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La geografia segreta del cuore

La geografia segreta del cuore

Viviamo immersi in un delirio di materialismo che ci convince, con voce suadente, che basti avere di più per stare meglio, che basti correre più forte per sentirsi vivi, che basti riempire l’agenda per non accorgersi del vuoto; eppure tu lo sai, lo senti nel punto più sincero di te, che esiste una fame che nessun oggetto sa saziare, una nostalgia che nessun risultato sa spegnere, una sete che nessuna gratificazione immediata riesce davvero a dissetare.

Il mio in(solito) commento al Vangelo: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6,19-23)

C’è una domanda che Gesù oggi ti posa tra le mani con una delicatezza disarmante, una di quelle domande che sembrano piccole e invece, appena le lasci entrare, cominciano a spostare mobili dentro l’anima: dov’è il tuo tesoro? Non ti chiede quanto possiedi, quanto hai costruito, quanto sei riuscito a mettere da parte; ti chiede dove abita il tuo cuore, perché il cuore, alla fine, si trasferisce sempre là dove noi scegliamo di custodire ciò che conta davvero.

E forse è proprio questo il punto più fragile e più luminoso del nostro tempo: abbiamo imparato a prenderci cura di quasi tutto ciò che si vede, il corpo, l’immagine, la casa, il lavoro, il conto, l’efficienza, eppure spesso lasciamo senza voce quella parte invisibile che ci tiene in piedi quando tutto il resto vacilla. Nutriamo la pelle e dimentichiamo la profondità, lucidiamo la superficie e lasciamo che l’anima resti in penombra, come una stanza chiusa da troppo tempo, dove la luce entra appena da una fessura.

Perché tu non sei soltanto materia che consuma giorni, sei anche respiro di cielo dentro la polvere della terra; sei corpo che cammina, certo, ma sei anche anima che cerca senso, luce che domanda orientamento, cuore che desidera una casa più grande di tutte le sicurezze che prova a costruirsi.

“Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”: Gesù non sta pronunciando una frase poetica da incorniciare, sta tracciando la mappa segreta della tua vita. Ti sta dicendo che il cuore ha una direzione, che ogni scelta lo educa, che ogni desiderio lo conduce da qualche parte, e che perfino le tue fatiche, le tue priorità, le tue piccole abitudini quotidiane raccontano dove hai deciso di mettere il centro.

Allora fermati un istante e prova ad ascoltarti senza giudicarti. Che cosa ti accende davvero? Che cosa ti rende più umano, più libero, più capace di amare? Dove senti che la tua vita si allarga invece di restringersi?

Il tesoro vero ha un profumo diverso dalle cose che luccicano e poi stancano, perché non fa rumore, ma lascia pace; non abbaglia, ma illumina; non ti possiede, ma ti restituisce a te stesso. È una parola buona detta nel momento giusto, una mano tesa quando sarebbe più comodo voltarsi, un perdono che scioglie il nodo che portavi dentro da troppo tempo. È il bene che scegli quando nessuno applaude, è la luce che custodisci quando il mondo sembra invitarti a spegnerla, è quella parte di te che torna a respirare quando smetti di inseguire tutto e ricominci a cercare l’essenziale.

Gesù aggiunge un’immagine potentissima: “La lampada del corpo è l’occhio”. Come guardi, così vivi. Se il tuo sguardo è limpido, tutta la tua vita si riempie di luce; se il tuo sguardo si appanna, anche ciò che possiedi può diventare buio, perché le cose, quando prendono il posto dell’anima, diventano catene eleganti, prigioni ben arredate, stanze piene in cui però manca l’aria.

Ecco perché hai bisogno di rialzare lo sguardo. Non per fuggire dalla terra, ma per abitarla meglio. Non per disprezzare ciò che è materiale, ma per rimetterlo al suo posto. Il pane è buono, il lavoro è importante, la casa è un dono, però tutto diventa più vero quando il cuore ricorda di appartenere anche al cielo, quando la vita concreta si lascia attraversare da una luce più alta, quando l’immanente torna a respirare nel trascendente.

Immagina, per un momento, di essere in una notte limpida, lontano dal frastuono, con il cielo sopra di te come una pagina spalancata. All’inizio vedi poco, poi l’occhio si abitua, le stelle emergono una dopo l’altra, e ciò che sembrava buio diventa profondità. Così accade dentro di te quando ricominci a fare spazio a Dio: prima percepisci appena una scintilla, poi quella scintilla diventa orientamento, poi l’orientamento diventa cammino.

Il tuo tesoro non è lontano da te, è nascosto nel punto in cui la tua anima smette di mendicare surrogati e torna a desiderare l’infinito. È lì che il cuore si alleggerisce, è lì che lo sguardo si purifica, è lì che la vita ritrova la sua proporzione più bella: piedi ben piantati nella terra e occhi finalmente capaci di cielo.

Allora oggi custodisci ciò che ti rende più luminoso, scegli ciò che ti fa crescere nell’amore, lascia che il tuo cuore torni a casa, perché il tesoro che conta davvero non è quello che puoi stringere tra le mani, ma quello che, mentre lo doni, ti rivela chi sei.

E tu sei molto più grande delle cose che possiedi. Sei una scintilla di eternità in cammino verso la Luce #Santanotte

Alessandro Ginotta

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