
Gesù si ferma proprio dove tu non riesci più a camminare
Ci sono persone che hanno Gesù davanti agli occhi e non lo vedono. Lo sfiorano, lo ascoltano, magari camminano perfino accanto a Lui, eppure restano chiuse dentro il rumore dei propri pensieri, dentro la fretta, dentro l’abitudine, dentro quella cecità dell’anima che ci fa guardare tutto senza accorgerci davvero di niente.
Il mio in(solito) commento a:
«Rabbunì, che io veda di nuovo!» (Marco 10,46-52)
E poi c’è Bartimeo. Lui non vede nulla. Non vede i volti, non vede la strada, non vede il cielo sopra Gerico, non vede la polvere sollevata dai passi della folla, non vede neppure Gesù che passa. Eppure lo riconosce. Prima di molti altri. Meglio di molti altri. Perché Bartimeo non vede con gli occhi. Vede con la ferita. Vede con la fame di luce. Vede con quella parte di sé che il buio non è riuscito a spegnere.
Entra nella scena. Non guardarla da lontano. Siediti anche tu sul ciglio della strada, accanto a Bartimeo. Senti la pietra dura sotto il corpo, la polvere sulle mani, il brusio della folla che passa e non si ferma. Bartimeo è lì. Fermo, mentre tutti camminano. Ai margini, mentre gli altri attraversano la vita. Vicino alla strada, ma fuori dalla storia. Forse anche tu, almeno una volta, ti sei sentito così: seduto sul bordo della tua stessa esistenza, con l’impressione che tutti vadano avanti e tu no; che gli altri abbiano una direzione e tu soltanto una domanda; che gli altri vedano un futuro e tu soltanto un tratto di buio. Poi sente che Gesù sta passando. E il cuore gli balza in piedi prima ancora del corpo.
Non può vederlo, ma lo riconosce. Non può raggiungerlo con i passi, ma lo raggiunge con la voce. Non ha nulla da offrire, ma ha un grido: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
È una preghiera breve, ma dentro c’è tutto. C’è il dolore di chi non ce la fa più. C’è la fiducia di chi crede che Dio possa ancora fermarsi. C’è la dignità di chi non vuole essere ridotto alla propria ferita. C’è il desiderio struggente di tornare alla luce. Ma la folla lo rimprovera. Gli dice di tacere.
Succede ancora. Quando una ferita grida, qualcuno si infastidisce. Quando un’anima prova a rialzarsi, qualcuno vorrebbe ricacciarla al suo posto. Quando la speranza torna a respirare, c’è sempre una voce pronta a sussurrare: “Lascia perdere. Non disturbare. Ormai è tardi”.
Ma Bartimeo non tace e grida più forte. Non lasciare che ti zittiscano. Non lasciare che la delusione abbassi il volume della tua preghiera. Non lasciare che le ferite ti convincano che Dio non ascolti più. Ci sono momenti in cui credere significa proprio questo.
Fermati anche tu qui. Perché questa è una notizia capace di riaccendere il cuore: il Figlio di Dio, in cammino verso Gerusalemme, verso la Passione, verso la croce, verso il dono totale di sé, si ferma per un uomo seduto sul ciglio della strada. La folla lo considera un intralcio. Gesù lo considera un incontro. Il mondo passa oltre il tuo dolore. Dio no.
Dio non è troppo occupato per te. Non ti guarda da lontano come si guarda una storia già conclusa. Si avvicina proprio lì dove ti sei fermato tu, accanto alla parte di te che non riesce più a camminare e ti fa una domanda sorprendente: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». “Dimmi il tuo buio. Dammi il nome della tua ferita. Non fingere che non faccia male. Portamela così com’è”. E allora prova a rispondere davvero: “Rabbunì, che io veda di nuovo“.
Che io veda di nuovo il bene, anche se sono stato ferito.
Che io veda di nuovo una strada, anche se ora ho davanti solo muri.
Che io veda di nuovo la mia dignità, anche se qualcuno mi ha fatto sentire uno scarto.
Che io veda di nuovo la speranza, anche se la vita mi ha consegnato lacrime.
Che io veda di nuovo Te, Signore, anche quando il dolore mi ha fatto credere che fossi lontano.
Bartimeo riacquista la vista. Ma il miracolo non finisce lì. Gesù non gli restituisce la luce perché resti fermo nello stesso punto, ma perché possa camminare. Non gli apre gli occhi per fargli contemplare il passato, ma per consegnargli un futuro. Non lo guarisce per riportarlo semplicemente alla vita di prima, ma per introdurlo in una vita nuova.
La fede non è soltanto essere guariti. È mettersi in cammino dopo la guarigione. È non tornare a sedersi dove il dolore ci aveva lasciati. È dire: “Adesso vedo, e proprio perché vedo, ti seguo”
Allora oggi lascia che questo Vangelo ti prenda per mano e ti sollevi. Non restare sul ciglio della strada. Non rassegnarti al tuo buio. Non lasciare che la vita passi senza di te. Gesù sta passando.
Grida! Alzati! Getta via il mantello! Corri verso di Lui! Perché forse scoprirai che il Signore non vuole restituirti soltanto gli occhi. Vuole restituirti il passo. Vuole restituirti il futuro. Vuole restituirti te stesso. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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