• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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E se il tuo «tutto» fosse troppo?

E se il tuo «tutto» fosse troppo?

Mi accorgo di quanto tengo a qualcosa quando comincio ad avere paura di perderla. Allora la cerco, la difendo, le restituisco tutta l’attenzione che prima le negavo; e mi sorprendo a pregare con parole che fino al giorno prima non sapevo di avere. In questi giorni di scelte e rinunce mi sta accadendo proprio questo: sto chiedendo molto a Dio, gli porto pensieri che fatico a mettere in ordine, desideri che tremano, cose che vorrei trattenere e altre che sento di dover lasciare. E mentre mi sento ascoltato, mentre comincio a riconoscere le sue risposte, dentro di me cresce una domanda che non mi lascia tranquillo: perché aspettare che la felicità sia in pericolo per accorgermi di quanto vale? Vorrei cercare Dio con questa stessa fame anche nei giorni sereni, raggiungerlo senza una richiesta urgente, soltanto perché mi manca stare con Lui. Vorrei dirgli grazie mentre una gioia sta ancora accadendo, prima che diventi un ricordo; riconoscere l’amore mentre mi sfiora, prima di doverne rimpiangere il calore. Quante volte avrò chiamato «normale» qualcosa che meritava meraviglia? Forse anche tu, adesso, hai in mente un volto. Rimani lì un momento. Lascia che quel volto ti guardi dentro.

Il mio in(solito) commento a:
«Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Luca 14,25-33)

Gesù si volta verso la folla che lo segue e pronuncia parole che tolgono il fiato. Parla di affetti, della propria vita, della croce; racconta di una torre da costruire e di un re che deve misurare le proprie forze. Chiede di sedersi, di considerare fino in fondo la scelta di seguirlo, perché arriveranno giorni in cui l’entusiasmo avrà bisogno di diventare fedeltà. Poi arriva a quel «tutti i suoi averi», e io sento subito il bisogno di addolcirlo, di trovare una spiegazione che mi permetta di proseguire senza spostare niente.

Ma il Vangelo mi raggiunge proprio lì: nel punto in cui vorrei cambiare vita conservando intatte tutte le mie sicurezze.

Mi domando che cosa possiedo davvero e che cosa, invece, ha cominciato a possedere me. Il denaro che proteggo anche quando potrei condividerlo? Il bisogno di essere approvato, per il quale mi consumo? La convinzione che tutto debba andare come ho deciso io? Ci sono cose alle quali mi aggrappo tanto forte che, quando qualcuno mi cerca, trova le mie mani già occupate. Posso avere molto e non essere più libero di donare niente. Nemmeno la mia presenza.

È qui che mi torna nel cuore quel richiamo: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose» (Luca 10,41). Lo sento vicino, dentro le giornate in cui mi occupo di tutto e intanto mi perdo. Rispondo, organizzo, rincorro quello che manca; qualcuno mi parla e io sto già pensando a ciò che dovrò fare dopo. Arrivo a sera, ho fatto tante cose, eppure mi sembra di essere mancato alla mia stessa vita. Forse conosci anche tu questa stanchezza: aver dato energie a tutto e accorgerti di aver lasciato affamato il cuore.

Maria rimane ad ascoltare. Mi colpisce il suo coraggio di stare lì, mentre tante cose reclamano attenzione. Io quante volte rimando la «parte migliore» a quando avrò finito tutto? Una conversazione senza fretta, una preghiera abitata davvero, il tempo di lasciarmi abbracciare senza essere già altrove. Intanto l’amore continua a cercarmi nei gesti che conosco così bene da attraversarli distratto: una voce dall’altra stanza, qualcuno che mi aspetta a tavola, una mano che trova la mia. Quanto amore chiamiamo «normale», soltanto perché ci raggiunge ogni giorno.

Vorrei imparare a riceverlo. Lasciare che mi commuova, che interrompa per un momento la fretta, che mi faccia sentire quanto sono ricco prima ancora di ottenere ciò che mi manca. E proprio qui la parola di Gesù torna a chiedermi qualcosa di concreto, perché sarebbe troppo comodo emozionarmi davanti a ciò che ho ricevuto e poi tenerlo tutto per me.

Gesù ci invita a cercare il «cibo che rimane per la vita eterna» (Giovanni 6,27). Anche l’anima ha fame, e una giornata piena può lasciarla digiuna. Fai spazio a Dio dentro quello che vivi: lascia che ti insegni che cosa custodire, che cosa lasciare andare, chi accogliere. Puoi cominciare adesso, con le preoccupazioni ancora aperte e quella risposta che tarda, persino quando pregare costa fatica. Offrigli un posto proprio lì, fra i tuoi pensieri irrisolti: anche una vita in disordine può diventare il luogo di un abbraccio. #Santanotte

Alessandro Ginotta

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