
Due monetine, tutto il cuore
Strana davvero, l’economia di Gesù. Un’economia capovolta, a tratti scandalosa. Un’economia in cui due monetine possono pesare più di un tesoro, il poco può diventare immenso e il nulla, quando è pieno d’amore, può valere più di tutto.
Il mio in(solito) commento a:
«Questa vedova, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva» (Marco 12,38-44)
Entra nel tempio anche tu. Non restare sulla soglia. Fatti largo tra la folla, ascolta il rumore dei passi sulle pietre, il brusio delle voci, il tintinnio delle monete che cadono una dopo l’altra nel tesoro. È un suono metallico, secco, quasi trionfale. C’è chi dona molto e vuole che si sappia. C’è chi lascia scivolare il denaro con una lentezza studiata, perché tutti possano vedere, sentire, ammirare.
Ci sono gesti che sembrano generosi, ma profumano di vanità. Ci sono offerte che salgono verso Dio, e altre che rimbalzano sugli applausi degli uomini. Gesù è seduto di fronte al tesoro. Guarda.
E questa è già una notizia che dovrebbe scuoterci: Gesù osserva. Non passa distratto accanto alla nostra vita. Non si lascia incantare dalle apparenze, nè abbagliato dalle vesti lunghe, dai primi posti o dalle parole ben lucidate. Gesù vede dove nessuno vede: dietro la maschera, oltre il gesto, dentro l’intenzione.
Prima mette in guardia dai maestri della facciata. Da quelli che amano apparire, comandare, occupare la scena. Da quelli che trasformano la fede in passerella e la carità in vetrina. Pregano a lungo, sì, ma non per incontrare Dio: per farsi fotografare dall’orgoglio. Hanno parole devote, ma mani avide. Hanno abiti solenni, ma cuori affamati di potere. Sembrano pieni, e invece sono vuoti. Vuoti di verità, di compassione. Vuoti di Dio.
E poi arriva lei. Non entra nella scena: la attraversa in punta di piedi. Non fa rumore. Non cerca posto. Non pretende sguardi. Forse nessuno la nota. È una vedova, e nel Vangelo questa parola pesa come una ferita: significa solitudine, fragilità, casa senza difesa, domani senza garanzie. È una donna rimasta ai margini, dove spesso finiscono quelli che il mondo non considera abbastanza importanti da fermarsi a guardare. Ha due monetine. Due soltanto. Quasi niente. Eppure, in quel quasi niente, c’è tutto.
Le tiene forse per un istante tra le dita. Sono leggere, quelle monete. Ma dentro hanno il peso della sua vita: sono il pane che forse non comprerà, la sicurezza che non avrà. Sono il domani che non può più controllare. Sono la paura, la fame, la solitudine, la domanda muta che le trema dentro: “E adesso?”. Poi le lascia andare. Non una. Tutte e due.
Fermati qui, perché questo gesto è un autentico terremoto spirituale. Quella donna non offre a Dio quello che le avanza, ma ciò che le manca. Non consegna il superfluo. Consegna la propria vertigine. Non dona semplicemente due monete: depone nel tesoro la sua paura, la sua precarietà, la sua fame di futuro.
E Gesù la vede.
Gli altri vedono due spiccioli. Gesù vede un cuore intero.
Gli altri sentono un tintinnio povero. Gesù ascolta il rumore immenso della fiducia.
Gli altri contano le monete. Gesù misura l’amore.
E allora il Vangelo oggi ti prende per mano, ti porta davanti a quella cassetta delle offerte e ti chiede, senza alzare la voce: tu che cosa stai trattenendo?
Non parlo solo di denaro. Parlo del tempo che custodisci gelosamente, dell’amore che rimandi, del perdono che tieni chiuso come una porta sbarrata, della fiducia che non osi consegnare, della fragilità che nascondi perfino a Dio. Parlo di quella parte di te che vorresti tenere al sicuro, lontana da ogni rischio, lontana da ogni ferita, lontana perfino dalla grazia.
Perché spesso noi diamo a Dio gli avanzi. Gli avanzi del tempo, gli avanzi dell’attenzione, gli avanzi della fiducia. Gli diciamo: “Prendi, Signore”, ma intanto stringiamo forte in tasca la nostra ultima monetina. Quella della sicurezza. Quella del controllo. Quella che ci fa credere di poterci salvare da soli.
La vedova invece no. Lei non dà un pezzo della sua vita. Dà la vita nella sua povertà. Non dona perché ha tanto. Dona perché si fida. E la fiducia, quando è vera, non fa rumore: fa spazio a Dio.
Eccola, la frase che brucia: Dio non si commuove davanti alla quantità, si commuove davanti alla verità.
Puoi donare molto restando chiuso.
Puoi donare poco spalancando l’anima.
Puoi offrire oro senza amore, oppure due monetine con dentro il Cielo.
Questa vedova ci insegna che non sei povero quando hai poco. Sei povero quando non riesci più a donarti. Sei povero quando la paura ti convince a trattenere tutto. Sei povero quando il cuore diventa cassaforte e la vita smette di circolare.
Lei, invece, è libera. Fragile, sì. Sola, forse. Povera, certamente. Ma libera. Perché chi consegna tutto a Dio non perde tutto: scopre che tutto, finalmente, ha un senso.
E allora oggi non guardare soltanto alle sue due monetine. Cerca le tue.
Forse sono una preghiera detta con la voce stanca. Forse un gesto di tenerezza quando avresti voglia di chiuderti. Forse un perdono che ancora ti costa sangue. Forse un sì pronunciato tremando. Forse il coraggio di ricominciare quando dentro ti senti senza riserve, senza luce, senza forze.
Non dire: “È troppo poco”. Non dirlo mai.
Dio sa leggere l’infinito nascosto nelle cose piccole. Sa riconoscere l’amore anche quando arriva vestito di fatica. Sa trasformare una briciola in pane, una crepa in alba, due monetine in Vangelo.
Il mondo applaude chi fa rumore. Gesù si ferma davanti a chi ama in silenzio. Il mondo pesa ciò che possiedi. Gesù guarda ciò che sei disposto a consegnare. Il mondo ti chiede di mostrare. Dio ti chiede di amare.
E quando tu gli dai anche solo il poco che hai, ma glielo dai davvero, senza maschere, senza calcoli, senza tenerti un angolo dell’anima chiuso a chiave, allora il Cielo si china su di te.
Perché Dio non cerca mani piene. Cerca cuori aperti.
E un cuore aperto, anche se possiede solo due monetine, può contenere più luce di tutto l’oro del mondo #Santanotte
Alessandro Ginotta

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