• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Dio ha un volto. E ti sta guardando

Dio ha un volto. E ti sta guardando

C’è una frase di Gesù che non è una semplice dichiarazione, ma una porta spalancata sull’infinito che improvvisamente si fa vicino, visibile, umano: «Chi ha visto me, ha visto il Padre».

Il mio in(solito) commento a:
Chi ha visto me, ha visto il Padre (Giovanni 14,7-14)

E allora ti chiedo: quando guardi Gesù, che cosa vedi davvero? Vedi un personaggio del passato, una figura buona da ricordare, oppure riesci a intravedere qualcosa che ti riguarda adesso, che ti tocca, che ti chiama per nome?

Perché il punto è tutto qui, ed è più scomodo di quanto vorremmo ammettere: noi diciamo di credere in Dio, ma poi lo cerchiamo lontano, complicato, irraggiungibile, mentre Lui ha scelto la via più disarmante di tutte, quella di farsi volto, di farsi gesto, di farsi incontro, e lo ha fatto in Gesù, così che non ci fossero più scuse, così che nessuno potesse dire: “Non so dove cercarlo”.

Vuoi sapere com’è Dio? Allora guarda come Gesù si ferma davanti a chi tutti evitano, e mentre il mondo passa oltre, Lui resta. Vuoi capire come ama Dio? Guarda come Gesù perdona quando nessuno perdonerebbe, e mentre tutti condannano, Lui rialza. Vuoi incontrarlo davvero? Smetti di cercarlo lontano, perché Dio non è mai stato altrove: è sempre stato lì, incredibilmente vicino, così vicino da sembrarti quasi troppo umano per essere divino.

E proprio quando inizi a intuire tutto questo, quando già ti sembra tanto, forse troppo, Gesù rilancia, alza ancora l’asticella, e lo fa con una promessa che ti destabilizza e ti affascina allo stesso tempo, perché ti guarda e ti dice che anche tu, sì proprio tu, «compirai le opere che io compio e ne compirai di più grandi».

Più grandi. Non più facili, ma più grandi. E allora dentro di te nasce quella resistenza sottile ma tenace, quella voce che sussurra: “Io no, io non sono capace, io non sono degno, io non sono pronto”, eppure Gesù non ritira la parola, non la ridimensiona, non la addolcisce, ma la lascia lì, intatta, potente, quasi provocatoria.

Perché vedi, il miracolo non nasce da ciò che sei, ma da quanto sei disposto ad aprirti, non prende forma nella tua perfezione ma nella tua fiducia, e cresce proprio lì dove smetti di controllare tutto e inizi ad affidarti.

Dio produce miracoli che si nutrono della tua speranza, e più tu osi sperare, più lasci spazio a ciò che non avresti mai immaginato. Non sempre saranno eventi eclatanti, non sempre saranno segni che tutti vedono, ma saranno reali, profondi, decisivi, e spesso accadranno in silenzio, mentre la tua vita cambia direzione senza fare rumore.

Una parola che arriva quando stavi per cedere, un incontro che sposta tutto, un tempo che si dilata quando sembrava finito, una strada che si apre proprio dove avevi smesso di cercarla.

E allora forse inizi a capire che il vero miracolo non è ciò che accade fuori, ma ciò che accade dentro di te, quando finalmente smetti di avere paura di Dio e inizi a fidarti davvero di Lui: Chi ha visto me, ha visto il Padre. E chi lascia passare Dio attraverso la propria vita… lo rende visibile.

Capisci cosa significa questo? Non sei chiamato soltanto a credere in Dio, ma a lasciarlo trasparire, a diventare, nella tua quotidianità fragile e imperfetta, un segno vivo della sua presenza. Non sei chiamato a fare cose straordinarie per apparire, ma a vivere in modo così vero… da rendere Dio riconoscibile.

Sei disposto a crederci davvero, anche quando non capisci, anche quando tutto sembra smentirti, anche quando ti senti piccolo, inadeguato, fragile? Perché è proprio lì, in quella crepa che cerchi di nascondere, che Dio entra. È proprio lì, dove pensi di non bastare, che Lui inizia a operare. È proprio lì, dove ti arrendi… che Lui comincia.

Apriti allo straordinario, ma non aspettarlo fuori: permettigli di nascere dentro di te. E scoprirai che Dio non è un’idea da raggiungere, ma una presenza da accogliere #Santanotte

Alessandro Ginotta

La Trinità è un dipinto a olio su tela 176×122 cm realizzato da Giovan Battista Moroni nel 1560 per la chiesa della Trinità ed esposto nella chiesa di San Giuliano di Albino

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Vuoi ricevere i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter. È gratis e potrai cancellarti in ogni momento!

Vuoi ricevere i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter. È gratis e ti potrai cancellare in ogni momento!

Continua a leggere