• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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La gioia che non scappa davanti alle pietre

La gioia che non scappa davanti alle pietre

Le cose belle durano poco. Lo dici anche tu, lo so. È una frase che esce facile, quasi automatica. Come se servisse a proteggerci dalle delusioni. Ma oggi il Vangelo ti prende per le spalle, ti guarda negli occhi e ti chiede: ne sei davvero sicuro?

Il mio in(solito) commento a:
Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro (Mt 10,17-22)

Vieni, entra con me in questo paradosso che spiazza. Ieri eri ancora immerso nella luce del Natale, nel profumo di una gioia fragile e tenera come un Bambino. Oggi, senza preavviso, la Chiesa ti mette davanti Santo Stefano, il primo martire. Dalla mangiatoia alle pietre. Dalla culla al sangue. È un passaggio brusco, quasi violento. Eppure non è una stonatura. È una rivelazione.

Perché vedi, se la gioia fosse solo emozione, sarebbe già finita. Se fosse solo entusiasmo, non reggerebbe l’urto della vita. Ma la gioia che nasce da Dio… quella non scappa davanti al dolore. Ci passa attraverso.

Prova a immaginare Stefano. Non come una statua, non come un santo lontano. Immaginalo come uno di noi. Un uomo con un cuore che batte forte, con la paura che sale, con il corpo che trema. Eppure, proprio mentre tutto sembra crollare, lui guarda in alto. Non per fuggire, ma per restare. E vede il cielo aperto. Capisci? Il cielo non si chiude nemmeno quando la terra diventa feroce.

E mentre le pietre colpiscono, dalla sua bocca non esce rabbia, non esce vendetta. Esce una preghiera.
Non è coraggio umano. È qualcosa di più grande. È lo Spirito che parla al posto suo. È la promessa del Vangelo che si compie davanti ai tuoi occhi: “Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.”

Forse anche tu, come me, conosci bene quelle gioie che durano poco. Una soddisfazione improvvisa. Un successo atteso. Un momento in cui tutto sembra finalmente al posto giusto. E poi… il silenzio. Il vuoto. La domanda che ritorna: “Tutto qui?”.

No, non è tutto qui. Perché quella non è la gioia dell’anima. È solo un riflesso.

La gioia vera nasce quando incontri Qualcuno. Non quando ottieni qualcosa, ma quando ti lasci raggiungere. È la gioia che ha iniziato a scavare nel cuore di un giovane di nome Saulo, proprio mentre assisteva alla morte di Stefano. Lui ancora non lo sa, ma la sua vita sta già cambiando. La sua via di Damasco è già in movimento.

E allora fermati un istante. Respira. Lascia che questa domanda ti cada addosso, piano: qual è la tua via di Damasco? Dov’è quel punto della tua storia in cui Dio sta cercando di incontrarti, magari attraverso una ferita, una fatica, una resistenza che non capisci?

Il mondo ti promette felicità veloce. Ti chiede di riempirti, di consumare, di correre. Ma più corri, più ti stanchi. Più accumuli, più senti il vuoto. Quando la vita interiore si chiude, la gioia si spegne. Quando invece lasci entrare Dio, succede qualcosa di sorprendente: torni a respirare.

Lascia allora che lo Spirito parli anche attraverso di te. Quando non sai cosa dire. Quando hai paura.
Quando amare sembra troppo difficile. Scoprirai che le cose più belle non sono quelle che passano in fretta. Sono quelle che ti trasformano. E quella gioia, te lo prometto, nessuna pietra riuscirà mai a spegnerla #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Santo Stefano”, di Carlo Crivelli, 1476, olio su tavola, 61×40 cm, National Gallery, Londra

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