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La salvezza ha avuto anche il volto minuto di una bambina

La salvezza ha avuto anche il volto minuto di una bambina

C’è una tenerezza vertiginosa nel pensare che Maria, prima di stringere Gesù tra le braccia, sia stata stretta a sua volta. Prima del Magnificat c’è stato un vagito. Prima del viaggio verso Betlemme, i suoi primi passi incerti. Prima di diventare Madre, è stata una bambina che cercava un volto amico nel buio. Qualcuno l’ha cullata senza sapere che stava addormentando la donna che avrebbe vegliato il sonno di Dio. Qualcuno le ha insegnato a pronunciare le prime parole, mentre il Verbo già preparava in lei la propria dimora.

Il mio (in)solito commento a:
«Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Matteo 1,1-16.18-23)

La salvezza ha avuto anche il volto minuto di una bambina.

Matteo apre il suo Vangelo facendo scorrere una lunga successione di nomi. È un corridoio affollato di vite: padri, madri, figli, re, stranieri, giusti, peccatori, persone luminose e altre perdute nelle pieghe della storia. Ognuno porta qualcosa, ognuno consegna qualcosa alla generazione successiva. Ci siamo anche noi, dentro quelle righe.

Ognuno viene da una storia che continua a vivergli dentro. Portiamo il sorriso di qualcuno, il carattere di qualcun altro, una paura imparata da bambini, un gesto che ci ricorda nostra madre. Portiamo frasi ascoltate mille volte, regole mai scritte, tenerezze ricevute e carezze che ci sono mancate. La nostra genealogia abita il modo in cui amiamo.

Abita la fretta con cui chiediamo scusa, oppure la fatica che facciamo a pronunciare quella parola. Abita le nostre reazioni, il bisogno di essere approvati, la paura di essere lasciati. Vive nella telefonata che rimandiamo, nella fotografia che continuiamo a tenere sul comodino, nel nodo che sentiamo ogni volta che a tavola viene pronunciato un certo nome.

Dio conosce tutto. Sa da dove veniamo e quanta strada abbiamo dovuto percorrere per diventare ciò che siamo. Conosce la nostra parte più bella e quella che cerchiamo di nascondere perfino a noi stessi. Entra nella storia umana con la delicatezza di chi sa attraversare le crepe senza allargarle.

Questo lungo elenco di nomi ci consegna una speranza immensa: nessuna famiglia è troppo complicata per Dio. Nessun passato è capace di impedirgli di arrivare. Nessuna ferita gli fa perdere la strada. E alla fine di quella lunga fila appare Maria.

Nella festa della sua Natività celebriamo una bambina della quale il mondo ignora l’esistenza. Mentre gli imperi misurano la propria forza, gli eserciti marciano e i potenti inseguono la gloria, il futuro cresce nel silenzio di una casa. Maria ha mani piccole, occhi spalancati, un cuore ancora tutto da scoprire. In lei Dio sta già preparando un varco verso l’umanità.

La salvezza cresce senza pubblico. Accade ancora oggi. Mentre prepari il caffè con gli occhi pieni di sonno. Mentre cerchi le parole giuste per parlare con la persona che ami e tra voi sembra essersi alzato un muro. Mentre aspetti una risposta dall’ospedale, invii l’ennesimo curriculum, paghi una bolletta, pieghi i vestiti di chi non tornerà più. È proprio lì che Dio ama deporre i suoi inizi.

Forse dentro di te sta nascendo il coraggio di affrontare ciò che hai evitato per anni. Forse senti il desiderio di ricucire una relazione, di smettere di punirti, di tornare a pregare. Forse stai scoprendo una forza che credevi di non possedere. È ancora piccola, trema, fatica a trovare voce. Abbine cura. Le cose capaci di cambiare una vita, all’inizio, hanno spesso il respiro leggero.

Poi il Vangelo ci porta accanto a Giuseppe. È un uomo abituato a lavorare con le mani. Sa riconoscere le venature del legno, sa dove intervenire perché una porta torni ad aprirsi, sa levigare una superficie ruvida. Ora, però, si trova davanti a qualcosa che nessun mestiere può aggiustare. Maria aspetta un bambino. Il futuro che aveva immaginato gli si spezza davanti. Giuseppe somiglia a ciascuno di noi quando la vita prende una direzione che non avevamo scelto.

Quando arriva una diagnosi e il tempo assume improvvisamente un altro peso. Quando perdiamo il lavoro, una persona cara, la fiducia in qualcuno. Ci sono dolori davanti ai quali anche le mani più capaci restano vuote.

Giuseppe pensa, soffre, cerca una via. E nel momento più buio Dio gli parla: «Non temere di prendere con te Maria». Prendila con te. Porta dentro la tua casa ciò che ancora non riesci a comprendere. Rimani accanto a ciò che ami mentre cerchi una risposta. Lascia una porta aperta al mistero. Impedisci alla paura di decidere quale persona vuoi diventare. Poi l’angelo aggiunge: «Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo».

Giuseppe guarda un problema; Dio gli rivela una presenza. Giuseppe teme la fine della propria storia; lo Spirito sta preparando un nuovo inizio. Quante volte accade anche a noi di chiamare disgrazia ciò che ancora non sappiamo leggere, di considerare perduto ciò che Dio sta lentamente trasformando, di avere paura proprio davanti alla soglia dalla quale potrebbe entrare una vita nuova. Lo Spirito continua a generare.

Genera pazienza in chi pensava di averla esaurita. Genera parole di perdono in gole chiuse da anni. Genera premura dentro giornate stanche. Genera dignità in chi è stato umiliato, desiderio in chi si sentiva spento, fiducia in chi ha conosciuto l’abbandono. Genera una minuscola volontà di vivere anche nel cuore di chi, questa sera, sente di avere perso tutto.

Forse il miracolo che attendi sta già cominciando dentro di te. Ha il volto di una telefonata che finalmente troverai il coraggio di fare. Di un «resta» pronunciato senza orgoglio. Di un «perdonami» che ti restituirà il respiro. Di una mano appoggiata sulla spalla di chi soffre. Di un mattino in cui riuscirai ad alzarti dal letto e sentirai che il dolore è ancora lì, ma tu sei un poco più vivo.

Maria ci insegna a offrire spazio. Giuseppe a custodire senza possedere. Gesù ci rivela un Dio che desidera abitare la nostra vita vera: quella spettinata, vulnerabile, attraversata dalle domande, ancora in cerca di pace.

Oggi forse il Signore ti chiede di proteggere qualcosa che sta appena nascendo: una relazione, una vocazione, una riconciliazione, il desiderio di curarti, una speranza che hai quasi vergogna di confessare. Non pretendere che sia già forte. Prendila con te. Custodiscila come Giuseppe. Offrile il tuo cuore come Maria.

Il futuro di Dio ha sempre il battito fragile di qualcosa che chiede di essere accolto. Ascoltalo. Forse, proprio mentre pensavi che tutto fosse finito, lo Spirito Santo ha già ricominciato la tua vita. E Dio, per tornare nel mondo, sta aspettando il tuo abbraccio #Santanotte

Alessandro Ginotta

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