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La mano che ti rialza: quando Gesù entra nella tua casa

La mano che ti rialza: quando Gesù entra nella tua casa

Dio, senza giudicare, si avvicina e ti prende per mano. E non ti strappa in piedi con forza, no. Ti solleva con delicatezza. Con la tenerezza di chi conosce i tuoi limiti, le tue fragilità, i tuoi nodi irrisolti

Il mio in(solito) commento a:
Guarì molti che erano affetti da varie malattie (Mc 1,29-39)

Oggi ti prenderò per mano e ti porterò con me in un viaggio che attraversa lo spazio e il tempo. Non servono valigie, né mappe: basta il desiderio di lasciarsi guidare. Andremo insieme a bussare alla porta di una piccola casa affacciata sul lago, in un villaggio di pescatori. La casa di Pietro… e di sua suocera. Una casa semplice, profumata di vita quotidiana, con le pareti che hanno visto gioie e fatiche, speranze e paure.

Se chiudi un attimo gli occhi, riesci quasi a sentirlo: un venticello leggero che scompiglia le foglie e fa vibrare l’aria, mentre il sole traccia striature d’argento sulle onde placide del lago. Cafarnao non è solo un luogo geografico, è un crocevia di destini. Qui hanno lasciato le reti Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni. Qui, proprio qui, la vita ha fatto una curva inattesa.

E mentre l’atmosfera del sabato ancora aleggia nell’aria, le strade si riempiono come per un’incantata coreografia. Solo poco prima, in sinagoga, c’era stato un evento che nessuno avrebbe dimenticato: Gesù aveva parlato con un’autorità che scuoteva dentro, e poi… quell’urlo, quella liberazione improvvisa, quella potenza che nessuno aveva mai osato immaginare. La fama di Gesù correva già di bocca in bocca come un’onda.

È in questo vociare diffuso che seguiamo i passi del Maestro verso la casa di Pietro. E tu vieni con me. Attraversiamo la soglia: dentro c’è penombra, fresco, quiete. Lontano dal caos di fuori. Ci laviamo i piedi come si usa fare, e ci accorgiamo che manca qualcosa: non ci sono odori di cibo, nessuna pentola sul fuoco, niente che faccia pensare al sabato festoso.

Perché? Perché la donna di casa – la suocera di Pietro – è a letto, febbricitante.

E allora, quasi in punta di piedi, scopriamo un frammento di vita familiare che i Vangeli non raccontano spesso. Pietro era sposato, aveva una casa, una famiglia, una quotidianità. E oggi quella quotidianità è ferita da una febbre che immobilizza e ruba il respiro.

Ed ecco la scena: Gesù entra nella stanza e non dice nulla. Nessun gesto solenne. Nessuna formula misteriosa. Solo un gesto umanissimo, quasi disarmante nella sua semplicità: prende la donna per mano.

E in quel preciso istante accade qualcosa. La febbre si dissolve. La vita riprende a scorrere. La donna si alza… e si mette a servire.

Ma non è un servire “da domestica”, è il servire di chi è stato toccato dall’Amore. È il gesto di chi ha ricevuto e ora può restituire. Perché quando Gesù ti rialza, tu non puoi rimanere fermo: devi andare, devi amare, devi vivere.

E allora mi fermo un attimo e ti guardo negli occhi, perché qui c’è una verità che riguarda te. Sì, proprio te.

Gesù non compie miracoli per “fare colpo”. Guarisce per avvicinarsi. Guarisce per entrare in relazione. Guarisce per restare.

La suocera di Pietro non è solo un personaggio del Vangelo: è l’icona di ciò che Gesù desidera fare con ciascuno di noi. Sollevarti dalla tua febbre — qualunque essa sia.

Perché ognuno ha la sua febbre: la preoccupazione che non ti lascia dormire, la delusione che arde dentro, la paura che ti blocca, il senso di colpa che ti trascina in basso.

E Lui, senza giudicare, si avvicina e ti prende per mano. E non ti strappa in piedi con forza, no. Ti solleva con delicatezza. Con la tenerezza di chi conosce i tuoi limiti, le tue fragilità, i tuoi nodi irrisolti.

Gesù ci guarisce così: non dall’alto, ma da vicino. Non con spettacolo, ma con amore. Non per mostrarci il suo potere, ma per restituirci alla nostra vita. Perché il vero miracolo non è solo la febbre che passa. Il vero miracolo è il cuore che ricomincia a battere all’unisono con il suo. E allora sì, comprendiamo tutto: Gesù vuole incontrarci, non liberarci per lasciarci andare, ma guarirci per tenerci accanto. Perché una volta ristabiliti, senza più dolore e paura, possiamo finalmente stare con Lui.

E scoprire, forse per la prima volta, dove abita davvero il nostro tesoro. Perché — lo sai — dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore (Mt 6,21).

E se il tuo tesoro diventa Lui… allora il tuo cuore brillerà #Santanotte

Alessandro Ginotta

L’immagine di oggi è: “Gesù guarisce la suocera di Simone”, Duomo di Monreale (PA), XII-XIII secolo.

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