• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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il male può anche conoscere il tuo indirizzo, ma Dio ha la chiave

il male può anche conoscere il tuo indirizzo, ma Dio ha la chiave

La serata volge al termine, le luci si stanno spegnendo, ma nell’aria sono rimaste sospese parole che vorresti non aver pronunciato e silenzi che pesano più di qualsiasi rimprovero. Vorresti tornare indietro, riavvolgere gli ultimi minuti, trovare il coraggio di un abbraccio, e invece rimani lì, davanti a una cucina perfettamente pulita, con il cuore che sembra un campo di battaglia.

Il mio (in)solito commento al Vangelo
«Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio» (Luca 11,15-26)

A volte la nostra vita assomiglia proprio a quella stanza. Ci affanniamo a sistemare tutto ciò che gli altri possono vedere, mentre dentro continuiamo a convivere con ferite che non abbiamo perdonato, paure che ci impediscono di osare e delusioni che, lentamente, ci hanno convinto a non aspettarci più nulla di bello.

Eppure, proprio quando pensiamo di dover imparare a convivere con le nostre ombre, arriva Gesù. E cambia la storia.

Nel Vangelo di oggi ha appena liberato un uomo dal demonio, restituendogli la parola e, insieme, la possibilità di tornare pienamente alla vita. Dovrebbe essere una festa, e invece qualcuno trova persino il coraggio di accusarlo di agire con la potenza del Maligno. Immagina la scena: un uomo finalmente libero, una vita restituita alla speranza, e intorno persone talmente prigioniere dei propri pregiudizi da sospettare perfino della bontà di un miracolo.

Quanto ci somigliano, ogni volta che preferiamo difendere un rancore piuttosto che accogliere una riconciliazione, quando giudichiamo qualcuno per ciò che è stato senza concedergli la possibilità di diventare ciò che potrebbe essere.

Talvolta il male più difficile da sconfiggere è quello che abbiamo imparato a chiamare ragione.

Ma Gesù non si lascia imprigionare dalle accuse e pronuncia una frase che contiene tutta la forza rivoluzionaria del Vangelo: «Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».

Il dito di Dio! Fermati un istante a immaginare questa scena, perché c’è qualcosa di sconvolgente nella delicatezza di quelle parole. Noi pensiamo alla lotta contro il male come a uno scontro titanico, con eserciti schierati e armi poderose, mentre Gesù ci rivela un Dio al quale basta un dito per spezzare ciò che sembrava indistruttibile.

È il dito che una madre appoggia delicatamente sulla fronte del bambino spaventato, è il tocco di chi ti prende per mano quando hai perso ogni sicurezza, è quella presenza discreta che ti restituisce il coraggio di alzarti proprio quando avevi deciso di rimanere a terra.

Gli uomini puntano il dito per condannare. Dio lo tende per liberare.

E sai qual è la meraviglia? Quel Regno che Gesù annuncia non appartiene a un futuro lontanissimo, perché comincia a farsi strada già adesso, nelle nostre giornate complicate, tra le bollette da pagare, le preoccupazioni per un figlio, le incomprensioni in famiglia e quella stanchezza che qualche volta ci fa dimenticare persino quanto siamo capaci di amare.

Il Regno di Dio arriva quando scegli di chiedere scusa per primo, quando trovi la forza di perdonare senza pretendere di cancellare il passato, quando rinunci a pronunciare una parola cattiva pur avendo tutte le ragioni per essere arrabbiato. Arriva quando qualcuno, grazie a te, torna a sentirsi accolto, ascoltato, amato.

Ogni gesto d’amore è un centimetro di mondo strappato al dominio del male. E il cielo, credimi, sa riconoscere anche i centimetri.

Poi Gesù racconta di una casa dalla quale è stato allontanato uno spirito impuro, una casa finalmente pulita, ordinata, persino bella, ma rimasta desolatamente vuota. Ed è proprio quel vuoto a renderla vulnerabile al ritorno del male.

Qui il Vangelo ci consegna una verità che può cambiare la nostra esistenza: non basta smettere di odiare, dobbiamo ricominciare ad amare; non basta allontanare ciò che ci distrugge, abbiamo bisogno di accogliere ciò che ci fa fiorire. Perché una vita senza cattiveria è già una conquista, ma una vita abitata dall’amore è una rivoluzione.

Dio non è venuto a fare le pulizie nella tua anima. È venuto a prenderci casa.

E questa, forse, è la notizia più commovente di tutte: Gesù desidera abitare proprio la tua vita, con le sue contraddizioni, i suoi fallimenti, le sue stanze ancora in disordine. Non aspetta che tu diventi impeccabile, perché conosce già le tue fragilità e continua a vedere in te possibilità meravigliose che tu stesso hai smesso di immaginare.

Lascia che entri, allora. Affidagli quel dolore che continui a nascondere dietro un sorriso, quella relazione che sembra irrimediabilmente compromessa, quella parte di te che giudichi indegna di essere amata. E se non trovi le parole per pregare, digli semplicemente: «Signore, entra dove io non riesco più a entrare. E aiutami a ricominciare».

Scoprirai che anche una ferita può diventare il luogo in cui nasce una tenerezza nuova, che un errore può insegnarti a comprendere chi sbaglia e che persino una sconfitta può trasformarsi nel primo passo di una storia più grande.

Perché Dio non misura la tua vita contando quante volte sei caduto. Continua a chiamarti verso tutto ciò che, con Lui, puoi ancora diventare.

Allora, oggi, non accontentarti di mettere ordine nelle tue giornate. Riempile di gesti capaci di lasciare una traccia d’amore, regala una parola buona a chi non se l’aspetta, attraversa la distanza che ti separa da qualcuno, concediti finalmente il diritto di ricominciare. E non temere se il cammino sarà faticoso, perché la santità non è la vita di chi non ha mai conosciuto il buio, ma quella di chi ha imparato a lasciarsi raggiungere dalla luce.

E quando il male tornerà a bussare, quando una vecchia paura proverà a convincerti che nulla può cambiare e le ferite del passato pretenderanno ancora di decidere il tuo futuro, ricordati chi sei e soprattutto ricorda Chi ha scelto di abitare dentro di te.

Il male conosce il tuo indirizzo. Dio conosce il tuo nome.

Il primo torna per ricordarti ciò che sei stato. Il secondo ti chiama per mostrarti ciò che puoi diventare.

E tu apri, spalanca le finestre, lascia entrare tutta la luce possibile. Perché il miracolo più grande non è vedere il male fuggire dalla tua vita.

È scoprire che, proprio dove credevi di aver perso tutto, Dio ha già cominciato a costruire il Paradiso #Santanotte

Alessandro Ginotta

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