
La risposta di Pietro
Immagina la scena: una sera, sulle strade polverose di Cesarea di Filippo, Gesù si ferma, si volta e guarda i suoi discepoli negli occhi. C’è un silenzio strano, quasi sospeso. E poi, all’improvviso, la domanda che nessuno si aspetta: «Ma voi, chi dite che io sia?». Non “la gente”, non “le folle”, non “gli altri”. Voi. Tu.
È una domanda che squarcia il silenzio e arriva dritta al cuore. Cosa avresti risposto tu?
I discepoli si guardano l’un l’altro, imbarazzati. Hanno visto Gesù moltiplicare pani e pesci, calmare tempeste, ridare la vista ai ciechi. Eppure, quando arriva il momento di testimoniare chi sia davvero quell’Uomo straordinario, le parole sembrano sfuggire.
Ma ecco che Simone, figlio di Giona, rompe gli indugi. Un pescatore, ruvido e impulsivo, senza istruzione, ma con un cuore capace di vedere oltre: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Lo dice di slancio, senza pensarci troppo. Ma non è la sua mente a parlare, è la sua anima. È Dio che in quel momento accende una scintilla nella sua voce.
Gesù sorride. Lo guarda con uno sguardo che abbraccia. «Beato te, Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli». E in quell’istante accade qualcosa di straordinario: Simone diventa Pietro. Da semplice pescatore a fondamento della Chiesa, custode delle chiavi del Regno dei Cieli. Che vertigine, vero?
Ma attenzione, amico mio, perché questa storia non è solo di Pietro. È la nostra storia.
Quando permettiamo a Dio di illuminare la nostra anima, vediamo lontano. La luce ci fa leggere il mondo con occhi nuovi. Ma basta un attimo di distrazione… basta che l’orgoglio faccia capolino, che ci illudiamo di essere noi i protagonisti di quei successi che, in realtà, ci sono stati solo affidati. E la luce si spegne. Scivoliamo, inciampiamo, cadiamo.
È successo anche a Pietro. Appena ricevute le chiavi del Paradiso, si monta la testa. Crede di potersi addirittura permettere di rimproverare Gesù. Quando il Maestro parla della sua Passione, Pietro lo prende in disparte, e gli dice: “No, Signore! Non ti accadrà mai!”. È convinto di sapere cosa sia giusto. Ma, in realtà, ha smesso di ascoltare la voce di Dio dentro di sé.
Ed è lì che Gesù lo richiama con parole durissime: «Va’ dietro a me, Satana!». Non perché lo voglia umiliare, ma per scuoterlo, per ricordargli che deve smettere di pensare “secondo gli uomini” e tornare a pensare “secondo Dio”. È un invito che riguarda anche me e te: tornare a guardare nel profondo, lì dove Dio ha acceso una piccola luce che nessuna tenebra può spegnere.
Pietro inciampa. Ma non è una caduta definitiva. È un inciampo che gli insegnerà a camminare con più umiltà. E anche noi, ogni volta che cadiamo, possiamo rialzarci più forti, se scegliamo di rimetterci alla scuola della Luce.
Dunque, fermiamo la testa e muoviamo il cuore. Rimettiamo Dio al centro e lasciamoci guidare da Lui. Solo così, le porte degli inferi non prevarranno #Santanotte
Alessandro Ginotta

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