
Dio vede già in te ciò che deve ancora fiorire
Ci sono parole che ti rimettono al mondo. Arrivano mentre lavi i piatti, durante una telefonata, in una pagina aperta quasi per caso, e senti che qualcosa dentro di te torna a respirare. Magari i problemi sono ancora tutti lì, ma intanto hai ritrovato il desiderio di affrontarli.
Il Vangelo può raggiungerti così, dentro una giornata qualunque. Dio conosce la strada di casa tua, anche quando tu fai fatica a ritrovarti.
Il mio (in)solito commento a:
«Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza» (Luca 8,4-15)
Mi commuove questo seminatore che esce e affida alla terra qualcosa di vivo. Gesù racconta il suo gesto e io penso a quante volte una sua parola mi abbia raggiunto mentre avevo la testa altrove, il cuore ingombro, la sensazione di avere già troppe cose a cui badare.
Forse succede anche a te: desideri più pace, poi basta una risposta brusca e ti ritrovi a combattere; vorresti ascoltare chi ami, ma mentre ti parla stai già pensando a domani. Eppure quel desiderio di bene rimane, torna a farsi sentire, cerca spazio.
Possiamo cominciare da lì, senza vergognarci della terra che siamo.
Dentro il campo raccontato da Gesù riconosciamo le nostre fatiche: le delusioni che ci hanno induriti, gli entusiasmi rimasti senza seguito, le preoccupazioni cresciute fino a toglierci il respiro. E riconosciamo anche quella parte di noi che sa ancora commuoversi, fidarsi, aprire la porta. Il tuo cuore conserva possibilità che la stanchezza ti impedisce di vedere.
Gesù ci invita a custodire la Parola, e questo verbo sa di mani attente, di qualcosa che ci sta a cuore. Puoi custodirla anche oggi, mentre accompagni tuo figlio a scuola, aspetti un autobus, prepari la cena. Basta darle il tempo di suggerirti un gesto: posare il telefono per ascoltare davvero, chiedere scusa senza aggiungere giustificazioni, concedere a una persona la possibilità di sorprenderti.
Una frase del Vangelo può abitare con te per tutta la giornata, sedersi alla tua tavola, entrare in quella conversazione che temi. E, mentre le fai spazio, qualcosa comincia a cambiare.
Ci saranno giorni in cui tornerai alle vecchie abitudini. Potrai riprendere, con la pazienza che useresti verso qualcuno a cui vuoi bene. La perseveranza cresce anche così, quando smetti di umiliarti per ogni caduta e impari a prenderti per mano.
Il bene che diventerai ha bisogno anche della tenerezza con cui ti accompagni oggi.
Forse il primo frutto sarà piccolo: una sera in cui riuscirai a parlare con calma, un rancore al quale concederai meno spazio, un momento di gioia che finalmente ti permetterai di vivere. Accoglilo. Dagli valore. È vita che sta maturando. Anche nel mio servizio di coaching spirituale mi sta a cuore questo: accompagnare le persone a riconoscere ciò che dentro di loro chiede ancora di vivere, offrendo ascolto e tempo perché possa trovare spazio. A volte, per tornare a sperare, abbiamo bisogno di qualcuno con cui guardare più da vicino quel piccolo germoglio.
Stasera porta con te una parola di Gesù e affidale un pezzetto della tua giornata di domani.
Dio ti affida un seme perché vede già qualcuno che potrà nutrirsi del tuo amore #Santanotte
Alessandro Ginotta

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