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La pace che il mondo non può darti

La pace che il mondo non può darti

Il mondo investe in armi mentre le parole si fanno sempre più dure e ogni giorno sembra archiviarsi un principio che credevamo intoccabile. Stanno accadendo cose che solo ieri avremmo ritenuto impossibili. Ma la parte più inquietante è che noi, quasi senza accorgercene, stiamo iniziando a considerarle normali.

Il mio in(solito) commento a:
«Vi do la mia pace» (Giovanni 14,27-31).

Viviamo giorni in cui il mondo sembra aver fatto un salto all’indietro di ottant’anni, come se la storia, invece di insegnarci qualcosa, avesse scelto di ripetersi con una forza ancora più inquietante; la guerra – quella vera, quella che distrugge, che divide, che lascia cicatrici invisibili ma incancellabili – è tornata a bussare alle porte dell’Europa, e non è più qualcosa che riguarda “gli altri”, ma qualcosa che si insinua nei tuoi pensieri, nei tuoi discorsi, nel tuo modo di guardare il futuro. E allora sì, ti senti più fragile. Più esposto. Più solo.

Ed è proprio qui, nel cuore di questo smarrimento che sa di vertigine, che il Vangelo entra con una parola che sembra quasi fuori posto… e invece è l’unica capace di rimettere ordine dentro di te: pace. Ma di quale pace stiamo parlando?

Quante volte pronunciamo la parola “pace”… e quante volte, se siamo sinceri fino in fondo, ci accorgiamo che è rimasta soltanto un suono, una parola consumata, svuotata, quasi irriconoscibile tra le pieghe della nostra vita?

Perché Gesù è chiarissimo, quasi tagliente nella sua precisione: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Giovanni 14,27). Non è la stessa cosa. Non lo è affatto. La pace del mondo è una tregua. Quella di Dio è una trasformazione. La pace del mondo mette a tacere i conflitti. Quella di Dio li attraversa… e li trasfigura. La prima è fragile, temporanea, sempre appesa a un equilibrio precario. La seconda è radicale, profonda, incrollabile.

È una pace che non nasce quando tutto va bene, ma che resiste anche quando tutto sembra crollare; è una pace che non cancella il dolore, ma lo abita senza lasciarsi distruggere; è una pace che non ha bisogno di vincitori e vinti, perché cambia il cuore di entrambi. Non è una firma su un trattato. È una rivoluzione silenziosa dentro l’anima.

E allora capisci perché Gesù aggiunge, quasi sussurrandolo al tuo cuore: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». Perché il vero campo di battaglia non è fuori, ma dentro. È lì che si combatte la guerra più decisiva: quella tra la paura e la fiducia, tra il controllo e l’abbandono. Perché non è la guerra fuori a distruggerti per prima, ma il turbamento che lasci entrare dentro. E Gesù non ti promette un mondo senza tempeste, ma una pace capace di attraversarle senza affondare.

Poi arriva quella frase che, se la lasci scendere davvero in profondità, cambia tutto: «Vado e tornerò da voi». Non è un addio. È una promessa che attraversa il tempo: Cristo se ne va… ma resta. Resta nello Spirito che ti abita quando meno te lo aspetti. Resta nell’Eucaristia che ti nutre anche quando non capisci. Resta negli incontri che ti sorprendono quando pensavi di essere solo.

E allo stesso tempo tornerà. Questa è la Parusia: il ritorno definitivo di Cristo alla fine dei tempi, quando tutto sarà portato a compimento, quando ogni frammento troverà il suo posto, quando ogni ferita, anche quella che oggi ti sembra incomprensibile, verrà finalmente illuminata. Non è una fuga dalla realtà, ma è la chiave per abitarla senza disperare.

Perché se Lui torna… allora niente è perduto. Se Lui torna… allora ogni dolore è attraversato da un senso più grande. Se Lui torna… allora anche questa notte è già gravida di luce.

Vedi, il mondo non potrà mai capire fino in fondo la pace. Perché mentre noi feriamo, Dio perdona. Mentre noi ci allontaniamo, Dio si avvicina. Mentre noi crocifiggiamo, Dio salva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Luca 23,34).

Questa è la pace di Cristo. Non elimina il male, lo redime. Non cancella la ferita, la trasforma in feritoia di luce. Non nasce nei palazzi del potere, ma nel cuore di chi decide di amare anche quando costa. Non comincia tra le nazioni, ma inizia dentro di te #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Salvator Mundi”, di Andrea Previtali, 1519, olio su pioppo, 61,6×53 cm, National Gallery, Londra

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