• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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E se il perdono fosse la tua vera vittoria?

E se il perdono fosse la tua vera vittoria?

Ammettiamolo: quando qualcuno ti ferisce sul serio, non con una distrazione ma con una scelta, con una parola che ti spacca dentro, con un gesto che ti umilia… lì il Vangelo non è più teoria. È una montagna da scalare a mani nude

Il mio in(solito) commento a:
“Perdonate e sarete perdonati” (Luca 6,36-38)

Posso chiederti una cosa, guardandoti negli occhi, senza filtri? Tu riesci davvero a perdonare? Io no. Non sempre. E quando leggo queste parole di Gesù – “Siate misericordiosi… non giudicate… non condannate… perdonate” – sento che non stanno parlando alla parte migliore di me, ma a quella più fragile, più ferita, a quella che vorrebbe reagire.

Tu lo sai cosa succede, vero? All’inizio ti dici che non importa. Che passerà. Poi però quella ferita torna. Si infila nei pensieri. Ti accompagna di notte. E senza accorgertene inizi a costruire un tribunale interiore dove l’altro è sempre colpevole e tu sempre giudice.

Ma Gesù oggi entra proprio lì. In quel tribunale segreto che custodisci dentro. E con una calma disarmante ti dice: “Non giudicare. Non condannare. Perdona!”.

Io ti confesso che davanti a questa pagina mi sento piccolo. Perché perdonare significa rinunciare ad avere ragione. Significa lasciare cadere l’arma più affilata che abbiamo: il rancore. E il rancore, lo sai anche tu, dà una strana illusione di forza. Ti fa sentire in controllo. Ti fa credere di proteggerti.

Ma è una bugia.
Il rancore non ti protegge. Ti incatena.

E allora alzo lo sguardo alla croce. E ti invito a farlo con me. Guarda quell’Uomo. Tradito da un amico. Rinnegato da un altro. Abbandonato quasi da tutti. Schernito. Colpito. Inchiodato. Se c’era qualcuno che aveva il diritto di condannare, era Lui. E invece no.

“Padre, perdonali”.

Fermati un attimo. Respira queste parole. Non sono poesia. Sono amore che sceglie di non diventare vendetta.

Perdonare non significa dire che non fa male. Non significa minimizzare l’offesa. Significa decidere che il male non avrà l’ultima parola sulla tua vita. Significa scegliere la libertà quando sarebbe più facile scegliere la durezza.

E poi Gesù aggiunge una promessa che ti riguarda personalmente: “Date, e vi sarà dato… una misura buona, pigiata, colma e traboccante”. È come se ti stesse dicendo: quello che fai circolare nel mondo, tornerà nel tuo cuore. Se fai circolare giudizio, il tuo cuore si farà stretto. Se fai circolare misericordia, il tuo cuore diventerà più grande.

Capisci? Il perdono non è solo qualcosa che fai per l’altro. È qualcosa che fai per te. È lo spazio che crei dentro perché Dio possa respirare in te.

Forse oggi c’è un volto che ti viene in mente. Un nome che brucia ancora. Io non so quanto sia profonda la tua ferita. Ma so che da solo non ce la fai. Io non ce la faccio.

Chiedilo.
Sussurralo.
Pretendilo quasi da Dio.

“Dammi la forza di perdonare”.

E poi fai un passo. Anche minuscolo. Anche imperfetto. Anche tremando. Perché quando perdoni, non stai perdendo qualcosa. Stai somigliando a Lui. E quando somigli a Lui, ritrovi te stesso #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Gesù Misericordioso”, di Adolf Hyła, 1944, olio su tela, Santuario di Cracovia-Łagiewniki (Padre Józef Andrasz SJ, consigliere spirituale di Suor Faustina, partecipò attivamente alla realizzazione di questo dipinto)

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