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Il coraggio che apre il cielo

Il coraggio che apre il cielo

A volte la vita ci mette davanti a muri che sembrano invalicabili. Situazioni che non si muovono, ferite che non guariscono, sogni che non decollano. E noi restiamo lì, immobili, come quel paralitico sulla sua barella: stesi su ciò che ci blocca, prigionieri di ciò che ci fa paura. Eppure il Vangelo di oggi ribalta tutto e ci sussurra una verità che fa tremare il cuore: “Quando la porta è chiusa, puoi sempre salire sul tetto”.

Il mio in(solito) commento a:
Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra (Marco 2,1-12)

Immagina di essere lì, tra la folla. L’aria è calda, la gente si spinge da ogni lato, il brusio riempie ogni angolo della casa. Non si passa. Non si vede niente. È tutto chiuso, saturo, impenetrabile. Ma all’improvviso senti un rumore sopra la tua testa. Un movimento. Un colpo. Un altro. Le tegole che si muovono, la polvere che cade negli occhi, la folla che si volta, sorpresa e un po’ irritata. E tu alzi lo sguardo e vedi quattro sagome, lassù, che aprono un varco nel tetto. E senti il cuore che rallenta, come se quel foro nel soffitto fosse un’apertura nel cielo.

E poi la vedi: una barella che scende lentamente, sorretta da corde che tremano. E in quella barella c’è tutta la fragilità del mondo, tutto ciò che non funziona nella vita, tutto ciò che resta paralizzato nel nostro cuore.

Questi quattro amici non hanno chiesto permesso. Non hanno aspettato il momento giusto. Non hanno detto “Torneremo più tardi”. Hanno osato. Hanno sfidato la folla, le convenzioni, le critiche, il giudizio degli altri. Hanno fatto ciò che nessuno si aspettava. Hanno avuto il coraggio di credere quando tutto intorno diceva il contrario.

E Gesù? Gesù non si infastidisce. Non dice una parola sul tetto scoperchiato, sulla polvere, sul caos. Gesù guarda la fede. La vede. La riconosce. La accoglie. E sorride. Perché per Dio la fede non è mai discreta: è sempre audace. È sempre un salto nel vuoto con la certezza che Lui ti prende.

E poi accade qualcosa di ancora più sorprendente: Gesù non inizia dal corpo, ma dal cuore. “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. È come se dicesse: “Prima rimetto in piedi la tua anima. Il resto verrà.”

Perché la guarigione più profonda non è quella che si vede: è quella che si sente dentro, quando qualcosa si libera, si scioglie, si rialza. E mentre tutti aspettano il miracolo esteriore… Gesù compie il miracolo interiore.

E allora mi chiedo, e ti chiedo: quante volte noi restiamo fuori, davanti a una folla che ci impedisce di passare, senza pensare che il tetto è libero? Quante volte ci arrendiamo troppo presto? Quante volte la paura di disturbare, di chiedere, di osare, ci fa rimanere dove siamo? Quante volte basterebbe un passo in più per vedere il cielo aprirsi?

E poi c’è la cosa più bella: questo uomo arriva a Gesù grazie agli altri. Non si muove da solo. Non ce la fa. Non può. Sono gli amici che lo portano, che credono per lui, che si fanno carico della sua fragilità.

A volte il vero miracolo è questo: avere qualcuno che non si stanca di te, che ti solleva quando tu non ce la fai più, che ti porta da Gesù anche quando il tuo cuore è troppo pesante per camminare. E altre volte, il miracolo è il contrario: trovare il coraggio di lasciarsi portare.

Gesù oggi ci invita a una fede che non resta alla porta, ma scoperchia i tetti. Una fede che non si arrende, che non fa calcoli, che non aspetta condizioni migliori. Una fede che osa. Che rischia. Che va fino in fondo.

Perché quando tu ti avvicini a Lui, anche solo un po’, Lui fa il resto. Ti guarda. Ti rialza. Ti perdona. Ti rimette in piedi. E lo fa sempre con la stessa dolcezza e la stessa forza: “Alzati, prendi la tua barella e cammina”.

E tu, sì, tu che leggi, puoi davvero alzarti! Puoi davvero camminare! Puoi davvero ricominciare! Perché quando credi… anche poco, anche tremando… Dio spalanca il cielo sulla tua vita #Santanotte

Alessandro Ginotta

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