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Dio sceglie i veri

Dio sceglie i veri

Sai una cosa, anzi la cosa? Dio non sceglie i migliori. Sceglie i veri. Sceglie quelli che respirano, che cadono, che si rialzano. Sceglie te. Sì, proprio te che magari in questo momento senti un groviglio nello stomaco e pensi: “Non valgo abbastanza… non sono all’altezza… non ho le carte in regola”.
E invece no. Dio, quando passa, non si ferma al curriculum. Non guarda le tue performance. Guarda il cuore. E lì vede un tesoro che forse tu non hai ancora il coraggio di riconoscere.

E fa una cosa sconvolgente: ti sceglie e, scegliendoti, ti completa. Ti prende così come sei — fragile, incrinato, imperfetto, pieno di nodi — e proprio lì, in quell’imperfezione che tu disprezzi, Lui mette il suo “di più”. Perché la logica di Dio è capovolta: non ti chiama perché sei capace… ti rende capace perché ti chiama.

Il mio in(solito) commento a: Lc 4,14-22

Ora immagina la scena. Entra Gesù nella sinagoga. Il silenzio. La polvere nell’aria. Gli occhi puntati su di Lui. Apre il rotolo del profeta Isaia. Scorre il dito sulle righe. Trova il punto giusto. Lo legge. Poi… una pausa. E la frase che spacca il tempo in due: «Oggi si è compiuta questa Scrittura».

E lo stesso accade nella tua vita. Ci sono momenti in cui Dio entra nella tua “sinagoga interiore”, apre la tua storia, trova la pagina giusta… e te la legge guardandoti negli occhi. E ti dice: “Oggi si compie anche per te”.

Isaia aveva visto tutto secoli prima. Aveva visto Gesù, Giovanni Battista, la Passione, la Croce… aveva visto persino te, anche se non sapeva il tuo nome. Perché i profeti non sono veggenti: sono persone che ascoltano Dio così profondamente da vedere ciò che ancora non esiste. E sai qual è la cosa meravigliosa? Che Dio fa la stessa cosa anche con te. Ti guarda e vede oltre. Vede ciò che puoi diventare. Vede la tua luce anche quando tu vedi solo buio. È Dio che ti guarda e dice: “Sei importante. Sei prezioso. Sei degno”.

E adesso, ascoltami bene: Gesù, dopo aver letto la profezia, si siede. Il gesto del maestro. Il gesto di chi insegna con autorità. Il gesto di chi dice: “Sono io. È iniziato”. Ecco perché questo brano è così potente: Gesù non annuncia un progetto… lo inaugura. Non promette un futuro lontano… lo attiva in quel momento. E lo attiva anche dentro di te.

Essere profeti oggi non significa prevedere eventi. Significa generare speranza. Significa tenere accesa la luce quando tutti spengono l’interruttore. Significa portare il Vangelo dove sembra non esserci spazio per Dio.

Sai qual è la verità? Non devi sapere tutto. Non devi essere perfetto. Non devi cambiare il mondo intero. Devi solo iniziare. Un passo. Una scelta. Un gesto di amore alla volta. Perché ogni volta che ami, perdoni, rialzi qualcuno… la Scrittura si compie di nuovo.

E ora permettimi un’ultima immagine forte: Gesù non spezza la canna incrinata. La fascia. La cura. La rende più forte di prima. Quando la tua fiamma è piccola, tremante, quasi spenta… Lui non soffia per spegnerla. Soffia per ravvivarla. Perché sa che sotto la cenere c’è brace viva. C’è vita. C’è futuro. C’è missione. Allora dimmi… cosa aspetti? Lasciati scegliere. Lasciati sorprendere. Lasciati amare.

E porta nel mondo quella luce che solo tu possiedi. Quella che Dio ha messo nel tuo cuore perché nessun altro ce l’ha. Sii profeta di speranza. Sii voce di consolazione. Sii riflesso della Luce che ti abita. E il mondo, credimi, sarà un po’ più luminoso grazie a te #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo portacroce”, di Anthoon van Dyck (e scuola), 1635, olio su tela, 120 x 94 cm, collezione privata

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