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Ci sono cadute che diventano primavera

Ci sono cadute che diventano primavera

Non servono imprese eroiche, perché il Vangelo germoglia proprio nelle vite normali, quando ami qualcuno fino in fondo, rialzi chi ti cammina accanto, trasformi ciò che hai ricevuto in qualcosa che faccia bene anche agli altri

Il mio (in)solito commento a: “Se il chicco di grano muore, produce molto frutto” (Giovanni 12,24-26)

Un chicco di grano è minuscolo, fragile, quasi invisibile, eppure dentro di lui dorme già un campo intero. A una condizione: deve lasciarsi cadere.

Ed è qui che il Vangelo diventa terribilmente concreto, perché noi vorremmo rinascere senza perdere nulla, cambiare senza lasciare andare niente, diventare nuovi continuando a stringere ciò che eravamo.

Gesù invece osa dirci qualcosa di vertiginoso: per diventare ciò che sei chiamato a essere, a volte devi lasciare morire ciò che non ti permette più di crescere.

Il seme entra nella terra, scompare, si spezza, perde perfino la propria forma e, se potesse capire ciò che sta accadendo, probabilmente griderebbe: «È finita». Invece sta nascendo.

Forse è successo anche a te, quando una perdita, una delusione o un sogno crollato ti hanno fatto sentire sotterrato dalla vita. E se invece stessi mettendo radici?

Ci sono momenti che tu chiami sepoltura e Dio chiama semina.

Gesù lo sa bene. La Croce sembra una sconfitta, il sepolcro sembra avere inghiottito ogni speranza, eppure proprio da quella terra esploderà la Risurrezione. Perché il cuore della frase di Gesù non è “muore”. È “produce molto frutto”.

Allora la domanda diventa scomoda: che cosa stai facendo del seme che sei?

Puoi proteggerti, trattenerti, custodire gelosamente i tuoi talenti per paura di perderli, ma un seme conservato perfettamente può restare intatto per anni senza generare nulla.

La vita non ci è stata data per conservarla. Ci è stata affidata perché diventi dono.

E non servono imprese eroiche, perché il Vangelo germoglia proprio nelle vite normali, quando ami qualcuno fino in fondo, rialzi chi ti cammina accanto, trasformi ciò che hai ricevuto in qualcosa che faccia bene anche agli altri.

Forse la santità comincia proprio qui: quando smetti di chiederti quanto puoi trattenere e inizi a domandarti quanta vita puoi generare.

Perciò, se oggi qualcosa dentro di te si sta spezzando, non avere troppa fretta di chiamarlo fallimento. Potrebbe essere una nascita. Potresti credere di essere finito sotto terra, mentre Dio ti sta insegnando a mettere radici.

Dove tu vedi solo una fine, Dio scorge già una spiga #Santanotte

Alessandro Ginotta

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