• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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L’alba dei “sì” perduti

L’alba dei “sì” perduti

Quando finalmente metti piede in quella vigna, ti accorgi che non sei solo. L’aria profuma di terra e di sole, e il silenzio è pieno di voci. Ti guardi intorno e scopri che lì ci sono altri come te — volti segnati dal tempo, occhi che raccontano cadute e rinascite. Uomini e donne che hanno detto “no” mille volte, che si sono persi, feriti, rialzati… ma che, nonostante tutto, non hanno mai smesso di cercare.

E allora capisci. Capisci che il Regno di Dio non è un club per perfetti, ma una casa per chi ha il coraggio di rialzarsi. È un abbraccio per chi ha pianto, una carezza per chi si è sentito escluso, una festa per chi — pur avendo sbagliato — ha conservato un briciolo di amore nel cuore. Perché agli occhi di Dio, non è l’errore a definire la tua storia, ma la voglia di ricominciare.

Il mio in(solito) commento a:
È venuto Giovanni e i peccatori gli hanno creduto (Mt 21,28-32)

Il sole si alza lento sull’orizzonte, accarezza la vigna ancora umida di rugiada. Il profumo dell’uva matura riempie l’aria. Un padre anziano si ferma sulla soglia di casa, guarda lontano, poi chiama i suoi figli. «Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». Il primo lo ascolta, abbassa gli occhi e risponde di getto: «Non ne ho voglia». Chissà cosa c’era dietro quel “no”. Stanchezza? Rabbia? Forse la voglia di sentirsi libero. Ma quelle parole restano sospese, pesanti. Cammina, ci pensa, e quel “no” comincia a graffiargli il cuore. E allora torna sui suoi passi. Si pente. E va.

Il secondo, invece, sorride: «Sì, signore». La risposta giusta. Perfetta. Pulita. Ma il suo “sì” resta solo un suono, un gesto di convenienza. Perché poi non si muove. Non fa nulla. Il suo cuore, forse, era altrove.

E tu? In quale dei due ti riconosci? A volte, diciamo la verità, ci comportiamo un po’ come il secondo: pronti a dire “sì” a Dio, convinti nelle intenzioni… e poi travolti dal ritmo della vita, dalle urgenze, dalle paure, dal “poi lo farò”. E ogni volta ci accorgiamo che quel “sì” mancato lascia un vuoto dentro. Un’inquietudine che non mi dà pace.

Ma Gesù non racconta questa parabola per condannarci. La racconta per accarezzarci l’anima. Per ricordarci che non è mai troppo tardi per cambiare direzione. Che non importa quante volte abbiamo detto “no”, se adesso abbiamo il coraggio di dire “sì”. Perché Dio non cerca parole perfette, ma cuori che si lasciano toccare. Anche stanchi. Anche disordinati. Anche feriti.

Il primo figlio sbaglia, certo. Ma poi ascolta quella voce sottile che gli nasce dentro: “Torna. Prova di nuovo”. E decide di farlo. Ecco dove comincia la conversione: nel momento in cui la stanchezza diventa desiderio, e il rimorso si trasforma in passo verso casa.

Dio è come quel padre che non smette di guardare l’orizzonte. Ogni sera, attende il ritorno di chi ama. E quando finalmente ti vede arrivare, non ti chiede nulla. Ti corre incontro. Ti abbraccia. Perché per Lui, ogni ritorno è una resurrezione. O come Gesù, che alza lo sguardo e incontra Zaccheo su quell’albero.
Un uomo che aveva detto troppi “no” alla vita, ma che, quel giorno, ha avuto il coraggio di cercare un “sì”.
E quel piccolo desiderio di verità gli ha cambiato il destino.

E allora sì, il Regno di Dio è pieno di volti come il tuo. Di chi ha caduto e si è rialzato. Di chi non ha smesso di amare anche quando tutto sembrava perduto. Di chi ha detto “no”… ma ha trovato la forza di tornare. Perché Dio non vuole schiavi ubbidienti, ma figli liberi. E ogni volta che uno di noi rientra nella Sua vigna, il cielo esplode di gioia.

Forse è questo il momento di dire quel “sì” che avevi rimandato. Quel “sì” che profuma di pace, di perdono, di vita nuova. Quel “sì” che fa tremare il cielo. Perché l’uomo ha sete di Dio. E Dio… ha sete di te #Santanotte

Il dipinto di oggi è: “Il Battesimo di Cristo”, del Maestro di Francoforte, 1520, olio su tela, 169x292cm, Museo Nazionale di Catalogna, Barcellona

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