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A Cesare una moneta, a Dio un abbraccio

A Cesare una moneta, a Dio un abbraccio

Ci sono momenti in cui vorresti trovare una parola capace di salvare ciò che ami. Sei davanti a una persona che conta per te, la conversazione si è fatta difficile e senti che potresti ancora scegliere: insistere per avere ragione oppure fermarti, guardarla negli occhi e ricordare perché desideri averla nella tua vita. Allora provi a dire: «Aspetta, ricominciamo. Tu per me sei importante». Il problema è ancora lì, ma adesso potete affrontarlo insieme. L’amore ha questa intelligenza meravigliosa: sa trovare una possibilità dove noi avevamo visto soltanto un ostacolo.

Leggere il Vangelo significa anche lasciarsi sorprendere da questa libertà di Dio, dalla sua capacità di raggiungerci nei nodi della vita e mostrarci un movimento che non avevamo immaginato. A volte gli basta una domanda. Oggi gli basta una moneta.

Il mio (in)solito commento a:
«Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,15-21).

Hanno preparato tutto: il complimento, la domanda, il tranello. Si avvicinano a Gesù chiedendogli se sia lecito pagare il tributo a Cesare, convinti di averlo costretto in un angolo. Qualunque risposta dia, potranno usarla contro di Lui. E Gesù chiede di vedere una moneta.

Mi innamora questa sua libertà. Mentre loro hanno gli occhi fissi sulla trappola, Lui vede ancora lo spazio per una rivelazione. Prende sul serio la domanda, ne smaschera la malizia e, attraverso un oggetto che passa ogni giorno di mano, porta tutti molto più lontano di quanto avrebbero pensato.

«Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Di Cesare, rispondono. «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Proprio quando credevano di aver ridotto tutto a una questione di denaro, Gesù apre una domanda che riguarda la vita intera. Perché sulla moneta è impresso il volto dell’imperatore, ma se torniamo al racconto della creazione scopriamo che l’essere umano porta l’immagine di Dio.

Fermati un istante su questa meraviglia: tu porti la sua immagine.

La porta la persona che ami, della quale conosci a memoria il sorriso. La porta tuo figlio mentre ti racconta qualcosa e cerca nei tuoi occhi la conferma che lo stai ascoltando. La porta anche chi ti mette alla prova, chi ha un’opinione diversa dalla tua, chi incontri di fretta e potresti attraversare con lo sguardo senza vederlo davvero.

Dio ha affidato qualcosa di sé a ogni volto: ecco perché incontrare una persona può diventare un avvenimento sacro.

Gesù restituisce a Cesare la sua moneta e ci invita a riconoscere ciò che appartiene a Dio. Ci sono doveri da compiere, responsabilità da assumere, una convivenza da costruire con onestà. Dentro tutto questo, però, vive una dignità che nessun potere può comprare e nessun giudizio può cancellare.

Quanto cambia la nostra giornata quando ce ne ricordiamo.

Puoi entrare in una discussione cercando una soluzione che rispetti entrambi. Puoi dirigere un lavoro senza dimenticare la fatica di chi lo svolge. Puoi correggere qualcuno avendo cura del suo desiderio di riuscire. Persino un no, quando protegge ciò che è giusto ed è pronunciato con rispetto, può custodire una relazione.

Il Vangelo ci rende capaci di queste invenzioni quotidiane dell’amore. Ci invita a cercare ancora, anche quando la prima risposta che ci viene in mente è troppo dura e la seconda ci sembra impossibile. Una telefonata per chiarire invece di lasciare crescere un sospetto. Una proposta concreta al posto dell’ennesimo rimprovero. Il coraggio di dire: «Questo posso cambiarlo io».

Non ogni difficoltà si scioglierà subito. Anche Gesù, davanti a quella moneta, incontra cuori che possono restare chiusi. Ma la loro ostilità non gli impedisce di offrire una parola vera, una possibilità di comprendere. È una delle cose più belle dell’amore: continua a cercare il bene senza avere la garanzia di essere ricambiato.

E noi possiamo impararlo perché, prima ancora di chiederci di amare, Dio ci ama così. Ci conosce, ci accompagna, torna a raggiungerci attraverso il Vangelo, una presenza fedele, il coraggio inatteso di un piccolo passo. Nel momento più complicato possiamo affidarci a Lui e domandare: «Padre, aiutami a vedere il bene che qui posso ancora compiere».

Oggi prova a portare questa domanda proprio nella situazione che ti sta più a cuore. Poi guarda la persona che hai davanti, lascia che il suo volto venga prima delle parole che vorresti dirle. Ricorda quanto è preziosa. Ricorda quanto lo sei tu. Da questa consapevolezza può nascere una risposta nuova.

Mi commuove pensare che Gesù sia partito da una moneta per riportarci a tanta bellezza. Un piccolo oggetto, freddo e consumato, diventa nelle sue parole il punto da cui ricominciare a guardare l’essere umano con stupore.

Oggi affida a Dio ciò che ancora non sai risolvere, insieme al bene che desideri e alle persone che ami. Riposa nella certezza che il suo amore ti accompagna anche dove tu non sai ancora come procedere. Domani potrai tornare alla vita con occhi più attenti, con una parola più generosa, con il desiderio di scoprire quanto bene può ancora accadere attraverso di te.

Sulla moneta Gesù ti invita a riconoscere Cesare. Sul volto di chi ti vive accanto ti insegna a riconoscere Dio. E quando accarezzi quel volto, l’Amore che ha creato il mondo trova ancora una volta le tue mani #Santanotte

Alessandro Ginotta

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