fino alla risurrezione del corpo, perché tutta la tua persona è chiamata alla salvezza. Sei eterno per dono: Dio ti ha voluto e ti chiama a vivere con Lui per sempre. Prova a lasciare che questa verità ti raggiunga personalmente, fino a quel punto in cui fatichi a riconoscere quanto vali.

Tu, che forse misuri le tue giornate da quello che riesci a concludere e la tua importanza da quanto gli altri sembrano avere bisogno di te, puoi cominciare a guardarti con occhi diversi. Dio conosce il bene che desideri anche quando le parole ti escono male, vede la tenerezza che nascondi dietro una risposta sbrigativa, ascolta ciò che trattieni quando cerchi di evitare altre preoccupazioni a chi ti vive accanto. Davanti a Lui puoi smettere di alleggerire il tuo peso per non fare preoccupare gli altri e consegnarlo intero.

Forse la povertà in spirito comincia proprio con questa fiducia, quando trovi il coraggio di dire: «Ho bisogno di Te», e resti lì, in preghiera, in ascolto. Puoi farlo anche tu che sostieni tutti e chiedi poco, tu che hai imparato a cercare una soluzione prima ancora di concederti una lacrima. Lascia affiorare dal fondo dell’anima una domanda: «Come vivrei, se mi sapessi davvero amato?». Non affrettare la risposta; permettile di raggiungere le tue difese, le pretese che hai verso te stesso, il bisogno di dimostrare continuamente che meriti un posto.

E se proprio lì incontrassi qualcosa di cui ti vergogni, un errore grave, persino gravissimo, ti prego di continuare ad ascoltare. Dio conosce ciò che è accaduto e ti ama; conosce anche il dolore di chi hai ferito, le conseguenze che continuano a pesare, le giustificazioni dietro cui forse hai cercato riparo, e il suo amore ti raggiunge dentro questa verità difficile. Il tuo errore può averti cambiato la vita, ma non ha cancellato l’amore di Dio per te. Proprio dove più hai sbagliato, più hai bisogno di lasciarti raggiungere dalla sua misericordia, perché tu possa guardare in faccia ciò che hai fatto senza smettere di guardare verso di Lui.

È da questa certezza che può nascere il coraggio di cambiare. Quando ti sai ancora amato, puoi riconoscere una responsabilità senza sentirti annientato, chiedere perdono senza inventare attenuanti, cercare un modo concreto di riparare rispettando il tempo e la libertà dell’altro. La grazia ti precede e ti sostiene, mentre tu impari a risponderle attraverso una scelta, poi un’altra, e dentro questo cammino la domanda cambia: dal tormento di ciò che ormai è accaduto comincia ad affiorare il desiderio del bene che puoi compiere adesso.

Le Beatitudini entrano così nella tua giornata e le danno un movimento nuovo. La misericordia prende forma quando concedi a qualcuno la possibilità di spiegarsi; la pace cresce mentre trattieni la frase che lo umilierebbe; la fame di giustizia ti spinge a intervenire quando sarebbe più comodo voltarti dall’altra parte. Gesù promette consolazione a chi piange e riconosce il bene di chi resta fedele anche nella persecuzione: tiene aperto il futuro là dove il presente sembra aver pronunciato una condanna. E tu puoi portare questa promessa dentro una conversazione difficile, sul lavoro, nella tua famiglia, accanto a una persona che nessuno ascolta, fino a diventare una pagina vivente di quel Vangelo che hai lasciato entrare nel cuore.

Perfino il tempo acquista un sapore diverso quando cominci a riconoscere quanto amore può abitare un solo istante. Una parola sincera può interrompere un silenzio durato anni, un gesto di cura può restituire dignità a una giornata, la tua presenza può aiutare qualcuno a sentirsi meno solo. Sono cose piccole, eppure coinvolgono quanto hai di più profondo: la tua capacità di conoscere, di scegliere, di volere bene, quella parte intima di te che Dio custodisce e chiama a crescere.

Gli affetti più veri, la tenerezza, l’amore che ti fa palpitare il cuore sono chiamati a trovare in Lui il loro compimento, liberati da ciò che oggi li ferisce. Puoi affidargli anche le persone che ami e che non puoi più stringere, portando davanti a Lui il loro nome e tutto ciò che avresti ancora voluto condividere. La comunione con Dio supera quello che riusciamo a immaginare e custodisce la nostra identità: nel Cielo sarai tu, pienamente riconoscibile, finalmente capace di ricevere e donare amore senza ciò che adesso lo imprigiona.

Nella festa di Tutti i Santi vorrei che sentissi rivolta personalmente questa chiamata, perché la santità può prendere forma proprio nella tua storia, attraverso il bene che scegli di accogliere e di restituire. Puoi cominciare oggi, pronunciando quel «ti voglio bene» che continui a rimandare, offrendo un grazie preciso, trovando il coraggio di un primo gesto di riconciliazione. Lascia che qualcuno riceva adesso un poco dell’amore che custodisci e permetti anche a te stesso di riceverne, senza aspettare di sentirti abbastanza bravo, abbastanza forte, abbastanza degno.

Vorrei lasciarti con questa certezza, così semplice e così grande da poterci riposare dentro: Dio ti ama mentre la tua vita è ancora incompiuta, mentre impari a chiedere perdono, mentre cerchi la forza di fare un passo diverso. Conosce il desiderio che ancora ti commuove e sa raggiungere la parte più bella di te anche quando tu fatichi a ritrovarla; puoi affidargli ciò che resta irrisolto e tornare a scegliere il bene, perché il suo amore ti accompagna davvero. Hai ancora amore da ricevere, hai ancora amore da dare, e quel «per sempre» che il cuore continua a desiderare è la vita alla quale Lui ti chiama #Santanotte

Alessandro Ginotta

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