
Dio accende ciò che credevi finito
Mentre aspetti che cambi qualcuno, rischi di lasciare spegnere qualcosa di prezioso dentro di te. Succede quando una persona che ami comincia a parlare e tu prepari già la difesa, perché ricordi come sono finite le altre discussioni: «Stavolta il primo passo non lo faccio». Hai le tue ragioni, alcune fanno ancora male, eppure ti sorprendi a desiderare che quella conversazione finisca con un abbraccio. È lì che la tua anima domanda: «Come posso proteggere ciò che ho sofferto senza rinunciare al bene che desidero ancora?».
Il mio in(solito) commento a:
“Ecco lo sposo! Andategli incontro!” (Matteo 25,1-13)
Vorrei raggiungerti proprio lì e sussurrarti una certezza: Dio ti ama anche adesso. Conosce il bene che desideravi e il male che è uscito dalle tue labbra; il suo amore ti avvolge mentre cerchi il coraggio di guardare entrambi. Affidagli tutto. Persino quella parte di te che presenteresti soltanto dopo averla resa migliore è già raggiunta dalla sua tenerezza.
Gesù racconta di dieci ragazze che aspettano uno sposo, con una festa nel cuore e una lampada tra le mani. L’attesa si prolunga, il sonno arriva e tutte si addormentano, anche le sagge. Mi conforta questa fragilità condivisa: puoi desiderare Dio e avere le palpebre pesanti. La loro sapienza è nell’olio custodito, nella cura avuta per quella luce quando c’era ancora tempo di prepararsi.
Io amo immaginare che tu e io, insieme alle stelle, al firmamento e a tutto il Creato, siamo come scintille di Dio, gocce del suo amore condensate in materia. È un’immagine con cui contemplo la generosità della Creazione, Dio che dona esistenza a creature diverse da sé. Prova a guardarti da qui: prima ancora di imparare a chiedere amore, sei stato desiderato da un amore immenso.
Custodire la lampada significa allora alimentare quella fiammella ricevuta insieme alla vita, permettere all’amore di Dio di scaldare attraverso le tue scelte. Quando ascolti, quando proteggi una debolezza, quando accogli un aiuto, dai spazio a questa luce. E puoi tornare a custodirla proprio dove ti accorgi di aver ferito qualcuno: anche lì l’amore ti sta cercando.
«Mi ama persino dopo quello che ho fatto?», domanda forse la tua anima. Sì, e proprio nel punto in cui ti senti imperdonabile puoi scoprire quanto lontano arrivi la sua misericordia. Rimani un poco sotto questo sguardo: ti aiuterà a riconoscere il male senza farne una condanna di tutta la tua vita. Quando ti senti accolto, qualcosa dentro si allenta e affiora una domanda nuova: «Quale bene posso ancora fare?». Ascoltala. È la parte migliore di te che comincia a trovare voce.
Poi, a mezzanotte, il grido: «Ecco lo sposo! Andategli incontro!» È bello che questo accada quando è ancora buio: anche tu puoi muoverti verso Dio prima che ogni domanda abbia trovato risposta, affidargli il desiderio che ti brucia dentro e accogliere la sua presenza mentre la vita conserva la propria incertezza.
Le ragazze si alzano, preparano le lampade; cinque scoprono che stanno spegnendosi e chiedono olio alle altre. Quel rifiuto mi turba, eppure mi ricorda quanto sia personale la risposta all’amore: posso starti accanto, pregare con te, sostenerti, mentre il tuo sì rimane affidato alla tua libertà. Nessuno può pronunciare al posto tuo quella richiesta di perdono che ti preme sulle labbra.
La porta chiusa, quel «Non vi conosco», mi scuote: possiamo perdere l’incontro, consumare nel rimando il tempo di amare. Gesù ci consegna questo avvertimento oggi, mentre possiamo ancora rispondere. Lascia che ti raggiunga come un richiamo a vivere ciò che desideri davvero: c’è un bene che puoi cominciare, una luce di cui prenderti cura.
Torna da quella persona, se puoi, e prova a dire: «Ti ho ferito. Mi dispiace. Vorrei rimediare». Ascolta, cerca un gesto concreto, lascia all’altro tempo e libertà. Sarà una goccia d’olio offerta alla tua lampada, e forse anche alla sua. La tua vita diventa una pagina di Vangelo quando qualcuno incontra, nel tuo modo di amare, la misericordia che hai ricevuto.
Forse domani qualcosa sarà ancora irrisolto, ma tu potrai attraversarlo sapendo che Dio ti ama dentro questa attesa, dentro la fatica di cambiare, dentro il bene che ancora impari a compiere. Lascia entrare questo amore fin dove ti giudichi una causa persa, lascia che scaldi il desiderio di ricominciare e raggiunga, attraverso le tue mani, qualcuno che aspetta tenerezza. Dio ti ama prima del passo che farai, ti ama mentre cerchi il coraggio, ti ama anche dove inciampi ancora. La tua piccola lampada può ancora dare luce: l’amore che ti ha dato la vita sta ancora dando vita a te. #Santanotte
Alessandro Ginotta

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