Meditazioni e preghiere
Una storia d’amore, un catino e piedi sporchi

Una storia d’amore, un catino e piedi sporchi

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Oggi faremo un viaggio nello spazio e nel tempo. Più o meno duemila anni fa… incontreremo un uomo con in mano una brocca d’acqua e lo seguiremo.

Il mio in(solito) commento a:
Li amò sino alla fine (Giovanni 13,1-15)

Oh, se solo sapessimo cosa accadrà all’acqua che sta in quella brocca!

A Gerusalemme tutti sono occupati nei preparativi della grande festa di Pasqua. L’uomo che è andato ad attingere acqua al pozzo, stando ad una leggenda, è il padre dell’evangelista Marco, ed è il proprietario dell’edificio in cui è ubicato il Cenacolo.

Proviamo a socchiudere gli occhi, allontanare ogni pensiero e ad immergerci in questa atmosfera che ci porta proprio al centro di una delle pagine più importanti del Vangelo e proprio dentro all’ampio salone dove, per la prima volta, Gesù celebrò l’Eucarestia:

Lo vedete? Le pareti di pietra sono rivestite fino a metà altezza da stuoie e tappeti. Dal soffitto pendono molte lucerne. Al centro della stanza c’è un focolare che serve per cuocere i pani azzimi e arrostire l’agnello pasquale. Ecco che vediamo la tavola, che privilegio! Che emozione! Attorno ad una bianca tovaglia drappeggiata sono seduti tutti gli apostoli. Al centro c’è Gesù. Splendido, in una veste candida.  Ma ora che fa?! Guardate, Gesù si sta alzando: “Depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto” (vv. 4-5). 

Oh Gesù, lava anche noi che guardiamo! Siamo distanti duemila anni, ma siamo vicini a te. Perché tu abiti ogni luogo ed ogni tempo e sei accanto a noi, anche ora, mentre rimaniamo chiusi nelle nostre case, ad immaginare di starti accanto nel Cenacolo. Lavaci! Non solo i piedi, ma tutto il corpo! Lava via i nostri peccati! Purificaci! Rendici degni di stare con te!

Ecco a che cosa serviva quella brocca d’acqua! Dovete aver pazienza, amici cari, le strade della Gerusalemme di quel tempo non sono asfaltate e c’è molta polvere ovunque. Camminando, con questi rozzi sandali, i nostri piedi si sporcheranno. Per questo i Vangeli ci raccontano, in più punti, il fatto che, prima di mettersi a tavola, venivano portate delle brocche per lavarsi i piedi. La lavanda dei piedi era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre e veniva effettuata con un catino apposito e con un asciugatoio che, alla fine, era divenuto un segnale distintivo di chi serviva a tavola.

Pietro si stupisce, perché Gesù, il cui buon vino ribolle negli otri nuovi, ancora una volta sovverte gli schemi: non è più lo schiavo a lavare i piedi al Maestro, ma è addirittura il Figlio di Dio che si abbassa a servire tutti noi. Non solo, tra gli apostoli, laverà anche i piedi a colui che lo tradirà. Oh, amici cari, ma cosa avrà mai pensato Gesù mentre teneva tra le mani i piedi di Giuda Iscariota? Mentre li lavava nel catino e poi li asciugava? Quali sentimenti battevano nel suo petto? 

Eppure sta lì, inginocchiato, Lui, Dio, ai piedi di tutti. Un Dio che nasce per servire. Un Dio che nasce per amare. E quello che sta facendo in questo momento è “amarci fino alla fine”. E, badate bene, amici cari, che “questo momento” si riferisce contemporaneamente all’istante di duemila anni fa, nel Cenacolo di Gerusalemme, e ad oggi, nelle nostre case. 

E così impariamo la teologia del grembiule, quella che oggi Gesù ci insegna inginocchiandosi davanti a noi, cingendosi i fianchi con un asciugatoio, lavandoci via dai piedi la polvere che abbiamo raccolto lungo questa strada faticosa. E, con essa, lavando via i nostri peccati.

Pulendo i nostri piedi pieni di sabbia, Gesù ci dice che la sua strada è quella del servizio, di chi si china su chi ha bisogno e gli tende la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, così come lui si è chinato a lavare i piedi agli apostoli. Com’è diversa la strada di Gesù da quella degli uomini! Perché Gesù non tiene il mondo ai suoi piedi, ma è Lui stesso a mettersi ai piedi di tutti.

Capiamo così che non sempre i nostri desideri coincidono con quelli di Dio. Ma Dio si è fatto carne per dirci che ci ama proprio qui, nelle nostre fragilità, nelle nostre debolezze. Gesù ci ama, in ogni istante della nostra vita. In ogni momento, anche quando sbagliamo. Anche quando pecchiamo. Egli è qui e ci accoglie nel suo amore. Anche per questo si china su di noi per servirci. E desidera che anche noi ci serviamo l’un l’altro. Per amarci. come Lui ha amato noi.

Purificami, o Signore:
sarò più bianco della neve
.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore:
nel tuo affetto cancella il mio peccato
e lavami da ogni mia colpa,
purificami da ogni mio errore.

Con questa immagine di Gesù che lava i nostri piedi, qui, inginocchiato davanti alle nostre sedie, ai nostri divani ed alle nostre poltrone, vi lascio meditare questa scena, mentre le mani di Gesù accarezzano prima il vostro piede destro, poi il sinistro. Piedi con i quali dovrete camminare. Piedi che vi porteranno a compiere gesti di carità. Piedi che vi condurranno a testimoniare la Parola con il vostro esempio, con il vostro atteggiamento, con i valori che mostrerete nelle vostre vite.

Ed io ho la speranza, amici cari, che i valori che testimonierete domani, con i vostri piedi puliti, saranno migliori di quelli che tutti noi abbiamo testimoniato fino ad oggi. Ora non abbiamo più i piedi sporchi, perché li ha lavati Gesù.

#Santanotte amici. Dio, di immensa bontà, lavi via dalla nostra anima ogni ombra di peccato, mancanza e colpevolezza. Così, più leggeri, sarà più facile anche per noi, chinarci e prendere il grembiule. Dio ci benedica amici cari! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Una storia d'amore, un catino e piedi sporchi
Il dipinto di oggi è: “Cristo lava i piedi agli apostoli”, affresco di Giotto, 1304, Cappella degli Scrovegni, Padova