
Dio sta suonando per te
Può accadere che Dio faccia risuonare una musica dentro le nostre giornate e che noi, presi a rincorrere pensieri, impegni e preoccupazioni, continuiamo a vivere come se nulla ci stesse chiamando. Il flauto suona, il lamento si alza, e il cuore rimane seduto. Il Vangelo di oggi racconta un appuntamento mancato
Il mio (in)solito commento a:
«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto» (Luca 7,31-35)
Gesù osserva la sua generazione e la paragona a un gruppo di bambini scontenti nella piazza, ai quali nessun gioco sembra andare bene. Giovanni Battista conduce una vita austera e viene considerato indemoniato; Gesù entra nelle case, accetta gli inviti, siede a tavola con i peccatori e viene accusato di essere un mangione e un beone. Quando abbiamo già deciso che nulla riuscirà a sorprenderci, anche Dio arriva e noi contestiamo il suo tono di voce.
È il “borbottismo” che abita il nostro tempo e, talvolta, anche il nostro cuore: una disposizione interiore che individua subito ciò che stona, che trasforma ogni proposta in un sospetto e ogni entusiasmo in qualcosa da ridimensionare. La lamentela ci consegna l’illusione di avere capito tutto, poi ci lascia immobili sulla soglia della vita. A forza di ripetere ciò che non va, il cuore disimpara a riconoscere ciò che può ancora fiorire.
Il flauto e il lamento sono i due grandi linguaggi attraverso i quali l’esistenza ci raggiunge. Il flauto ci invita ad accogliere il bene, a entrare in una gioia senza interrogarla subito sulla sua durata; il lamento ci chiede di avvicinarci al dolore, di ascoltarlo e di permettergli di renderci più umani. Ballare e piangere significano lasciarsi toccare, permettere alla vita di attraversarci e accettare che qualcosa dentro di noi possa ancora cambiare.
Ma la fede comincia quando lo spettatore scende dagli spalti. Forse sei rimasto seduto perché hai creduto molto, hai atteso a lungo e qualcosa è andato diversamente da come speravi. Forse la prudenza con cui oggi accogli ogni gioia è nata dalle ferite di ieri. Gesù si avvicina alla tua stanchezza con la delicatezza di chi conosce tutta la strada che hai percorso e ti tende la mano, ricordandoti che dentro di te esiste ancora uno spazio capace di fidarsi.
Puoi ricominciare da un gesto semplice: rispondere a quella persona che attende una tua parola, concederti un momento di serenità senza sentirti in colpa, chiedere perdono, accogliere un affetto o fermarti accanto a chi sta soffrendo. Un piccolo sì può cambiare il ritmo di un’intera giornata.
Dio conosce tutte le strade che conducono fino a te e, per questo, cambia spesso strumento. Qualche volta arriva con una festa, altre volte attraverso una ferita che domanda cura; talvolta si nasconde in una voce amica, in un incontro imprevisto o in quella misteriosa inquietudine che ti suggerisce di riprendere il cammino.
Gesù conclude dicendo che la Sapienza viene riconosciuta dai suoi figli, perché la sua verità si vede nella vita che riesce a generare: lo sguardo diventa più mite, le mani si aprono e il cuore torna a meravigliarsi. Ascolta con attenzione: da qualche parte, dentro questa tua giornata, Dio ha già deposto una nota.
Nella grande danza della vita c’è ancora un posto che porta il tuo nome. La speranza comincia così: il cuore ascolta, si fida e muove il primo passo prima ancora di conoscere tutta la musica. Alzati. Dio sta suonando per te #Santanotte
Alessandro Ginotta

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