• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
  • alessandro.ginotta@labuonaparola.it
Avviso ai perfezionisti (ed io sono tra quelli)

Avviso ai perfezionisti (ed io sono tra quelli)

A forza di esserci per tutti, qualche sera non sai più dove sei finito tu. Hai scaldato due volte lo stesso caffè, risposto a un messaggio mentre sparecchiavi, detto «arrivo» prima ancora di capire chi ti stesse chiamando. Poi qualcuno ti domanda un’ultima cosa e senti gli occhi riempirsi, proprio lì, davanti a un cassetto aperto, per una richiesta piccolissima che cade sopra una stanchezza enorme. Vorresti soltanto che una voce, per una volta, chiamasse il tuo nome senza aggiungere niente da fare.

Il mio (in)solito commento al Vangelo
«Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore» (Luca 10,38-42)

Forse Marta è arrivata proprio a quel punto. Ha aperto la casa a Gesù e adesso vorrebbe offrirgli il meglio, perché anche un piatto preparato con cura può dire: sono felice che tu sia qui. Ma intanto le cose da fare si moltiplicano, sua sorella rimane seduta e lei si sente sempre più sola, finché le sfugge quella domanda che conosciamo fin troppo bene: «Signore, non t’importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?».

Dentro quel «non t’importa?» c’è molto più di una tavola da preparare. C’è la paura che nessuno si accorga di quanto ci costa continuare; c’è l’amarezza di sentirsi necessari e, nello stesso tempo, invisibili. La conosci quando accompagni un genitore all’ennesima visita, quando ascolti tutti e rimandi ancora quello che avresti bisogno di raccontare, quando rispondi «sto bene» perché persino spiegare la tua fatica richiede una forza che stasera non hai. Anche chi tiene insieme tutto ha bisogno di sentirsi tenuto.

«Marta, Marta». Prima di qualsiasi altra parola, Gesù pronuncia il suo nome, due volte. Possiamo immaginare quella voce attraversare la stanza e raggiungerla fra le stoviglie, proprio dove si sente dimenticata. Lei gli ha chiesto di intervenire su sua sorella; lui cerca lei, la donna che sta mettendo tanto amore nell’accoglierlo e che rischia di perdersi l’incontro. Il Vangelo non racconta come reagisca Marta, ma mi piace immaginare che per un istante rimanga ferma, con qualcosa ancora fra le mani, e alzi finalmente gli occhi. Perché essere cercati quando ci sentiamo trascurati può aprire una fessura anche nella stanchezza più ostinata.

Forse quella voce, oggi, può raggiungere anche te, nel punto in cui hai cominciato a credere che, se ti fermi, deluderai qualcuno; che devi renderti indispensabile per essere amato; che ci sarà tempo per respirare quando avrai sistemato tutto. E intanto rimandi te stesso a un domani che trova sempre nuovi impegni da affidarti. Non devi meritarti l’amore fino allo sfinimento.

Maria, seduta ai piedi di Gesù, lascia che la sua parola la raggiunga. Ha le mani libere, e forse è questo che a volte ci spaventa: posare ciò che facciamo e restare lì, senza niente con cui dimostrare il nostro valore. Eppure anche noi abbiamo bisogno di ricevere, di essere ascoltati, di permettere a una presenza buona di entrare proprio dove ci siamo svuotati. La parte migliore comincia anche da questo coraggio: concederti di essere amato mentre qualcosa rimane incompiuto.

Puoi cominciare oggi, con la casa così com’è e quella preoccupazione che continua a tornare. Avvicina una sedia, apri il Vangelo, lascia che una frase trovi spazio fra i tuoi pensieri e, se non sai cosa dire, porta a Gesù la verità più semplice: «Eccomi. Sono stanco. Ho bisogno che qualcuno si prenda cura anche di me». È già preghiera. E puoi restare, senza affrettarti a diventare più forte, senza vergognarti se affiorano le lacrime. Ci sono fatiche che abbiamo trattenuto così a lungo da riuscire a raccontarle soltanto quando ci sentiamo finalmente al sicuro. Ci sono soste in cui il cuore ricomincia a battere anche per noi.

Poi tornerai alle tue occupazioni, ma forse troverai una parola che prima ti mancava: «Aiutami». Forse lascerai qualcosa a domani, accetterai una mano tesa, rimarrai seduto mentre tuo figlio finisce di raccontarti la sua giornata. E quando apparecchierai, ti ricorderai di mettere un bicchiere anche per te, perché la gioia che desideri offrire agli altri ha bisogno anche della tua presenza.

Il caffè si sarà raffreddato ancora. Scaldalo, siediti, bevilo piano. Lascia che quel piccolo calore ti accompagni mentre fai spazio a una certezza: sei amato adesso, dentro questa vita ancora da sistemare, con tutte le cose che oggi non sei riuscito a fare. Hai passato la giornata a fare posto a tutti. Ora siediti: Dio ti ha tenuto il posto. E quel posto ha il tuo nome, anche nei giorni in cui tu hai dimenticato il tuo valore #Santanotte

Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it

 Se ti piace questo blog sostienilo.
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:

Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!


Lasciati raggiungere dai miei (in)soliti commenti sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter: è gratis e potrai cancellarti in ogni momento!

Lasciati raggiungere dai miei (in)soliti commenti sulla tua e-mail

Iscriviti alla newsletter. Riceverai una e-mail ogni volta che verrà aggiunta una nuova riflessione. È gratis e potrai cancellarti in ogni momento.

Continua a leggere