
Alza gli occhi. Tu vedi un Crocifisso. Lui vede te
Alzare lo sguardo è uno dei primi gesti che il dolore ci ruba. Quando qualcosa si spezza, gli occhi tornano sempre nello stesso punto: una ferita, un errore, una parola che continua a far male. L’orizzonte si restringe e la vita finisce per assumere la forma di ciò che ci è accaduto
Il mio (in)solito commento a:
“Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo” (Giovanni 3,13-17)
Gesù conosce bene questa postura dell’anima. Per questo pronuncia una frase destinata a tutti coloro che camminano ripiegati su se stessi: «Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo». Dentro quel “bisogna” pulsa una decisione d’amore: devo raggiungerti, ovunque tu sia finito.
Gesù viene innalzato sulla croce perché possa essere visto anche dal punto più profondo della nostra notte. Quel legno non crea distanza: diventa un segnale acceso nel buio. Dice che Dio è arrivato fin lì, proprio dove pensavamo di essere rimasti soli.
Gesù ricorda a Nicodemo il serpente innalzato da Mosè nel deserto (cfr. Numeri 21,4-9). Chi era stato morso guariva guardandolo. Un’immagine sorprendente: la ferita perde il proprio veleno quando viene esposta allo sguardo di Dio. Noi, invece, spesso rimaniamo a fissarla da soli. La ripensiamo, la interroghiamo, la trasformiamo lentamente nella nostra identità. Arriviamo a dirci: «Sono quello che ha fallito. Sono quella che è stata abbandonata. Sono ciò che mi è accaduto».
Cristo, dalla croce, restituisce un nome nuovo alla nostra vita: amato. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Ha amato un mondo ancora incompiuto, confuso, capace di ferire. Ha amato anche la tua storia mentre cercava faticosamente la propria strada. Tu non devi riordinare tutta la vita prima di avvicinarti a Lui. Puoi presentarti adesso, con il cuore che hai, con la fede che riesci a raccogliere, persino con il tuo silenzio.
Credere significa appoggiare il peso della propria esistenza su questa certezza: sono cercato, sono accolto, sono salvato.
Guardare la croce cambia anche il modo in cui torniamo alla vita quotidiana. Chi si scopre amato può smettere di proteggere ogni ferita come un territorio assediato. Trova il coraggio di chiedere scusa, di lasciare cadere una parola aspra, di concedersi un’altra possibilità. Ecco che la misericordia ricevuta comincia silenziosamente a passare attraverso di noi.
Forse oggi non riuscirai a risolvere ciò che ti tormenta. Puoi però alzare gli occhi. È un movimento minuscolo, eppure contiene già una rinascita. Il male ti vuole curvo, intento a contare tutto ciò che hai perduto. Gesù viene innalzato per restituirti l’orizzonte.
Alza gli occhi. Tu vedi un Crocifisso. Lui vede te. E quando il tuo sguardo stanco incontra quello instancabile di Dio, la notte perde il diritto di chiamarsi destino #Santanotte
Alessandro Ginotta

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