
La verità che ti abita (e che hai sempre evitato)
Quante volte ti sei sentito perso, disorientato, come se stessi camminando dentro una stanza piena di porte senza sapere quale aprire, quale evitare, quale conduce davvero alla vita? E poi arriva Lui, con una semplicità che disarma e una profondità che spalanca l’infinito, e ti dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Giovanni 14,1-12)… non una via, non una possibilità tra tante, ma la Via, quella che non si smarrisce perché non è una strada da percorrere, è una Presenza da abitare.
Il mio in(solito) commento al Vangelo
«Io sono la via, la verità e la vita» (Giovanni 14,1-12)
E allora fermati un istante, proprio adesso, e lasciati attraversare da questa parola, perché qui non si tratta di capire, si tratta di entrare… entrare dentro un mistero che non si lascia rinchiudere nelle definizioni, ma che ti avvolge, ti chiama, ti riguarda.
Quando Gesù dice: «Io sono nel Padre e il Padre è in me», non ci sta offrendo una formula teologica da studiare, ma una vertigine da vivere, perché ci sta dicendo che Dio non è solitudine, Dio è relazione, Dio è comunione viva, un intreccio eterno di amore che non trattiene nulla per sé ma continuamente si dona, si riversa, si comunica.
E qui accade qualcosa di sconvolgente. Perché se Dio è questo amore che circola, che fluisce, che abita il Figlio e dal Figlio si riversa su di noi… allora anche tu non sei fuori da questo movimento. Non sei spettatore. Sei coinvolto. Sì, proprio tu!
E allora quelle parole che sembrano proiettate lontano, «verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi», iniziano a vibrare in modo diverso, perché non parlano solo di un “dopo”, ma di un “dentro”. Non solo di un futuro, ma di una appartenenza. Non è soltanto promessa di Paradiso. È rivelazione di identità.
E qui, permettimi di accompagnarti ancora più in profondità, perché forse ciò che sto per dirti lo hai sempre intuito, ma non hai mai osato dirlo fino in fondo… Se tutto è stato creato da Dio, se tutto esiste perché è stato voluto, pensato, amato… allora nulla è estraneo a Lui. Nulla è “fuori”. Nulla è “altro”.
Immagina la Creazione come un’esplosione d’amore, un atto originario che potremmo accostare, con le nostre parole limitate, a quel mistero che la scienza chiama Big Bang… un istante in cui l’amore di Dio si è “espanso”, si è fatto spazio, tempo, materia… si è “condensato” in ciò che vediamo, tocchiamo, viviamo.
E allora prova a guardarti. Non sei solo carne. Non sei solo storia. Non sei solo fragilità. Se tutto è amore di Dio che prende forma… allora anche tu sei una scintilla di quell’amore, una piccola fiamma accesa nell’universo, una luce che porta dentro di sé la memoria dell’eterno. Non è poesia. È vertigine.
Dentro di te brilla qualcosa che non finirà. Dentro di te abita una traccia di infinito che non può essere cancellata. E quando la tua vita sembrerà spegnersi, in realtà non farà che ritornare alla sorgente, ricongiungersi a quell’oceano da cui è partita. Non perdiamo Dio. Torniamo a Dio.
E allora capisci perché Gesù insiste, quasi con dolcezza ostinata: «Non credi?». Perché tutto passa da lì. La fede non è uno sforzo mentale, non è un dovere da adempiere, ma è una porta che si apre dall’interno. È fiducia. È abbandono. È permettere a Dio di essere Dio… anche dentro di te.
Perché quando credi, accade qualcosa di inaudito. «Chi crede in me compirà le opere che io compio, e ne compirà di più grandi». Non è un’esagerazione. Non è un paradosso. È una chiamata.
Vuol dire che Dio desidera agire attraverso di te, che la sua vita può scorrere nella tua vita, che le sue opere possono prendere forma nelle tue mani, nei tuoi gesti, nelle tue parole. Non sei troppo piccolo. Non sei troppo fragile. Non sei troppo lontano. Se credi, diventi passaggio. Se ti fidi, diventi spazio. Se ti apri, diventi miracolo. Non perché sei capace… ma perché lasci fare a Lui.
E allora dimmi: quante volte hai chiesto un segno, quando invece eri chiamato a diventarlo? Quante volte hai aspettato un miracolo, quando Dio stava cercando proprio te per compierlo?
Questo Vangelo non consola soltanto. Sconvolge. Non accarezza soltanto. Risveglia. Non ti dice: “Andrà tutto bene”. Ti dice: “Io sono con te, dentro di te, attraverso di te”. E a questo punto la domanda non è più: “Dove devo andare?”, la domanda diventa: “Chi voglio lasciare vivere in me?”.
Perché la Via non si percorre… si accoglie. La Verità non si possiede… si lascia svelare. La Vita non si trattiene… si dona. E tu, oggi, puoi scegliere. Puoi restare alla superficie, oppure lasciarti attraversare da questa luce che non chiede di essere capita, ma solo creduta.
Perché basta un granello di fede, uno soltanto, per aprire crepe nell’impossibile e lasciare entrare Dio. E quando Dio entra… niente resta uguale. Niente. Nemmeno tu #Santanotte
Alessandro Ginotta

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