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Il fuoco comincia da te

Il fuoco comincia da te

Oggi il Vangelo incendierà la tua anima. E questo commento non promette di spegnerla… anzi.

A volte il fuoco di Dio comincia da una frase che hai paura di pronunciare davanti alle persone che ami. Il nome di tuo fratello arriva a tavola prima di lui. Qualcuno ricorda quello che ha fatto, un altro dice che certe persone non cambiano, e tu rimani con il bicchiere in mano, mentre la conversazione diventa una sentenza. Ha sbagliato, questo lo sai. Ci sono conseguenze che nessuno può cancellare. Ma ieri ti ha cercato e, dopo un silenzio che sembrava non finire, ti ha detto: «Vorrei provare a rimediare. Da solo non ci riesco». Non l’hai ancora raccontato a nessuno. Conosci già l’obiezione: dopo tutto quello che è successo, tu gli credi ancora? «E tu? Gli credi?», domanda qualcosa dentro. Non lo sai. Hai paura di soffrire di nuovo, di trascinare gli altri nell’ennesima delusione. Eppure quella richiesta continua a cercarti, anche adesso, tra le voci delle persone a cui vuoi bene. «Devi essere certo che cambierà, per aiutarlo a cominciare?». Posi il bicchiere. Ti accorgi che la tua anima ti ha raggiunto nel punto esatto in cui avevi deciso di non sentire.

Il mio (in)solito commento a:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Luca 12,49-53)

Eccolo, il fuoco di cui parla Gesù. Comincia a scaldare ciò che la paura aveva irrigidito, illumina una possibilità che sembrava imprudente perfino immaginare. Ti fa desiderare un bene per il quale, adesso, dovrai esporti. In quel «quanto vorrei» senti tutta l’impazienza dell’amore: Gesù vede una vita che può ancora rialzarsi, una relazione che può cercare una strada nuova, il tuo cuore capace di un coraggio che ancora non conosci.

Dio vede possibilità d’amore anche dove noi abbiamo già pronunciato l’ultima parola. Poi Gesù parla di un battesimo che lo attende, e la sua voce si fa tesa: quanto è angosciato, finché non sia compiuto. Davanti a Lui ci sono la Passione e la croce. Quel fuoco gli attraverserà la carne. L’amore che desidera accendere sulla terra lo porterà a consegnare se stesso. Puoi fidarti di Lui quando amare ti costa. Conosce il tremore che precede una scelta, la solitudine di chi viene frainteso, il dolore di continuare a volere bene. E quando annuncia divisioni persino dentro una famiglia, quelle parole arrivano alla tua tavola. «Allora devo litigare con tutti?»

Ascolta ancora. Puoi parlare senza ferire, restare senza cedere all’ingiustizia, amare i tuoi familiari anche quando dissentono da te. La divisione è una possibilità dolorosa della fedeltà al Vangelo; chiede cura, pazienza, disponibilità a cercarsi ancora. «Ma come si fa a tenere insieme l’amore per chi ha sbagliato e quello per chi ha sofferto?».

Forse puoi cominciare proprio da qui: dare ascolto al dolore di ciascuno, proteggere chi è stato ferito, accompagnare chi ha sbagliato ad assumersi la propria responsabilità. La misericordia ha bisogno di gesti precisi, di confini rispettati, di verità dette interamente. «So quanto ci ha fatto male», riesci a dire. «Gli ho chiesto di farsi aiutare. Vorrei accompagnarlo a fare il primo passo». Nessuno risponde subito. Il silenzio ti mette paura, ma questa volta riesci ad abitarlo senza ritirare le parole.

E dentro quel silenzio arriva una domanda più intima. «Se fossi tu la persona di cui stanno parlando, che cosa spereresti?». Adesso il Vangelo ti riguarda fino in fondo. Anche tu hai una storia che vorresti poter raccontare senza perdere l’amore di chi ascolta. Forse custodisci un errore grave, qualcosa a cui ripensi quando tutto tace, chiedendoti se Dio riesca ancora a guardarti con tenerezza.

Dio conosce ciò che hai fatto e continua ad amarti con tutto se stesso. Il tuo errore può avere conseguenze enormi; nessuna di esse ti rende irraggiungibile dal suo amore. Proprio lì, dove ti senti meno degno, la sua misericordia ti cerca con una cura che non sai immaginare. Puoi lasciarti raggiungere. Puoi dire la verità senza dover prima diventare un’altra persona. «Se sono ancora amato, che cosa posso cominciare a cambiare?» Lascia che questa domanda lavori dentro di te. Forse conosci già un nome, una richiesta d’aiuto da fare, qualcosa da restituire. Forse devi fermare un comportamento che ferisce, chiedere perdono senza esigerlo, accettare che riparare richieda tempo.

Il fuoco di Gesù prende vita in queste scelte. Ti restituisce il coraggio di rispondere del male commesso e di mettere le tue forze al servizio del bene. L’amore di Dio ti dà un luogo in cui restare mentre impari a diventare migliore.

Domani potresti avere ancora paura. A quella tavola potrebbero esserci ancora incomprensioni. Eppure avrai una parola da custodire e un passo da compiere, sapendo che sei accompagnato. Così diventi una pagina vivente di Vangelo: quando la misericordia ricevuta passa attraverso di te e raggiunge qualcuno; quando aiuti una persona a rialzarsi senza lasciarla fuggire dalle proprie responsabilità; quando trovi la forza di rimediare perché hai scoperto che la tua vita è ancora amata.

È questo il fuoco che Gesù desidera acceso. Può cominciare stasera, proprio nel punto in cui pensavi di non avere più nulla da offrire. Lasciati amare da Dio fin dove ti vergogni di essere te stesso. Lì il suo amore può accendere il coraggio, il coraggio diventare un gesto, e quel gesto restituire speranza a una vita. Anche alla tua.

Sei amato, adesso. Da questo amore puoi ripartire. E portare nel mondo il fuoco che ti ha restituito il domani. #Santanotte

Alessandro Ginotta

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