
E se Dio ti parlasse proprio nel momento in cui stai per mollare?
C’è qualcosa, dentro di te, che continua a bussare? Una decisione che eviti? Un passo che sai di dover fare… ma che ti spaventa troppo? Non scappare. Non girarti dall’altra parte. Ascolta. E poi… fai! Anche se tremi. Anche se non capisci tutto. Anche se ti senti piccolo. Perché è proprio lì, nel tuo “sì” fragile e imperfetto, che Dio fa nascere cose immense.
Il mio in(solito) commento a:
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore (Matteo 1,16.18-21.24)
Ci sono notti in cui tutto tace… eppure dentro di te qualcosa grida. Non è rumore. È inquietudine. È quella domanda che non riesci a zittire, quella ferita che continua a pulsare, quella scelta che sai di non poter rimandare ancora.
E poi c’è Giuseppe. Prova a stare lì con me, in quella notte sospesa. Un uomo giusto, sì. Ma anche un uomo ferito, disorientato, attraversato da un dolore silenzioso che non ha ancora trovato parole. I suoi progetti… improvvisamente incrinati. I suoi sogni… messi alla prova. Il suo cuore… in bilico tra paura e amore.
È proprio lì che Dio entra. Non quando tutto è chiaro. Ma quando tutto vacilla. E lo fa in un modo che spiazza anche noi: attraverso un sogno. Fragile, impalpabile… eppure tremendamente vero. Giuseppe ascolta. E nel silenzio di quella notte accade qualcosa che ha il sapore del miracolo: sceglie di fidarsi. Non capisce tutto. Non vede tutto. Non controlla nulla. Ma si fida.
E quella frase, così breve, diventa un abisso di luce: “Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”. Fece. Non si nascose. Non perse tempo. Non cercò scorciatoie. Fece spazio a Dio… e camminò.
E io, mentre ti guardo negli occhi attraverso queste parole, sento che questa pagina non parla solo di Giuseppe. Parla di me. Parla di te. Perché anche tu hai i tuoi sogni spezzati. Anche tu hai le tue notti inquiete. Anche tu, almeno una volta, hai sentito quella voce sottile che ti invitava a fidarti… e hai avuto paura. Diciamolo: fidarsi è difficile. È difficile quando non hai garanzie. Quando non sai dove ti porterà quel “sì”. Quando obbedire significa lasciare andare il controllo. E allora spesso facciamo l’unica cosa che ci sembra sensata: rimandiamo. Copriamo quella voce. La soffochiamo. La ignoriamo. Ma Dio non smette. Parla piano. Sempre. E aspetta.
Aspetta che tu faccia silenzio. Aspetta che tu trovi il coraggio di ascoltare davvero. Perché il problema non è che Dio non parla. Il problema è che noi siamo pieni di rumore. Giuseppe, invece, custodisce il silenzio. Un silenzio vivo. Un silenzio che accoglie. Un silenzio che diventa spazio per Dio. E allora capisci che credere nei sogni non è una frase da cioccolatino. È una scelta radicale. È un atto di fiducia che ti cambia dentro. È dire “sì” quando tutto dentro di te vorrebbe dire “aspetta”. È camminare anche se non vedi la strada. È lasciare che Dio scriva una storia più grande della tua.
E ora fermati un istante. Respira. C’è qualcosa, dentro di te, che continua a bussare? Una decisione che eviti? Un passo che sai di dover fare… ma che ti spaventa troppo? Non scappare. Non girarti dall’altra parte. Ascolta. E poi… fai! Anche se tremi. Anche se non capisci tutto. Anche se ti senti piccolo. Perché è proprio lì, nel tuo “sì” fragile e imperfetto, che Dio fa nascere cose immense.
E forse, proprio stanotte, mentre il mondo si addormenta, Dio sta sussurrando il tuo nome. Piano. Con amore. Con una promessa nascosta dentro un sogno. Non ignorarlo. Fidati. E fai! #Santanotte
Alessandro Ginotta

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