• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Il Vangelo che rompe le catene

Il Vangelo che rompe le catene

È come se Gesù dicesse anche a noi: se la fede non ci rende più umani, qualcosa si è spezzato. Perché Dio non ama essere difeso a colpi di norme. Ama essere riconosciuto nei volti, nelle storie, nelle ferite. Il vero scandalo non è una spiga strappata. Il vero scandalo è un cuore che non sa più commuoversi

Il mio in(solito) commento al Vangelo
«Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!» (Mc 2,23-28)

C’è un gruppo di uomini che cammina. Cammina tanto. Cammina da giorni. E a un certo punto ha fame. Fame vera, concreta, quella che non fa rumore ma indebolisce. I discepoli allungano la mano, strappano qualche spiga. Un gesto semplice, quasi naturale. Eppure basta questo per accendere lo scandalo.

Li vediamo, i farisei. E, se siamo sinceri, li riconosciamo. Sempre pronti a osservare, a misurare, a dire: non si fa. Difendono la legge, ma rischiano di dimenticare l’uomo. Proteggono Dio… e intanto lo tengono a distanza.

Gesù è lì. Non alza la voce. Non entra nella polemica. Fa qualcosa di molto più profondo: riporta l’uomo al centro. È come se dicesse anche a noi: attenzione, perché Dio non è venuto a complicarci la vita, ma a salvarla.

Il sabato. Il giorno santo. Il giorno del riposo. Ma che riposo è, se lascia fuori chi ha fame? Che sacralità è, se diventa un peso invece che un dono?

Gesù ribalta tutto con parole che liberano: il sabato è stato fatto per l’uomo. Non il contrario. La legge nasce per custodire la vita, non per schiacciarla. Quando smette di servire l’uomo, smette anche di raccontare Dio.

E questo Vangelo ci raggiunge da vicino. Perché il fariseo non è solo una figura antica. È una tentazione che attraversa il tempo. Abita anche in noi. Ogni volta che ci sentiamo “a posto” e guardiamo gli altri dall’alto. Ogni volta che giudichiamo una fede senza conoscere la fatica che la sostiene. Ogni volta che confondiamo la fedeltà con la rigidità e la verità con il controllo.

Quante volte abbiamo trasformato Dio in una regola invece che in una relazione? Quante volte abbiamo preferito difendere un principio piuttosto che prenderci cura di una persona?

Gesù guarda quei volti irrigiditi e pronuncia parole che aprono spazi nuovi: il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato. Signore del tempo che manca. Signore delle fragilità. Signore di quei giorni storti in cui non riusciamo a essere come “dovremmo”.

È come se dicesse anche a noi: se la fede non ci rende più umani, qualcosa si è spezzato. Perché Dio non ama essere difeso a colpi di norme. Ama essere riconosciuto nei volti, nelle storie, nelle ferite. Il vero scandalo non è una spiga strappata. Il vero scandalo è un cuore che non sa più commuoversi.

Questo Vangelo ci prende per mano e ci conduce là dove facciamo più fatica: mettere l’uomo prima della nostra idea di Dio. Perché Dio lo incontriamo davvero solo quando impariamo ad amare chi abbiamo davanti, così com’è, non come dovrebbe essere.

Lascia che questa parola scenda piano, senza fretta. Lascia che sciolga ciò che in noi è rigido, duro, stanco. Dio non ci vuole impeccabili. Ci vuole vivi. E ogni volta che scegliamo la misericordia, anche il sabato rifiorisce #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Gesù e i farisei nel campo di grano”, di artista di scuola italiana dei primi del ‘900, collezione privata

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Vuoi i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter: è gratis e potrai cancellarti in qualsiasi momento!

Vuoi i commenti di La buona Parola nella tua e-mail?

Iscriviti alla newsletter: è gratis e potrai cancellarti in qualsiasi momento!

Continua a leggere