
La parte di te che non ha mai smesso di cercare Dio
Ci sono momenti in cui ti senti tirato da due parti opposte, e forse ti capita più spesso di quanto tu voglia ammettere, perché da una parte senti dentro una nostalgia inspiegabile di infinito, un desiderio di pace, di verità, di Dio, e dall’altra il mondo continua a strattonarti verso il basso con le sue illusioni veloci, con le sue promesse rumorose, con tutto ciò che luccica ma non illumina davvero.
Il mio in(solito) commento a:
“Siano una cosa sola, come noi” (Giovanni 17,11-19)
E allora ti accorgi che la battaglia più grande non si combatte fuori, ma dentro di te. Nel tuo cuore. Nei tuoi pensieri. In quella continua tensione tra ciò che sei e ciò che sei chiamato a diventare.
Sai cosa mi sconvolge di questo Vangelo? Che Gesù pronuncia queste parole poche ore prima della croce, quando ormai il tradimento è vicino, quando l’ombra del dolore si sta allungando su di Lui, eppure il suo pensiero non corre a Sé stesso ma a noi, alla nostra fragilità, alla nostra solitudine, alla paura che avremo di perderci. E così alza gli occhi al Padre e pronuncia una delle frasi più commoventi di tutto il Vangelo:
“Custodiscili… perché siano una cosa sola, come noi”.
Come noi. C’è una vertigine immensa dentro queste parole, perché Gesù non sta chiedendo semplicemente che andiamo d’accordo, non sta parlando di una pace fragile costruita sulle convenienze umane, ma di qualcosa di infinitamente più profondo, più misterioso, più sconvolgente: ci sta invitando ad entrare nella stessa comunione d’amore che esiste da sempre tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Hai capito? Dio non ti vuole vicino, ti vuole dentro il Suo amore. E forse è proprio questo che il nostro cuore cerca da sempre senza riuscire nemmeno a dirlo bene. Perché puoi riempirti la vita di cose, di impegni, di persone, perfino di successi, eppure resterà sempre una stanza vuota dentro di te finché non lascerai entrare Dio.
L’uomo può sopravvivere senza molte cose, ma senza amore si spegne lentamente. E senza Dio rischia di dimenticare chi è davvero.
Noi veniamo dalla terra, sì, e portiamo addosso tutta la fragilità della polvere. Dentro quella polvere Dio ha soffiato il Suo respiro, e da quel momento in poi nessun essere umano è soltanto carne. Dentro di te abita una scintilla eterna che continua ostinatamente a cercare il Cielo anche quando tu fai finta di non sentirla.
Ed è bellissimo pensare che nemmeno il peccato riesca a cancellarla. Puoi cadere, puoi sbagliare, puoi allontanarti, puoi perfino smettere di pregare, ma quella scintilla continua a chiamarti per nome. Continua a bussare nel silenzio delle tue notti. Continua a farti sentire inquieto davanti a una vita vissuta soltanto in superficie. Continua a ricordarti che sei nato per qualcosa di immensamente più grande di questa terra.
Allora comprendi perché il male più terribile non è cadere, ma smettere di desiderare la Luce. Perché quando un uomo dimentica il Cielo, lentamente si abitua al buio, e finisce per chiamare “vita” una sopravvivenza senz’anima.
Gesù invece viene a riaccendere quella nostalgia. Viene a dirti che non sei fatto per restare diviso. Non sei fatto per vivere in guerra con te stesso. Non sei fatto per trascinarti tra ferite e paure senza speranza. Tu sei fatto per l’unità, per l’abbraccio, per tornare a casa.
E sai qual è la cosa più commovente? Che mentre tu magari dubiti di Dio, Lui non smette un solo istante di custodirti. Anche nelle tue cadute. Anche nelle tue contraddizioni. Anche quando ti senti indegno di essere amato.
Perché l’amore di Dio non funziona come il nostro: noi amiamo chi merita, Dio ama e basta. Ti ama quando splendi. Ti ama quando crolli. Ti ama quando sorridi. Ti ama quando piangi in silenzio senza dire niente a nessuno.
Forse la fede, alla fine, è tutta qui: lasciare che quella voce sia più forte del rumore del mondo. Lasciare che quella scintilla ritrovi il Fuoco da cui è nata. Lasciare che il cuore smetta finalmente di scappare e impari a riposare in Dio.
E allora sì, un giorno capiremo tutto. Capiremo perché ci sentivamo incompleti, perché nessuna gioia terrena bastava davvero, perché avevamo continuamente nostalgia di qualcosa che non riuscivamo nemmeno a nominare. Era Lui. È sempre stato Lui.
E, quando finalmente lo vedremo faccia a faccia, non ci saranno più maschere, né paure, né ferite, perché tutto ciò che dentro di noi era frammentato verrà riunito nell’Amore eterno di Dio. Solo Luce. Solo pace. Solo infinito. E finalmente saremo davvero una cosa sola con Lui. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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